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Vintage, pre-owned & Co: il nuovo (vecchio) lusso

Un business da oltre 20 miliardi di dollari destinati a diventare 36 nel 2021, ovvero ben il 9% del mercato del lusso. Questi i numeri dell’industria del reselling secondo lo studio condotto da Bcg-Altagamma per Vestiaire Collective, che mette sotto i riflettori il second-hand di fascia alta.

Un fenomeno con previsioni di crescita a doppia cifra principalmente guidato dalle nuove generazioni di consumatori. Ad acquistare usato sono rispettivamente il 54% della Generazione Z e il 48% dei Millennials, seguiti dal 38% della Generazione X e dal 35% dei Baby Boomer. Tra i fattori alla base dello sviluppo esponenziale di questo business model troviamo un cambiamento nelle preferenze d’acquisto. Stando ai dati raccolti da BCG-Altagamma, oggi i consumatori – specialmente i più giovani – tendono a preoccuparsi di più della sostenibilità e del consumo responsabile, rispetto alle generazioni precedenti. Un aspetto evidenziato anche da Francesca Di Pasquantonio, Head of Global Luxury Research di Deutsche Bank.

Francesca Di Pasquantonio

«I comportamenti d’acquisto si stanno modificando. Se la notorietà e il prestigio del brand restano criteri di scelta fondamentali, le considerazioni sulla sostenibilità stanno assumendo un ruolo di rilievo, diventando un pilastro del brand equity», ha spiegato nel corso del 24° Fashion Summit recentemente organizzato da Pambianco in partnership con Deutsche Bank. Un sondaggio globale condotto sui consumatori del lusso di Cina, Stati Uniti, Giappone, Francia e Italia, rileva che il cambiamento è in atto, pur essendoci ancora una certa indifferenza sul tema.

A guidarlo sono proprio Generazione Z e Millennial, per i quali l’attenzione all’impatto ambientale rappresenta un aspetto sempre più importante. In tal senso l’economia circolare sembra per ora una delle risposte più concrete al tema della sostenibilità. «Stanno emergendo modelli di business come il noleggio o l’acquisto di prodotti usati in grado di soddisfare quindi la necessità di novità e il passaggio a una maggiore sostenibilità». Basti pensare che il 68% della Generazione Z e dei Millennial ha acquistato un prodotto di lusso di seconda mano e il 50% ha noleggiato prodotti negli ultimi 12 mesi. «Gli operatori del lusso in questo campo hanno diverse strategie che vanno dall’alleanza con alcune piattaforme specializzate all’acquisto di piattaforme già esistenti». È il caso di Richemont, gruppo del lusso svizzero che in portafoglio ha importanti marchi di alta orologeria come Cartier, Baume et Mercier, Jaeger-Le Coultre, che nel 2018 ha rilevato Watchfinder, piattaforma che vende online orologi usati. Tra gli acquisti second-hand più frequenti, difatti, ci sono proprio questi ultimi, insieme a borse e gioielli.

Per i preziosi però sarebbe meglio parlare di pre-owned, ovvero “pre-posseduto”.

Eleonora Rizzuto

«Siamo abituati a legare il concetto di second-hand a quello di vendita a prezzo ribassato», specifica Eleonora Rizzuto, Consigliere del Club degli Orafi Italia con delega sulla sostenibilità. «Questo può essere valido per l’abbigliamento, il mobilio e tutto ciò che può essere deprezzato abbastanza facilmente. Nel comparto della gioielleria è molto difficile che questo si verifichi, perché un gioiello cela artigianalità e un’elaborazione particolare. Parliamo piuttosto di passaggio di proprietà, ossia di passaggio di mano da un soggetto a un altro».

Gabriele Aprea

«La sostenibilità dei gioielli passa per l’intera filiera e riguarda in primis le materie prime.  – come ci spiega Gabriele Aprea il presidente del Club degli Orafi Italia  – Oggi la maggior parte dell’oro presente in circolazione proviene da modelli sostenibili sia dal punto di vista etico, sia a livello di impatto ambientale. Sul fronte delle pietre le associazioni a livello mondiale sono molto attive per cercare di realizzare protocolli d’intesa e promuovere comportamenti virtuosi. Lavorando in maniera sostenibile, ci si guadagna tutti».

In questo contesto si inserisce il cosiddetto “secondo polso”. «Acquistare un orologio prodotto, ad esempio, negli anni ‘80 vuol dire scegliere un pezzo esclusivo»,ci spiega Elvio Piva, titolare di Tempus (Padova), tra i protagonisti di VO Vintage, appuntamento dedicato all’orologeria e alla gioielleria vintage di pregio che si terrà in concomitanza con la prossima edizione di Vicenzaoro.

Elvio Piva

«Un segnatempo di questo tipo è uno status symbol, denota un certo lifestyle. Ma rappresenta anche un investimento. Un orologio Rolex, Patek Philippe oppure Audemars Piguet può mantenere o aumentare il suo valore nel corso degli anni. Per questo è importante affidarsi sempre a degli specialisti. Solo un professionista è in grado di offrire le giuste garanzie».

A proposito di investimenti, un discorso a parte merita la gioielleria d’epoca. «Si tratta di un mercato che segue l’andamento dell’economia mondiale e si sposta con essa», racconta Barbara Bassi, esperta in gioielleria d’epoca e numismatica che a VO Vintage sarà presente con una selezione di preziosi d’epoca firmati.

Barbara Bassi

«Tra gli attori di tale scena ci sono privati, ma soprattutto esperti del settore e le case d’asta più prestigiose al mondo (come Sotheby’s e Christie’s) mentre i suoi protagonisti sono i pezzi più iconici del mondo della gioielleria, spesso legati a doppio filo a style icon e muse del passato che ne hanno decretato la notorietà. Frequentemente questi gioielli vengono riacquistati dalle maison d’appartenenza, come Cartier o Tiffany, sia per motivi di capitalizzazione sia per la loro valenza di oggetti-simbolo».

«Alla base di questo mercato ci sono cultura e storia. Chi acquista un gioiello d’epoca cerca qualcosa di unico e non replicabile, alla stregua di un’opera d’arte.» aggiunge Valentina Fraleoni, altra autorevole presenza del format espositivo vicentino e titolare di Vecchi Gioielli (Roma). «E ovviamente c’è il gusto, che resta insindacabile».

 

Gli indirizzi
(virtuali e non)

1stdibs
Nato nel 2001 con una manciata di resellers, scovati personalmente dal fondatore Micheal Bruno nel leggendario Marché Aux Puces di Parigi, è oggi uno dei marketplace di riferimento a livello globale per quanto riguarda la gioielleria d’epoca ma anche l’arte e il design. Una piazza virtuale che mette in contatto i migliori negozi con i più sofisticati collezionisti, designer e curatori del mondo.1stdibs.com

Jewmia
Rispondere alle esigenze di un nuovo modo di “consumare” i preziosi e al contempo far produrre reddito a oggetti altrimenti chiusi e sepolti nelle casseforti degli operatori di settore. Questa la scommessa del gioielliere siciliano Marco Matranga, ideatore di Jewmia, il primo portale “Made in Italy” di noleggio online di gioielli attivo in tutta Europa.shop.jewmia.com

Vestiaire Collective
Il marketplace di riferimento per la compravendita online di articoli di lusso autenticati. Alla base del suo successo ci sono una community internazionale di 8 milioni di appassionati e un rigoroso controllo della qualità. Il 100% degli articoli venduti è infatti controllato fisicamente da un team di professionisti. Da pochi mesi ha inaugurato il suo primo store grazie a una collaborazione con Selfridges. Lo spazio si trova al terzo piano del punto vendita londinese in Oxford Street.it.vestiairecollective.com

VO Vintage
Nuovo marketplace per orologi e gioielli vintage di pregio. Unico in Europa, si svolge in concomitanza con Vicenzaoro, la manifestazione internazionale leader per il settore orafo e gioielliero. Un evento dove operatori del settore e appassionati collezionisti possono trovare pezzi unici e di valore, incontrare clienti e fornitori e condurre trattative di business.www.vicenzaoro.com/it/vicenzaoro-vintage

 

 


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