di


Vicenzaoro Fall, adesso la creatività è 5.0

Il tema della rassegna inaugurata ieri è ispirato all’evoluzione di idee e processi. Parola d’ordine: innovare tutelando la tradizione

VICENZA – Si è respirata un’aria di dinanismo all’inaugurazione di Vicenzaoro Fall 2012 ieri in Sala Palladio. L’apertura ufficiale della rassegna di settembre è stata progettata con il concept di uno spettacolo. Si avvertiva la “mano” del curatore, il regista Gabriele Vacis, che tra il palco e la sala ha fatto rimbalzare la parola tra Roberto Ditri, presidente di Fiera di Vicenza, Ruggero Frezza, Amministratore delegato di M31, Francesco Inguscio, fondatore di Nuvolab, Licia Mattioli, Amministratore Delegato dell’Antica Ditta Marchisio, Francesco Morace, Sociologo e Stephan Siegel, fondatore della piattaforma Not Just a Label.

Per chi ha seguito le ultime edizioni del panorama fieristico nazionale, la novità sta nel fatto che la parola “crisi” è quasi sparita. Non perché non se ne avvertano più gli effetti, probabilmente, ma – almeno secondo il “disegno” dell’inaugurazione di ieri – perché questo è il momento di capire come far ripartire il comparto e, più in generale, il paese. Si è discusso di creatività, di passato (la tradizione) e di futuro (i giovani e le loro potenzialità): di legami tra le generazioni e idee imprenditoriali innovative e di successo.

Con interventi alternati a filmati, il dibattito si è acceso subito: Vacis ha deciso di cominciare con un video su Olivetti, la storica azienda piemontese fondata nel 1908 che ha saputo fare cultura della produzione, oltre che prodotto. E nella scelta tra grande impresa e piccola realtà, Roberto Ditri risponde senza esitazione: “L’idea, per le prime, è quella di una attività organizzata per business unit – ha detto – mentre per le piccole aziende è indispensabile operare insieme. È il risultato di successo che abbiamo sperimentato in modo diretto con il Vicenzaoro Italian Club”. Quello che emerge dai tanti e variegati interventi è che il 2.0, che ha superato l’1.0 del “saper fare”, è già fuori tempo massimo e che il futuro è il 5.0, l’internazionalizzazione. Il nuovo consumatore e il nuovo mercato hanno bisogno che le aziende seguano la loro evoluzione.

A un certo punto della sua vita Ruggero Frezza, professore all’Università di Padova, ha deciso di rimettersi in gioco e ha dato vita alla M31, gruppo che supporta la creazione e la rapida crescita di nuove aziende innovative nel campo delle Information and Communication Technologies. L’idea gli è venuta insegnando a studenti dalle grandi capacità: mancava un modo per trasformarli in imprenditori. Oggi la M31 ha anche una sede a Santa Clara, in California, e ha al proprio interno 6 imprese che danno lavoro a oltre 100 ragazzi. “L’idea era di creare lavoro, non di cercarlo”, ha detto Frezza.

“Prendendo in prestito un motto americano, l’un per cento è l’idea e il 99 per cento è la sua esecuzione – ha spiegato Francesco Inguscio, fondatore di Nuvolab, azienda specializzata in collaborative marketing -: alle nuove imprese servono team, prodotto e mercato testato. Occorre fare cultura dello startup e cultura di investimenti sullo startup”. Gioielli e accessori costituiscono il 44 per cento del fatturato di Not Just a Label, piattaforma del mondo della moda che riunisce oggi circa 10mila designer con una struttura di ecommerce. “Anziché comprare 5 magliette di bassa qualità è meglio comprarne una soltanto, ma che duri più a lungo e che ci identifichi in modo unico – ha detto Stefan Siegel – il lusso non è più definito dal prezzo, ma diventa desiderio di sentirsi unici”. Unicità che richiama il concetto di artigianato, quindi di passato e tradizione, e il cerchio si chiude. “È indicativo che a parlare di questo sia un giovane – commenta Ditri – e chissà che questa generazione non sia più in gamba di noi”.

“Come diceva il matematico Poincaré, Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove – ricorda Licia Mattioli, che con suo padre Luciano ha rilevato nel 1995 l’Antica Ditta Marchisio di Torino – ed è quello che abbiamo cercato di fare con l’azienda. Abbiamo portato avanti scelte in controtendenza, come quella di verticalizzare tutto e fare tutto internamente, abbiamo applicato la metodologia delle 5s ai maestri orafi e il risultato è che esportiamo il 90 per cento della produzione. Però mancano figure specializzate, è necessario potenziare la formazione di settore”. A questo excursus sulla creatività si aggiunge il valore della sostenibilià: a parlare è il sociologo Francesco Morace, che racconta: “Sostenibilità sì, ma mai senza estetica: è il nostro marchio. Se il rapporto tra idea ed esecuzione fosse 50 e 50, sarebbe già un’ottima cosa. Il tema, comunque, non è la dimensione di un’azienda, ma essere chiusi o aperti. Non c’è una generazione migliore dell’altra, ma i giovani hanno certamente bisogno di maestri. Per vincere la sfida ci vogliono i nonni e i nipoti”.

Al termine del Talk inaugurale la platea si è spostata alla Trend Vision Gallery, che in questa edizione si è spostata nel corridoio centrale del padiglione F: il presidente Ditri ha brindato all’inizio di Vicenzaoro Fall. In serata, per celebrare il tema della rassegna il padiglione L ha accolto il Creativity Party. Cocktail, buffet e momenti di intrattenimento, dalla pittura sul vetro dal vivo a ballerine e giocolieri internazionali.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *