di


Vero o falso? Il riconoscimento degli oggetti d’argento d’epoca

L’oro è considerato il metallo prezioso per eccellenza, ma è l’argento che per secoli è stato il metro per misurare, la ricchezza degli stati. Questo ha fatto sì che la produzione di manufatti d’argento fosse particolarmente richiesta da tutta la nobiltà europea. Ad oggi, se anche il mercato degli oggetti moderni risente della crisi del settore, quello delle argenterie d’epoca è abbastanza stabile.

Ma gli argenti antichi, proprio perché particolarmente richiesti dal mercato sono da sempre nel mirino di artisti della contraffazione sia per la realizzazione di oggetti nuovi che con vari metodi cercano di far sembrare d’epoca, sia per la realizzazione di oggetti con l’assemblaggio di varie parti di oggetti antichi. Il riconoscimento di queste contraffazioni non è sempre facile. L’analisi di un manufatto d’argento va fatta prendendo in considerazione tutti gli elementi utili per la sua corretta identificazione e valutazione, quindi alla sua autenticazione con la sua giusta collocazione d’epoca. Si incomincia analizzando l’oggetto nella sua interezza, sia sotto il profilo tecnico che sotto quello stilistico, soffermandosi poi sui particolari dei vari elementi che lo compongono, controllando i punti di brasatura e le varie tecniche di lavorazione di ogni singolo elemento, oltre, se presente, ad una attenta analisi visiva del sistema di marchiatura.

Va controllata la superficie dell’oggetto, osservandola con una lente a 10 ingrandimenti, o meglio ancora, con l’ausilio di un microscopio, per evidenziare i micro danneggiamenti superficiali e la presenza o meno della patina naturale dovuta al tempo. I micro danneggiamenti superficiali negli argenti antichi sono sempre presenti e sono spesso tipici come tipologia in alcune zone particolari dell’oggetto; su alcuni oggetti falsi questi micro danneggiamenti vengono prodotti appositamente per simulare uno stato di usura; così come la patina “antica” viene riprodotta artificialmente per simulare “l’invecchiamento” dell’oggetto.

Una attenta osservazione delle loro caratteristiche evidenzia comunque se le stesse sono originali o riprodotte in laboratorio. L’analisi delle tecniche di lavorazione mette in evidenza se le stesse sono coeve con l’epoca presunta dell’oggetto, ossia dal sistema di marchiatura sia dal suo stile artistico. Ovviamente i risultati di tutte queste osservazioni devono essere congrui e coerenti tra loro. Se qualcosa non è in linea con il resto dei risultati allora è utile ricorrere ad analisi più approfondite, ad esempio l’analisi non disruttiva del metallo dei vari elementi che compongono l’oggetto, nello specifico la Fluorescenza ai raggi X in Dispersione di Energia (EDXRF), analisi che permette la verifica qualitativa e quantitativa della lega, accertando quindi non solo il titolo del metallo ma anche la tipologia dei componenti della lega presenti oltre l’argento e la loro quantità.
Ad oggi, l’unico centro in Italia che permette delle indagini così approfondite è il Ce.S.ar a Roma.

Ce.S.Ar – Centro Studi Archeometrici

Il Ce.S.Ar. – Centro Studi Archeometrici nasce a Milano ad opera di Roberto Piazza e Marina Fortunat per diffondere i loro studi sui manufatti in metalli preziosi attraverso convegni e corsi specifici. Negli ultimi anni il Centro ha trasferito la sua sede a Roma, promuovendo lo sviluppo dell’esperienza e la conoscenza ormai quarantennale nel settore dell’argenteria, ed estendendola a tutto il settore dei beni culturali. Grazie alla forma allargata associativa, oggi il Ce.S.Ar si avvale di una nutrita collaborazione di esperti dei vari settori di competenza, consentendo, oltre alla ricerca ed alla formazione di esperti del settore, anche un servizio qualificato di diagnostica avanzata su opere d’arte e preziosi, ed un servizio di restauro e conservazione degli stessi. Offre inoltre consulenze tecniche e perizie con rilascio di attestati specifici. Il corso sull’argenteria antica e moderna effettuato dal centro, unico in europa nel suo genere, ha validità di tirocinio per il corso di laurea in Diagnostica dei Beni Culturali dell’Università La Sapienza di Roma.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *