Carmine Aucella “Il corallo è una misteriosa malattia”

Si definisce “uomo di squadra”. Ha 74 anni “e quando ne avevo 14 ero già in prima linea con papà Giovanni: coralli e cammei sono la mia vita”. Amministratore unico di Aucella Srl, Carmine vive, pensa, sovrintende e sogna nella sede storica dell’azienda, che si trova al centro di Torre del Greco.

In uno dei saloni, spalle alle creazioni artistiche, accarezza, coccola e quasi culla il corallo, come se tra le mani avesse un bambino, un figlio. “È parte di me – dice con gli occhi che gli brillano – qui siamo nella sede dove tutto è iniziato. Questa è casa mia, è la palazzina di famiglia. Insomma è il caso di dire… casa e bottega: sono nato al secondo piano, al primo ci sono gli uffici e al piano terra i laboratori.  Da qui passa e si avvia tutto: è il punto d’incontro con gli artigiani, è lo snodo per selezionare i materiali”.

Oggi Aucella Srl è presente e radicata anche al centro orafo il Tarì di Marcianise ma Carmine resta a Torre del Greco non solo per un legame forte e viscerale con il territorio – che vuol dire anche contatti e relazioni commerciali – ma soprattutto come profondo conoscitore della materia, che seleziona personalmente. “Il corallo è una misteriosa malattia – dice – ne ho avuto sempre grandissimo rispetto ed è un amore di famiglia, che coltiviamo da 4 generazioni. Sono uno dei 7 soci fondatori di Assocoral, che abbiamo costituito nel 1977”.

Carmine Aucella, photo Carlo Falanga

Tradizione ma anche guizzi, innovazione. Carmine Aucella svela a Preziosa Magazine alcuni retroscena: “Nel 1998 abbiamo creato il primo sito internet, che ci costò all’epoca 10 milioni di vecchie lire. Poi ebbi le intuizioni delle schede telefoniche. In che senso? Negli anni Novanta, i telefonini non avevano ancora spopolato e durante Vicenzaoro decisi di fare pubblicità sulle schede telefoniche, sui tagli da 5mila lire. Nacquero… le schede Aucella: per tre edizioni consecutive, durante Vicenzaoro, i punti vendita, le edicole ed i tabaccai vendevano schede da utilizzare nelle cabine telefoniche e su queste schede c’erano i miei contatti telefonici ed il numero dello stand che occupavamo durante la fiera”.

Guizzi, intuizioni ma anche retrovia: Carmine Aucella preferisce il “dietro le quinte”, non ama mettersi in mostra: “Foto e intervista? La prossima volta tra dieci, venti anni – commenta scherzando, ma non troppo – Ho sempre lasciato agli altri il compito di interfacciarsi con l’esterno, l’ho fatto anche quando c’era mio fratello Giovanni. Credo che ciascuno di noi abbia peculiarità. Io sono un uomo di squadra”. Carmine non ha paura, a 74 anni, di caricare sulle proprie spalle le casse di corallo e di conchiglie, oppure di sedersi al banchetto per lavorare corallo e cammei. “Questo è il mio mondo – spiega – e così sono a mio agio.  I flash, invece, un po’ meno”.

La concessione avviene solo perché dietro l’obiettivo fotografico c’è l’amico fraterno Carlo Falanga, lo stesso che ha fatto la foto per le famose schede telefoniche. E viene fuori una foto che racconta, che evoca, che regala corallo e umanità, passione e rigore, autorevolezza e timidezza nello stesso tempo. Carmine Aucella accarezza la sua creatura, la coccola e dice: “Provo tanto imbarazzo ma il corallo mi dà coraggio. Raccontare me stesso è come mettermi a nudo, ma avere tra le mani il corallo è come rivestirsi facendo entrare tutti piano piano nel mio mondo e in una grande storia di famiglia e tradizione. Negli anni, sono passati per la nostra azienda tantissimi artigiani. Abbiamo avuto sempre rispetto non solo per la materia prima ma anche per l’artigianato artistico. Quindi abbiamo avuto nello stesso tempo stima profonda anche per quelle mani da maestro che nel tempo hanno realizzato oggetti speciali.

Oggi, nonostante uno showroom al Tarì, sono fermamente convinto che la lavorazione del corallo e del cammeo debbano restare a Torre del Greco, perché qui ci sono tutta la filiera e l’amore che ha questa città, stretta tra il Vesuvio e il mare”.

www.aucella.com/it

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