Orafi Italiani chi merita il Paradiso, chi il Purgatorio e chi le fiamme dell’Inferno?

Sono tanti gli obiettivi raggiunti nel 2023 dal sistema gioiello Italia, nonostante le criticità del comparto e lo stallo globale, e altrettanti traguardi dobbiamo raggiungere nel 2024, ormai alle porte.
In questo numero troverete due approfondimenti, a mio avviso, molto importanti per fotografare il settore. Il primo parte da una stima dei dati di chiusura 2023 elaborata dalla dottoressa Stefania Trenti e dal suo team di BancaIntesa, il secondo è una nostra ricognizione sul segmento del gioiello moda che negli ultimi anni sta vivendo sostanziali modifiche. Partendo dai numeri dell’istituto di credito e leggendo i commenti dei principali riferimenti del comparto raccolti dal nostro giornalista, emerge quello che sta diventando un liet motive: comparto forte nelle esportazioni, mercato interno critico, difficoltà nel reperimento della manodopera.

Tre assunti che sentiamo ripetere ad ogni evento – non ultimo al Summit del Gioiello, organizzato da Italian Exhibition Group, ad Arezzo il mese scorso – e che in qualche maniera, almeno nella narrazione, appiattiscono gli stimoli e la voglia di cambiamento. In riferimento ai dati sull’export, sarebbero utili non valori aggregati, ma numeri a cascata che diano una fotografia più dettagliata del settore (distretto di provenienza, tipologia di prodotto, caratteristiche delle aziende). Da questo punto di vista, la prima anomalia che andrebbe modificata è la mancanza di rilevamenti dal quarto distretto italiano, quello campano, che per storicità, portata e qualità delle aziende non è da meno degli altri. Questo per avere un identikit chiaro di chi ha una vocazione spiccata per l’export, rispetto a chi opera sul mercato interno, ma soprattutto una mappatura più chiara dei fabbisogni in termini di risorse umane.

Bisognerebbe inoltre capire come è possibile che il nostro Paese, tra i principali produttori di gioielli al mondo e con una rete distributiva capillare, molto spesso in località turistiche, assorba solo una limitatissima percentuale della nostra produzione. La domanda nasce spontanea: i nostri gioiellieri cosa vendono, ed a chi? E soprattutto, e lo diciamo da anni, quanto sono attuali e friendly le nostre gioiellerie? Tra pochi giorni, subito dopo l’Epifania, come ogni anno realizzeremo la nostra survey per avere un’indicazione sull’andamento delle vendite e sicuramente inseriremo quesiti mirati per comprenderlo.

Ora, affrontiamo la questione gioiello moda. Quello che è successo, e soprattutto che sta accadendo, non è certamente sfuggito ai più attenti.
Il settore è quello che più di tutti sta subendo una radicale trasformazione, ravvisabile in tre macro-segmenti: chi è riuscito a difendere la propria identità e a diventare “marchio”, chi ha rinunciato a qualsiasi velleità ed è ritornato ad una produzione unbranding a volte con un ruolo da terzista, chi aveva un prodotto chip ed è stato travolto da una micro concorrenza social difficile da contrastare se si hanno i costi di una azienda. Da cosa si capisce? Innanzitutto dai loro siti o pagine social, spesso fermi da anni o inesistenti, per non parlare dalla loro presenza in fiera. Bisogna dire però che è un fenomeno principalmente nostro, italiano. In altri paesi per questa tipologia di prodotto si sta facendo tanto. Se, come in un gioco, elencassimo i brand che ci hanno accompagnati negli ultimi 15 anni, quanti ancora risulterebbero attivi?

Tutto questo è molto triste.

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