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#VOICE a Vicenza si alza il sipario sulla prima fiera post lockdown

Lorenzo Cagnoni: «Noi non abbiamo mai smesso di cercare nuove vie e immaginare il futuro. Riapriamo il panorama fieristico internazionale del gioiello in presenza, dopo mesi in cui tutti gli eventi sono stati posposti o cancellati»


Pronti, partenza…Voice!
C’è un misto di emozione, orgoglio e forse anche un po’ di incredulità all’apertura della prima fiera orafa post lockdown, Voice appunto, che per questo settembre prende il posto di VicenzaOro, con un format più ridotto: oltre 370 aziende con padiglioni allestiti da Ieg in un contesto molto piacevole ed elegante. E pazienza le mascherine, i gel igienizzanti e le misure di sicurezza, che comunque non diminuiscono la gioia di esserci.


«Ci siamo»
sono forse le due parole pronunciate ieri mattina, tra gli stand ma anche sul palco dell’inaugurazione, dove ad aprire l’evento sono stati il padrone di casa, Lorenzo Cagnoni; il sindaco Francesco Rucco; la vicepresidente della Provincia Maria Cristina Franco; l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan; Ivana Ciabatti, presidente di Federorafi e Carlo Maria Ferro, presidente di Ice Agenzia.

Assente – e per questo criticato – il Governo, a partire dal ministro degli Esteri Luigi di Maio, vero “convitato di pietra”, che sarà a Voice lunedì.

Lorenzo Cagnoni: «Diamo il via quindi ad una nuova stagione, che afferma l’importanza delle fiere come strumenti strategici per le aziende con un nuovo standard, abbracciando le nuove opportunità di una crisi nuova e crudele»

Lorenzo Cagnoni

VIA! «Con questo nuovo format – sottolinea Cagnoni – riapriamo il panorama fieristico internazionale del gioiello in presenza, dopo mesi in cui tutti gli eventi sono stati posposti o cancellati. Noi non abbiamo mai smesso di cercare nuove vie e immaginare il futuro e con il nostro protocollo di sicurezza abbiamo contribuito a quello internazionale delle fiere. Diamo il via quindi ad una nuova stagione, che afferma l’importanza delle fiere come strumenti strategici per le aziende con un nuovo standard, abbracciando le nuove opportunità di una crisi nuova e crudele».

E di questo risultato non può che essere felice il sindaco Rucco. «In questi mesi ci siamo spesso incontrati con i soci. Non è stato un periodo facile e per quanto ci fosse la speranza di aprire la fiera, dovevamo aspettare le regole governative. Oggi sono orgoglioso ed emozionato d’inaugurare un momento storico in forma ridotta ma non in tono minore».

CATEGORIE.

Sul versante “tecnico”, è toccato a Ciabatti passare all’attacco presentando le 14 richieste al Governo messe nero su bianco dalle associazioni di categoria di Cna, Confartigianato, Confimi Industria, Confindustria Federorafi, Federpreziosi Confcommercio e Assocoral. «Il nostro settore era partito benissimo nel 2020, con un +13% nei primi due mesi, poi è arrivato il Covid e abbiamo avuto un tracollo tra il -40 e il -50% delle esportazioni. Dopo sette mesi siamo qui a dire che ci siamo più forti di prima. Ringraziamo il Governo per aver dato ossigeno alle aziende, ma adesso servono cose più concrete. C’è bisogno di riprendere i contatti fisici coi clienti e chiediamo di aprire corridoi sanitari con Cina e Usa, per consentire agli imprenditori di andare alle fiere o ad eventi ad esempio nelle nostre ambasciate. E poi di sottoscrivere accordi bilaterali come quelli che la Cina ha fatto con Singapore o la Germania, per ridurre la quarantena. E ancora di ratificare la convenzione di Vienna sui metalli preziosi, processo che dopo due anni è in parlamento e che ci porterebbe benefici in 18 paesi che rappresentano il 30% del mercato».

Ivana Ciabatti: «Dopo sette mesi siamo qui a dire che ci siamo più forti di prima. Ringraziamo il Governo per aver dato ossigeno alle aziende, ma adesso servono cose più concrete. C’è bisogno di riprendere i contatti fisici coi clienti e chiediamo di aprire corridoi sanitari con Cina e Usa»

Ivana Ciabatti

E poi ancora attivazione di help desk per i contenziosi delle aziende con i paesi esteri; potenziamento degli accordi commerciali, non solo con USA e Giappone ed eliminazione dei blocchi doganali sul Corallo Rosso del Mediterraneo; la presenza di operatori italiani nei paesi strategici per l’export; supporto alle Pmi nell’accesso ai programmi di e-commerce; avvio di una campagna di comunicazione trasversale del “brand Italia”; estensione del regime di reverse charge alla filiera di produzione e commercializzazione del gioiello; abbreviazione dei tempi del “fermo amministrativo o cautelare” nelle operazioni tra operatori del settore; interventi sulla formazione; lavorare per l’estensione ed armonizzazione delle misure di tracciabilità a tutti i paesi europei e sostenere la candidatura del nostro Paese per l’emissione delle certificazioni “Kimberley Process” per la regolamentazione europea in tema di distinzione tra diamanti naturali e artificiali.

Dal canto suo, Ferro ha portato le azioni intraprese dall’Ice. “Abbiamo lavorato molto con il sistema delle fiere per tenere in piedi il calendario degli eventi autunnali con i nuovi strumenti di supporto messi a disposizione dal sistema Paese – afferma -. Strumenti che, nell’attuazione del Patto per l’Export, vogliono combinare reazione e visione per accelerare la ripresa e accompagnare la transizione verso nuovi modelli di consumo e di competizione basati sul paradigma ‘innovazione, sostenibilità e digitale’. Per il comparto della gioielleria la rapidità di questa reazione è ancor più importante se si considera il contributo dal settore all’export di 7 miliardi di euro, ma anche la flessione tendenziale del -43,7% fra gennaio e aprile. Per questo, come ICE, abbiamo ridefinito i programmi delle nostre iniziative in direzione dell’e-commerce, della formazione di digital export manager, della digitalizzazione delle fiere e di una grande campagna di Nation branding».


FUTURO.

Ma Cagnoni guarda già avanti, in un contesto che vede Ieg protagonista, prima a ripartire con le fiere, a fronte invece della scomparsa di un grande competitor come Basilea. «Lì gli elementi sono stati tanti, non senza responsabilità interne. Sono riusciti a compiere un miracolo in negativo. Una fiera straordinaria come quella è andata a morire senza lasciare tracce. Noi abbiamo avuto un gennaio ottimo, poi è arrivato il Covid. Il problema ora è immaginare l’evoluzione –speriamo positiva – della ripresa a medio termine. Per rifare i risultati del 2019, che erano stati eccellenti per noi, occorreranno almeno tre anni, fino al 2022 e se fosse così ci metteremmo la firma. La nostra semestrale, infatti, è stata migliore rispetto ad altre, grazie a un gennaio/febbraio dinamico, ma probabilmente chiuderemo l’anno in perdita». Cosa che andrà quindi a impattare sugli investimenti e con il processo d’integrazione con Bologna: «che andrà avanti pur con modifiche e rallentamenti». E manda un messaggio chiarissimo al Governo. «I fondi per le fiere non devono essere distribuiti a tutti a pioggia, cosa che sarebbe vergognosa, ma premiare chi ha lavorato con coraggio. Anche se temo che non mi ascolteranno».

 

 

 

 


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