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Vicenza ‘capitale’ del settore, al via ieri il World Jewellery Forum

Inaugurato ieri il meeting di World Diamond Council e Cibjo, si discute di Kimberley Process e diritti umani. Sabato Vicenzaoro Spring

Roberto Ditri, Gaetano Cavalieri, Eli Izhakoff, Achille Variati e Marino Finozzi

World Jewellery Forum al via: ha avuto inizio ieri l’evento internazionale del lusso che Fiera di Vicenza è riuscita a strappare ad altre prestigiose location come New York e che costituisce uno dei grandi motivi di orgoglio della Spa guidata da Roberto Ditri. Con lui, al taglio del nastro, erano presenti il sindaco di Vicenza Achille Variati e l’assessore regionale al turismo Marino Finozzi, oltre, naturalmente, a Eli Izhakoff e Gaetano Cavalieri, i presidenti delle due principali associazioni protagoniste del grande evento, il World Diamond Council e la Cibjo, la confederazione mondiale della gioilleria.

Sono in corso, questa mattina, i primi lavori del Forum (sabato al via, invece, Vicenzaoro Spring), con un evento organizzato da ITCCO (International Training Center of Corporate), centro di formazione collegato alle Nazioni Unite che si occupa di temi di stringente attualità per l’industria della gioielleria quali il codice etico, la sostenibilità, i diritti umani, il lavoro e la salvaguardia ambientale.

Più in generale, i temi all’ordine del giorno del WJF sono, in primis, l’applicazione di nuovi metodi per rafforzare il Kimberley Process, il protocollo internazionale che grazie alla certificazione di tracciabilità ha ottenuto significativi risultati nella lotta ai conflict diamonds e al commercio illegale di gemme. Nelle riunioni di ieri si è discusso anche dei programmi, patrocinati dalle Nazioni Unite in collaborazione con le due associazioni, per sviluppare metodi di Corporate Social Responsability nella filiera del gioiello.

Il 14 maggio 2012 è un giorno che sarà ricordato negli annali della storia di Fiera di Vicenza e della nostra città – ha detto Ditri -. È infatti la prima volta che l’Italia ospita i meeting annuali delle più importanti associazioni a livello mondiale del settore, e per noi questo è un grande onore. Il WDC ha ottenuto grandi risultati negli ultimi anni nella battaglia contro i conflict diamonds. Ospitandone qui il congresso, Fiera di Vicenza conferma l’importanza di lavorare insieme per divulgare la consapevolezza su temi come l’applicazione dei principi della Social Corporate Responsability. In questi anni Fiera di Vicenza ha organizzato specifici programmi di formazione su questo argomento, attraverso congressi, incontri e progetti”.

Eli Izhakoff, durante il suo discorso di ieri, ha ricordato che, da quanto il World Diamond Council è stato istituito nel 2008, questa è l’ottava volta che si riunisce in seduta plenaria e che tanti hanno percorso lunghe distanze per prendere parte a questo Forum, non a fini commerciali ma per difendere l’integrità di un prodotto e di un’industria. Presenti alla Sessione Plenaria del WDC il Ministro per le Risorse naturali e minerarie del Sudafrica Susan Shabangu e l’ambasciatrice statunitense Gillian Milovanovic, presidente di turno del Kimberley Process. Il ministro Shabangu ha sottolineato come proprio attraverso la partnership tra governi, industria e società civile, facilitata dall’opera del Kimberley Process, si è in grado di affermare oggi che oltre il 99% di tutti i diamanti che passano attraverso questa catena di valore sono legittimi sin dall’origine e “conflict free”. Nel pubblico anche Tung-Lai Margue, Capo del Servizio per gli strumenti di politica estera della Commissione europea, che è l’organismo che supervisiona il processo di Kimberley all’interno dell’Ue nonché altri rappresentanti centrali nel processo di Kimberley e provenienti da Israele, Namibia, Ghana.

Le economie africane – ha detto Izhakoff – stanno crescendo ad un ritmo che è il più veloce di quasi ogni altra regione del mondo. Inoltre, quattro dei cinque paesi africani che hanno mostrato la maggiore crescita annuale del PIL tra il 2007 e il 2011 sono ‘patria’ di diamanti: Angola, Namibia, Sud Africa e Botswana. Tuttavia, le condizioni in quei paesi restano difficili: nel continente vive un miliardo di persone al di sotto della soglia di povertà e, per ogni 1.000 bambini africani, 118 muoiono prima del loro quinto compleanno. Ma 20 anni fa tale cifra era di 165. L’Africa si sta lentamente muovendo verso il compimento degli obiettivi delle Nazioni Unite, e i settori dei diamanti e dei gioielli hanno un ruolo da svolgere”.

Il presidente del WDC ha sottolineato che l’organismo non è stato istituito per tutelare gli interessi ristretti delle industrie di diamanti e gioielli nella campagna contro i diamanti insanguinati ma per esprimere un rifiuto di acconsentire a prodotti usati come fattore di sofferenza e di oppressione. Ciò che è cambiato, sostiene Izhakoff, non è soltanto il volume di diamanti insanguinati ma anche l’aspettativa di ciò che può essere fatto, da produttori e consumatori. “L’inazione – ha concluso – non è un’opzione”.



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