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Vicenzaoro al via, con Ice Agenzia in arrivo 150 operatori esteri

In concomitanza con la fiera anche le “missioni di acquisto” organizzate dall’Agenzia in collaborazione con Federorafi: programmati oltre 300 incontri

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Inaugurazione, questa mattina, per il primo appuntamento orafo dell’anno: al via VicenzaOro January, rassegna organizzata da IEG Italian Exhibition Group (la nuova società nata a novembre dall’integrazione di Fiera Rimini e Fiera di Vicenza) e quest’anno ispirata al tema “The Responsible Gold”. La manifestazione, che ospita oltre 1500 brand, vede anche quest’anno una collaborazione con l’Agenzia Ice, che, nell’ambito del progetto “Potenziamento Grandi Eventi Fieristici italiani”, ha organizzato una missione di oltre 150 operatori e giornalisti esteri provenienti da 27 Paesi di interesse per le aziende italiane partecipanti: USA, Giappone, Messico, Panama, Kazakistan, Azerbaijan, Indonesia, Argentina, Sudafrica, Ghana, Nigeria, Malesia, Singapore, Brasile, Canada, Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Polonia, Romania, Turchia, Portogallo, Finlandia, Ucraina.

L’obiettivo, come per le precedenti edizioni, è la promozione della produzione orafa Made in Italy. Nello specifico, si organizza la partecipazione di delegazioni di buyer esteri di livello provenienti dai principali mercati di riferimento, selezionati dagli Uffici ICE all’estero prevalentemente tra dettaglianti, grossisti, import/export, grandi magazzini, catene di negozi. L’intervento promozionale fa parte di un progetto più ampio di sostegno, prima a Fiera Vicenza e ora a Italian Exhibition Group, avviato nel 2015 in occasione di VicenzaOro settembre e proseguito nelle edizioni successive.

Tra i mercati di nuovo rilievo per il settore sono stati coinvolti in particolare quelli del continente africano, e nuove figure di buyer, diverse dai responsabili degli acquisti, in grado di orientare/influenzare la politica e la strategia degli operatori della distribuzione da un lato, la comunicazione e la rappresentatività dall’altro.

I profili dei buyer selezionati da ICE sono stati scelti bilanciandone i numeri in particolare tra le communities  omogenee di espositori per valori di riferimenti, tipologia di produzione e percorsi di acquisto che Vicenzaoro ha lanciato due anni fa: in particolare, ICON (global brand, alta gioielleria con impiego di materiali e pietre di grande valore; offerta adatta a prestigiose boutiques, mall e store di livello); CREATION (produzione creativa unbranded in oro, argento e gemme, orientamento alla collaborazione con partner versatili e al private label; offerta adatta a negozi tradizionali, catene e grossisti); LOOK (produzione di design, glamour, realizzata con mix di preziosi e materiali innovativi; offerta adatta a mall, department store e concept store).

La delegazione è accompagnata da nove analisti di mercato della rete estera ICE di Houston, Almaty, Baku, Buenos Aires, Singapore, Londra, Bruxelles, Bucarest e Istanbul che, insieme al personale di ICE Roma, svolgono una funzione di coordinamento e assistenza a beneficio degli operatori e delle aziende italiane espositrici.

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L’intervento di Ice Agenzia a favore del settore orafo si arricchisce anche di una serie di “missioni di acquisto”, al via oggi a Vicenza, organizzate in collaborazione con Federorafi, per incrementare le vendite dell’oreficeria e gioielleria made in Italy. Programmata in tal senso una fitta agenda con oltre 300 incontri che si svolgeranno in concomitanza con la Fiera, dal 20 al 25 gennaio. L’iniziativa, parte del Piano Speciale USA coordinato dal ministero allo Sviluppo economico, permetterà alle oltre 150 imprese italiane selezionate dai retailer americani, di partecipare a incontri B2B con i più importanti gruppi della GDO e Independent Retailers americani: The Shopping Channel, Ben Bridge Jewelers, Fred Meyer Jewelers, Amazon Jewelry, Macy’s, Helzberg, Piercing Pagoda, Zale Outlet e Luxury Brand Holdings/Ross Simons.

Gli accordi con i partner americani, Dept Stores e negozi indipendenti con requisiti minimi di fatturato e numero di punti vendita, sono stati pensati non solamente per la ricerca di una piattaforma vendite più vicina possibile al cliente finale ma anche per stabilire dei requisiti minimi come acquisti netti dichiarati, incrementi degli acquisti sullo storico, percentuali di nuovi fornitori e nuove linee di prodotto per la prima volta in US tanto nelle grandi città quanto nella provincia. Escluso l’acquisto in contovendita e gli ordini dovranno seguire delle regole minime per garantire la migliore e più ampia opportunità alle aziende italiane. Inoltre sono previsti dagli accordi, dei momenti di promozione in-store (e/o tv e/o web).

Il mercato americano della gioielleria è stato uno dei più colpiti dalla crisi finanziaria del 2007 ed ha rischiato quasi l’estinzione – nel 2010 – con poco più di 90 milioni di dollari di vendite (contro una media di 700 milioni degli anni precedenti). Segnali di ripresa si sono avuti nel 2012, poi nel 2013 attestandosi di nuovo a 700 milioni di dollari, per arrivare nel 2014 a circa 1 miliardo, e consolidarsi nel 2015 e 2016. È proprio dallo scorso anno che, con il dollaro ai massimi e l’oro ai minimi, e con la ricerca da parte americana di prodotti di qualità con una convenienza nominale di prezzo, la situazione congiunturale sembra aver assunto connotati di più lungo periodo. L’import totale USA 2015 ha raggiunto un valore pari a 55,6 miliardi, di cui la quota italiana rappresenta, con 1.402 miliardi, il 2,3% del mercato e la 12esima posizione.

“Nel corso del 2016 – si legge nella nota Ice –, complice il rallentamento delle vendite dei dept stores (che rappresentano il 30% del mercato come canale di vendita) si è registrato un calo del 16% per un valore di 1,177 miliardi di dollari, valore destinato a migliorare con i dati finali di dicembre 2016 in quanto i valori risentono dell’andamento anticiclico delle vendite del settore, per cui va calcolato l’incremento più che proporzionale della seconda metà dell’anno”.


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