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Vicenza ieri e oggi. E domani?

Una città e una fiera che hanno saputo affermarsi in un campo in cui altri distretti italiani e altri concorrenti esteri  erano già consolidati e avevano tutti i presupposti per continuare ad affermarsi.


Le fiere orafe vicentine hanno dato scacco alla milanese Gold Italia e i produttori di Pforzheim hanno sperimentato le capacità concorrenziali di più giovani imprese della pur gemellata Vicenza.
La tradizione orafa nel vicentino ha radici che affondano in epoche molto remote anche se  la definitiva affermazione del distretto risale al periodo a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, quando  la produzione era rivolta esclusivamente al mercato domestico.

A partire dal secondo dopoguerra il distretto acquisisce consapevolezza delle proprie potenzialità e si pone come il maggior esportatore nel mercato internazionale. Un trend che continua.


La forza del distretto si basa su un elevato livello di qualità della produzione, flessibilità e competenze ad ampio spettro, grazie all’esistenza di una filiera completa dalla produzione alla commercializzazione. A questo si aggiunga la presenza di centri  di formazione e ricerca, aziende specializzate nello studio e nella lavorazione dei metalli preziosi. E, non da ultimo, può contare su un’organizzazione, quale quella fieristica vicentina, qualificata e strutturata ai fini della promozione, che opera con una strategia di sviluppo a livello mondiale.

Ma…non è tutt’oro. Negli ultimi anni si sono fatti sempre più pesanti, al di là della generalizzata e perdurante crisi economica, fattori di criticità tra cui l’aumento della concorrenza da parte di paesi in via di sviluppo e dell’importanza di sistemi fieristici esteri, regimi doganali penalizzanti per il prodotto italiano, frammentazione del sistema produttivo, contrazione del credito.

Bene. Anzi male. E da qui in poi?

Al di là di ogni valutazione basata su cifre e su studi più o meno autorevoli, l’esperienza e la sensibilità di chi ha fatto e fa la storia dell’oreficeria vicentina possono essere utile spunto di riflessione.

Ecco come alcuni di loro hanno risposto a tre non proprio semplici quesiti.

1)  Cos’ha permesso a Vicenza di raggiungere questi primati?
2) Come giudica la situazione attuale del distretto vicentino?
3) Quale può essere una ricetta per ridare vigore alla aziende orafe? 

Scilla Andrioli Stuart

Scilla Andrioli Stuart
Designer  

1)  Vicenza si è evoluta grazie al suo capitale umano, a  imprenditori che hanno saputo far crescere la propria attività – grazie a continua innovazione tecnologica – dalla produzione che veniva definita di “catename” a quella di oreficeria fine e gioielleria. E  lo hanno fatto bene,  meglio di altri distretti.

2)  È scontato definire molto difficile l’attuale situazione. In realtà – anche se pare che in pochi se ne siano resi conto – è in atto una rivoluzione industriale, che cambierà il modo di produrre. Le stampanti 3D stanno cambiando non solo le metodologie di produzione, ma anche di progettazione. È un’esperienza che ho vissuto, posso dirlo, letteralmente sulla mia pelle, cimentandomi con avanzate tecnologie per i miei nuovi gioielli “La Creazione di un Vino”: praticamente ho dovuto ripartire da zero nel modo di pensare l’oggetto e di affrontare e superare la realtà del fatto che le macchine hanno anche dei limiti. Ma, se da un lato  gli Industriali vicentini sono stati bravi nel seguire l’evoluzione tecnologica, dall’altro sono stati carenti nel riconoscere il giusto peso al valore aggiunto che è dato dal design, dichiarando apertamente e valorizzando  il ruolo dei professionisti  esterni  nello sviluppo del prodotto.

3)  La mia personalissima ricetta per ridare vigore alle aziende: coniugare design, tecnologie, altissima qualità artigianale. Il mix sarebbe esplosivo. Io lancio questa sfida, e se qualcuno condivide questa mia visione, sono pronta a fare la mia parte per affrontarla.

Claudia Piaserico

Claudia Piaserico
Imprenditrice presidente degli Orafi e Argentieri di Confindustria Vicenza

1) In ambito produttivo il distretto vicentino ha sapientemente coniugato tradizione e innovazione. I gioielli sono frutto di una sintesi di abilità artigiane e di nuove tecnologie: una ricetta che permette di conservare le capacità artistiche artigianali e allo stesso tempo  di aumentare la perfezione nei dettagli del manufatto  e di assicurarne una maggior leggerezza senza perdere in volume e tridimensionalità.

In ambito fieristico è risultata determinante la scelta dell’internazionalizzazione delle fiere orafe, che oggi consentono agli espositori di poter interloquire con buyers di tutto il mondo, condizione imprescindibile per lo sviluppo delle proprie aziende.

2)  Ora la situazione è in continuo divenire… le aziende cercano di migliorarsi attraverso l’investimento in creatività, sperimentazione, innovazione per poter essere più competitive sui mercati mondiali. Il distretto è attivo, “reattivo”, propositivo.

3)  Per il futuro credo molto nella trasversalità e nella contaminazione dei settori da cui possono nascere opportunità di collaborazione e sbocchi differenti nel mercato. L’apertura e l’osservazione possono essere spunto per innovare nel prodotto, nella comunicazione, nella distribuzione.

Marco Bicego

Marco Bicego
Orafo

1)  Per storia e tradizioni da secoli il territorio vicentino è area di lavorazione di oro e metalli. Il know how produttivo e le conseguenti  economie di scala, il saper fare tipico degli abitanti, la creatività applicata al prodotto e anche la propensione culturale al lavoro hanno portato al successo.

2)  Negli ultimi anni la situazione si è fatta complessa e non facile. Tendono ad emergere solo le aziende che hanno saputo investire in distribuzione e politiche di marca. Il panorama economico e gli acquirenti sono radicalmente mutati.

3)  Avere un oggetto bello e di qualità non basta più per eccellere. Sono fondamentali – sia che ci si rivolga al distributore che al dettagliante e al consumatore finale – anche il servizio post vendita e la riconoscibilità del prodotto. Essere confusi con altri è dannoso.  Chi si rivolge poi direttamente al pubblico deve essere in grado trasmettere i valori di marca e la propria  l’identità. Importante è anche lo sviluppo internazionale: rivolgersi a più mercati consente di affrontare meglio i periodi difficili ed aiuta la politica di marca tanto da venire riconosciuti come azienda di prestigio.

Gabriella Centomo

Gabriella Centomo
Imprenditrice e coordinatore Gruppo di Studio Settore Orafo CPV (Centro Produttività Veneto)

1)  Vicenza è cresciuta perché la sua storia nasce con la Fraglia degli orafi del 1300 nella Basilica Palladiana di Piazza dei Signori.
La fiera di Vicenza, nata nel 1958 come espressione del meglio dell’oreficeria locale, è cresciuta nel tempo portandosi a livelli internazionali e questo, ovviamente, ha fatto da traino al distretto che con il suo prodotto, sempre sofisticato e molto curato, ha goduto del costante interesse dei compratori italiani e stranieri.

2)  A Vicenza siamo passati da espositori negli anni ’60 e ’70 a esportatori dagli anni ’80 in poi. Dal 1995 il distretto ha visto quella che definirei “la caduta dell’impero”: da 1500 aziende siamo ora a circa 500, di cui forse 400 operative. Ma le rimaste lavorano prevalentemente sui mercati esteri e realizzano bei prodotti.

3)  La ricetta per rimanere in vita nel tempo la conosciamo bene: è quella di fare rete, di diventare più grandi, di capitalizzarsi ulteriormente. Ma credo che finché non apriamo la mente a questi passaggi siamo destinati a restare piccoli, non più competitivi. E vivremo nelle nicchie di mercato.

Franco Pozzebon

Franco Pozzebon
Presidente Nazionale degli Orafi di Confartigianato

1)     Il territorio vicentino ha sviluppato nel dopoguerra un gran numero di lavorazioni e di attività con le quali il settore orafo ha interagito per migliorare i propri prodotti e farne di nuovi. Si pensi al settore della meccanica che ha contribuito a sviluppare e produrre macchine per le catene e stampi per i voluminosi gioielli tipici dell’oreficeria vicentina. Non dimentichiamo il ruolo fondamentale di Fiera di Vicenza, prima importante fiera orafa mondiale, che ha contribuito a favorire relazione commerciali internazionali per le imprese.

2)  La situazione attuale è complicata per molte ragioni: un mercato interno compresso dalla difficile congiuntura, lo spostamento degli acquisti verso prodotti tecnologici, le conseguenze dello spesometro, l’aumento del prezzo dei metalli preziosi. Le aziende orafe si sono dimezzate, come anche gli addetti, e quelle rimaste stentano a investire.

3)  Non c’è un solo modo per riprendere vigore. Provo a proporne tre.
Primo: aggregazione per affrontare i mercati esteri in crescita che richiedono i gioielli italiani, sempre in prima posizione nei desideri dell’immaginario collettivo. In questo le Associazioni come Confartigianato  hanno un ruolo fondamentale.
Secondo: innovazione a tutti i livelli, soprattutto nel campo delle nuove tecnologie. Abbiamo aziende con professionalità e menti brillanti, in grado di contribuire a vincere la sfida con i paesi esteri.
Terzo: formazione. A Vicenza si è riusciti ad avviare un ITS per formare nuovi orafi grazie alla lungimiranza dell’Assessore Donazzan che, con le Associazioni di categoria ha creduto e sostenuto il progetto. La speranza è che da questi ragazzi esca un nuovo modo di vedere il mondo del gioiello.


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