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Vicenzaoro Spring, la storia del corallo di Sciacca in un libro

Giuseppe Rajola ricostruisce le origini della varietà di rubrum il cui colore è variato per le alte temperature dell’area vulcanica in cui è stato trovato

Vicenza – “Una storia ricerca che diventa storia”. Così Giuseppe Rajola ha descritto la creazione del suo libro “Mistero Sciacca”, presentato questa mattina nell’area Trend Vision a Vicenzaoro Spring. Insieme a Mauro Ascione, vicepresidente dell’Assocoral (l’associazione che riunisce i produttori di corallo cammei e materie affini), e la gemmologa Margherita Superchi che ha collaborato alla sezione tecnica del libro.

Rajola, dell’omonima azienda di Torre del Greco attiva fin dal 1926, ha raccontato la storia dei ritrovamenti avvenuti nella seconda metà del 1800 nelle acque di fronte alla località siciliana di Sciacca. Lì infatti furono trovati tre diversi banchi di corallo nel giro di pochi anni che però mostrava una conformazione differente rispetto alle altre forme conosciute, oltre che un colore più tendente verso l’arancio. All’epoca un esperto del ministero, il professor Canestrini, fu inviato in Sicilia a studiare il fenomeno ma da allora non ci sono stati ulteriori sviluppi. Fino a quando, ha raccontato Rajola, insieme a Margherita Superchi non gli è venuta l’idea di capirne di più. Così è nata la ricerca che ha portato al libro: una storia lunga oltre 100 anni che ha permesso di capire che i coralli ritrovati nelle acque tra Sicilia e Africa erano morti, cioè privi della parte “viva” chiamata sarcosoma.

 

“E’ stato calcolato – racconta Rajola, che è stato anche uno dei fondatori di Assocoral – che sono approdati in quelle acque per raccogliere questi rami di corallo arancione oltre 17mila pescatori con 1700 barche. In quindici anni, secondo i dati dell’epoca, sono stati pescati 14 milioni di chili di corallo”. L’ipotesi iniziale di Rajola era che la presenza in quei fondali di numerosi vulcani potesse avere a che fare con la natura di questo corallo. Fu in quel momento che la Superchi propose di analizzare la natura di questi ritrovamenti. Attraverso analisi prima del Cedad di Lecce (centro specializzato in datazione al radiocarbonio) e poi del Cisgem, è emerso che quei pezzi risalivano a periodi anche molto antichi, fino a 9000 anni fa. Il corallo depositato sul fondo era stato soggetto a uno shock termico in un’area altamente vulcanica. La differenza è a livello di composizione chimica: man mano che si va indietro nel tempo, infatti, aumentano le quantità di ferro, manganese, rame e uranio, elementi tipici delle effusioni vulcaniche.

“Su indagini effettuate sul corallium rubrum spagnolo – spiega la Superchi – è stato inoltre osservato che quando il corallo viene esposto alla temperatura di 180 gradi (a 80-100 gradi non sono state riscontrate variazioni) diventa di una tinta pressoché uguale a quello di Sciaccia, cioè tendente all’arancio”.

“Nessuno come gli artigiani del corallo ha prodotto nel settore una tale mole di conoscenza – dice Mauro Ascione – e proprio conoscenza, manualità e creatività ci permetteranno, anche in questo momento difficile, di riconfermarci leader. La cultura non si può copiare, né si può copiare il territorio, perciò quando avremo creato un prodotto radicato sul territorio riusciremo a vincere anche questa battaglia del futuro. Il libro di Giuseppe Rajola ne è una parte fondamentale”.


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