di


Zone industriali di Arezzo, lo stato di salute dei cittadini è in linea con il resto della Regione

Stato di salute dei cittadini nelle aree industriali, terminati sette studi nella provincia di Arezzo che non segnalano differenze significative con i residenti di altre zone. Il lavoro compiuto in due anni e presentato in questi giorni è stato validato con un giudizio positivo dall’Istituto Superiore di Sanità: un gruppo di esperti in rappresentanza di soggetti diversi fra loro hanno eseguito ed elaborato i dati raccolti, grazie anche alla collaborazione diretta dei cittadini, dei medici di medicina generale e delle aziende.

artigianato-9

 

Un lavoro capillare e di grande sostanza eseguito dal Dipartimento Prevenzione della Asl8 di Arezzo, dall’Agenzia Regionale Sanità, dall’Ispo (Istituto Studio Prevenzione Oncologica), dal Laboratorio Sanità Pubblica della Asl 7 di Siena, dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, e dal Dipartimento scienze ambientali dell’Università di Siena.

Dal confronto con altre aree regionali non industrializzate lo studio evidenzia alcune criticità ma non emergono correlazioni significative con le malattie della popolazione. Le leucemie, presenti ad intervalli temporali non sempre correlati alla presenza degli insediamenti produttivi, sono in tendenziale diminuzione. Controllo a tappeto sui lavoratori della Chimet e delle altre aziende che operano nella affinazione: i dati, alcuni ancora in fase di monitoraggio, non registrano differenze.

Nelle prossime settimane saranno diffusi i dati comprensivi dei dettagli, ma per ora si può affermare che i cittadini di Civitella, Quarata, San Zeno (dove sono concentrare moltissime aziende orafe) e Arezzo hanno un profilo di salute sostanzialmente in linea con quello dell’intera Regione Toscana.

Lo studio ha preso origine da elementi di preoccupazione riconducibili ad un possibile inquinamento ambientale originato dalle attività industriali: l’obiettivo dell’indagine era verificare l’esposizione a metalli pesanti, caratteristici delle lavorazioni orafe ed incenerimento rifiuti, dei residenti delle 3 frazioni del Comune di Civitella più prossime all’impianto e la distribuzione delle leucemie ed altre patologie neoplastiche nello stesso territorio, correlabili al modello diffusionale di ricaduta degli inquinanti.

Alle indagini sulla popolazione è stato affiancato uno studio di esposizione dei lavoratori del comparto dell’affinazione metalli riferito a 7 aziende. E’ stata osservata una “correlazione positiva” tra i livelli di argento e mercurio accumulati negli organismi e la distanza dal complesso industriale Chimet; l’esposizione a questi stessi metalli risulta significativa, ma non correlabile con i valori di diffusione degli inquinanti, ricostruiti con le mappe diffusionali disponibili.

Il Cadmio, considerato metallo tracciante per l’industria orafa, per il monitoraggio biologico umano ha mostrato livelli più elevati a Civitella rispetto ai gruppi di controllo, anche se anche in questo caso non si trova rispondenza con i valori di diffusione degli inquinanti. Non risultano alterazioni genetiche negli organismi animali né rapporti tra i casi di leucemia e altre patologie neoplastiche con i livelli di esposizione agli inquinanti.

Anche i lavoratori sembrano ‘al sicuro’: non sono stati rilevati valori elevati né differenze significative tra la Chimet e le altre ditte del comparto; si rileva la presenza di alcuni metalli  (arsenico, berillio, cadmio) per i quali, come per le altre sostanze chimiche, si rende necessario proseguire il monitoraggio periodico da parte delle aziende con la collaborazione dei medici competenti.

Soddisfazione ha espresso l’Istituto Superiore di Sanità per la metodologia epidemiologica utilizzata, per il disegno dello studio e l’analisi dei dati. In particolare “le fasi di definizione dei campioni, acquisizione delle informazioni, elaborazione dei dati e interpretazione dei risultati – si legge in una nota dell’I.S.S. – appaiono valide e non affette da errori sistematici. I metodi analitici sono stati sottoposti a controlli di qualità interni e esterni. In conclusione la campagna di biomonitoraggio è stata condotta con coerenza e qualità adeguate agli obiettivi prefissati”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *