di


Vicenza: Museo del Gioiello, presentato il nuovo allestimento

310 pezzi in nove sale tematiche sono i protagonisti del terzo allestimento biennale in esposizione fino a dicembre 2020

La corona di Maria di Serbia creata da Bolin, gioielliere della corte imperiale russa e il bracciale da avambraccio in conchiglia indossato dai guerrieri delle Isole Salomone. Il bangle di Cartier regalato da Richard Burton a Liz Taylor e l’anello con cui il Kaiser Franz Joseph omaggiava gli allievi meritevoli, ma anch bijou di scena francesi del XVIII secolo, le perle in vetro soffiato delle veneziane Marina e Susanna Sent, i gioielli-scultura o curativi della sala futuro.

Il Museo del Gioiello di Vicenza ha presentato giovedì il terzo allestimento biennale che sarà visitabile fino a dicembre 2020 e che, come da tradizione, riunisce i 310 pezzi in nove sale tematiche, allestite da altrettanti curatori internazionali.

Alba Cappellieri, Matteo Tosetto e Marco Carniello

 

A fare gli onori di casa la direttrice del museo Alba Cappellieri, docente di Design del gioiello al Politecnico di Milano; Marco Carniello, direttore della divisione Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group, che gestisce il museo in collaborazione con il Comune di Vicenza e il vicesindaco Matteo Tosetto.

museo del gioiello_ terzo allestimento_9-min
museo del gioiello_ terzo allestimento_7-min
museo del gioiello_ terzo allestimento_8-min
museo del gioiello_ terzo allestimento_6-min

Cappellieri ha guidato i presenti attraverso le sale, partendo dalla “scelta del direttore”, il pezzo da lei scelto per accogliere il visitatore: il collier “Flora” di Bulgari «ispirato ai dipinti rinascimentali di Sandro Botticelli, riprendendone la palette di colori, ma anche la bellezza e l’eleganza». Ma i grandi nomi, appunto, non sono tutto. «Questo è un museo “mutante” – continua Cappellieri – che cambia opere e punti di vista, pensato all’insegna del pluralismo, uno dei valori fondanti della contemporaneità».

Bulgari: Collier Flora

 

SIMBOLO.

Ricca la sezione Simbolo, illustrata dalla curatrice Pascale Lepeu, direttore della collezione Cartier, che in Basilica Palladiana ha portato molti pezzi della maison francese. «Il gioiello – afferma – è sempre stato un simbolo portatore di diversi significati: potere, religione, ricchezza, ma non solo. Ci sono quindi i gioielli in acciaio forgiati in Germania dopo che i proprietari avevano donato quelli in oro al Paese per combattere Napoleone, ma anche i gemelli di Cartier che rappresentano moglie e figlia. E ancora la spilla con l’uccello in gabbia da lui realizzata durante l’occupazione tedesca e quella con l’uccello liberato, creata dopo la liberazione di Parigi, o il bracciale della duchessa di Windsor, nel quale ogni croce riporta una data significativa».

MAGIA.

Cristina Boschetti, archeologa ed esperta di produzioni artistiche del Mediterraneo ellenistico e romano ha invece scelto i pezzi della sezione che riunisce «duemila anni di storia, con una croce funeraria longobarda del VII secolo, che proteggeva l’anima del defunto, collane scaramantiche africane del XII secolo, con perle di vetro ad occhi, gemme magiche di età romana e un amuleto per bambini a forma di cicala del I secolo». Ma anche il serpente in corallo di Trapani del XVII secolo e il pettorale yemenita in argento filigranato, agata e coralli che al potere protettivo dei materiali unisce quello dei sonagli.

FUNZIONE.

La sala curata da Massimo Vidale, professore di Archeologia all’università di Padova, contiene invece gioielli che all’ornamento abbinano uno scopo pratico o simbolico: si va dai sigilli a stampo del subcontinente indo-pachistano risalenti al 2.600-2.200 a. C. ai gioielli in cormalina (agata cotta) che replicano quelli degli antichi guerrieri indiani, fino alle pesanti catene dei rapper, passando per le collane amuleto degli zingari afghani, che contenevano versetti del Corano.

BELLEZZA.

Patrizia di Carrobbio, esperta di diamanti a New York, ha curato una delle sezioni più preziose, quella che riunisce grandi nomi, come Van Cleef & Arpels o Jar. «La bellezza in sé non esiste – commenta – ma è in ciò che fa sorridere, perché in quel momento siamo tutti belli. Ho accostato quindi gioielli importanti, come gli orecchini di Jar ad altri in carta, alluminio o a tamburelli napoletani». I brand, comunque, non mancano, dalle spille di Cartier e Tiffany agli orecchini Anni Settanta di Bulgari e quelli in onice e oro giallo di David Webb.

ARTE.

Ha puntato sulla sperimentazione la gallerista Marie-José van den Hout, che ha volutamente scelto pezzi rappresentativi delle scuola olandese, ma anche di quelle di Pforzheim, Halle e di quella italiana. «In Olanda – racconta – si lavora poco l’oro, preferendo la plastica, ma a me che vengo da una famiglia di orafi non piace. Non bisogna lasciare che questa tradizione si perda. In questa sala vorrei che si guardasse il gioiello da un diverso punto di vista, percependone lo sviluppo».

Nelle sue teche, quindi, prevalgono pezzi di creativi olandesi, come il “Dollkring”, l’anello con daga di Ted Noten; tedeschi, come l’importante collier in oro traforato di Vera Siemund e italiani, come il “Möbius Ring” di Francesco Pavan.

MODA.

Ha voluto seguire il fil rouge delle Sette Arti Chichi Meroni, anima creativa de l’Arabesque Cult Store di Milano, nell’allestire la sala dedicata al bijou dagli Anni Venti agli Ottanta, proponendo opere di Sottsass e Martin Bedin, in metallo e con linee asciutte, accanto alle sinuose ballerine di Marcel Boucher, alle spille Anni Trenta della “Josephine Baker swinging jazz band” e a quella a tavolozza dei primi Sessanta di Matisse.

DESIGN.

C’è tanto Veneto nella sala che Alba Cappellieri ha tenuto per sé, selezionando i designer che si sono dedicati solo a questo ornamento. A partire dai vicentini Barbara Uderzo, con i suoi Blob Ring; Cosimo Vinci, con la corona-ghirlanda “Myrsine” e Daniela Vettori, con la sua “Bamboo Collection”, passando per le ipnotiche spille di Stefania Lucchetta e le catene di Carla Riccoboni. «Il fatto che ci fossero tanti veneti e vicentini è emerso durante la selezione – sottolinea – ma è bello raccontare la città nella sua evoluzione, dalla corona e pettorale della Madonna di Monte Berico, pezzi meravigliosi presenti nella sezione Simbolo, a questi designer contemporanei».

ICONA.

Preziosissimi e dal forte valore storico i monili della collezione di Gabriele ed Emanuele Pennisi, gioiellieri antiquari di Milano, tra i quali un bracciale con api napoleoniche, dono dell’Imperatore, uno con monogramma della Regina Vittoria, un ciondolo con topazio inciso e smaltato di fine Ottocento e la parure anni Venti Egyptian Revival con divinità egizie in oro giallo.

FUTURO.

Infine, la selezione più avveniristica e provocatoria, curata dalla designer portoghese Olga Noronha. «Ho cercato di illustrare come vedo il futuro del gioiello, unendo lavori che spaziano dalle sculture indossabili, come il bracciale di Louise Bourgeois, ai gioielli invisibili di Gjs Bakker, che si vedono attraverso i segni che lasciano, ma anche la spilla di Kyeok Kim, che proietta luce sul corpo, l’impianto Northstar V1 di Ryan O’Shea, che s’illumina sotto pelle».

IL PROGETTO.

Favorevolmente impressionata dalla selezione Claudia Piaserico, vicepresidente nazionale di Federorafi «Viene particolarmente accentuata la diversità del gioiello – sottolinea – nel suo essere simbolo, icona testimone del passato, accessorio moda. Credo che anche i ragazzi che visiteranno la mostra potranno cogliere queste diverse essenze».

E ai giovani guarda anche Marco Carniello. «L’arte e la cultura sono un patrimonio per la città e il progresso risiede in questi due elementi. Aprire il terzo allestimento con una selezione e dei curatori che il mondo ci invidia conferma il ruolo di Vicenza come capitale del gioiello, ma accanto a questo vogliamo anche investire nella formazione e avvicinare i giovani a questo mondo, visto che molti espositori lamentano che si stanno allontanando. Per questo con i principali stakeholder stiamo lavorando alla crescita del museo, per affiancare grandi nomi e formazione».


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dinacci 1280×90