di


Valentina Callo

Il gioiello si distinguerà sempre per il suo essere unico e inalterabile

CAPO UFFICIO STILE DI PONTE VECCHIO GIOIELLI
LA DESIGNER SI RACCONTA A PREZIOSA MAGAZINE


Disegnare e poi vedere realizzate le proprie idee dev’essere fantastico… ma perché ha scelto il mondo dei gioielli?
La specializzazione è nata quasi per caso… Da studente mi piaceva disegnare oggetti in metallo, perché riflettono la luce, e così nel mio book oltre a molte lampade c’erano dei bracciali ispirati a Nouvelle Bague, il marchio del gioielliere Leopoldo Poli. Finiti gli studi, il direttore dell’Istituto mi presentò a Poli, che appena visto il book mi volle nel suo staff, dove rimasi per tre anni.

Il design è il segreto di tutti i prodotti di successo?
Lo stile è importantissimo. Molti imprenditori però si fanno delle illusioni, pensando di trovare un designer che come per magia inventi il prodotto che va a ruba… ma è necessario un lavoro di squadra che coinvolge management, marketing e comunicazione.

Ponte Vecchio Gioielli, collezione Vivaldi, 2008, oro rosa, pietre semipreziose, rubini e diamanti
Ponte Vecchio Gioielli, collezione Vivaldi, 2008, oro rosa, pietre semipreziose, rubini e diamanti

Rendere conto a un team sarà un bel limite per la spontaneità…
È il mercato a dettare legge. Ai miei studenti insegno a esprimere un concetto attraverso la forma, ma quando iniziano a lavorare devono tener contro dei bisogni del pubblico.

La riduzione di peso e caratura è un pegno che si paga alla crisi…
È anche una questione di atteggiamento mentale, nei paesi emergenti il reddito medio può non essere altissimo ma le persone affrontano la vita con più fiducia. Io stessa tendo a comprare una borsa in meno, mentre da loro tutti quelli che possono sono disposti a spendere. E subiscono il fascino del made in Italy.

Ponte Vecchio Gioielli, collezione Butterfly, dal 2002, oro bianco, oro rosa, diamanti

Oggi gli italiani mi sembrano ancora più creativi di venti o trenta anni fa.
Negli anni ‘80 c’erano aziende con uno stile unico e riconoscibile. Nouvelle Bague era identificata nei suoi bracciali smaltati, che non doveva sottoporre a innovazioni troppo radicali. I modelli di successo avevano lunga vita.

Non per niente li chiamano prodotti-icona…
Basta pensare alla giacca di Armani, ai tessuti a stampa di Missoni riproposti di anno in anno in nuovi colori… Ma nel mondo dei gioielli gli anni ‘90 portano un importante cambiamento: alcune manifatture iniziano a farsi conoscere dal grande pubblico. Pensiamo a Damiani, Pasquale Bruni, Chimento, Fope, e in seguito a fenomeni di massa come Breil… Da quel momento in poi non puntano più su un singolo prodotto ma su ampie collezioni, che si rinnovano ogni sei mesi, come nell’abbigliamento.

La Nouvelle Bague, bracciali in oro e smalto, 1990 ca

Tra le marche che hanno conquistato un posto in vetrine prestigiose c’è anche quella che dal 1996 le ha affidato la direzione stilistica.
Sì, sono orgogliosa dei risultati ottenuti con Ponte Vecchio Gioielli: abbiamo condiviso tutte le tappe dello sviluppo della marca, dallo studio della moda e dei fenomeni sociali, per comprendere e soddisfare le esigenze del pubblico, all’adozione di testimonial di grido, compresa qualche anno fa Mara Carfagna. Abbiamo creato uno stile, e – per dirne una – siamo stati noi, dopo gli artisti nordeuropei, la prima azienda di gioielleria commerciale a proporre anelli con pietre visibili di lato.

Qualche gioielliere si è ispirato a idee che le appartengono, come l’accostamento di pietre di diversa forma e colore. Si sente più infastidita o lusingata?
Sono abituata a stare dalla parte di chi fa ricerca e quindi rischia di essere imitato. Quelli che copiano farebbero meglio a osservare la realtà, a guardare alle novità del mondo del cinema e dell’arte contemporanea, a leggere nel pensiero dei giovani quello che sarà il loro gusto. Le idee nuove vengono a chi sa interpretare i segni dei tempi con il proprio linguaggio.

Il nome del designer non è conosciuto dal pubblico.
Qualche volta nemmeno agli addetti ai lavori. Quando si disegna una collezione per una griffe della moda, capita che per contratto o per altri motivi non si possa andarlo a raccontare…

Le novità di quest’anno?
Il classico gioiello per sempre, con diamanti bianchi e forma elegante resta il più venduto. Ma da parte del pubblico internazionale è aumentata la richiesta di colore, anche nella gioielleria di alta gamma, dove c’è un ritorno di rubini e zaffiri. Per il resto, il colore è spesso abbinato a pietre con tagli particolari e prodotti di alta creatività. I soggetti animalier non passano mai di moda, ma la novità è il ritorno delle forme geometriche, una tendenza che vediamo anche nella decorazione dei tessuti. E sempre più spesso la manifattura artigianale è supportata da nuove tecnologie.

Come immagina il futuro?
Oltre a quelli realizzati con materiali preziosi, vengono chiamati gioielli anche dei prodotti realizzati con materiali non preziosi.  A volte sono fatti con grande cura, in altri casi invece del gioiello non hanno proprio niente. La coesistenza delle diverse tipologie porterà a una crescita dell’offerta, ma il gioiello fatto di materiali preziosi si distinguerà sempre dal resto della produzione per il suo essere unico e inalterabile, realizzato con lavorazioni che sono il risultato di una grande tradizione.


Professione Designer
Cresciuta a Manarola, di fronte allo splendido mare delle Cinque Terre, Valentina Callo ha studiato disegno industriale all’ISIA di Firenze, patria del Rinascimento e di Benvenuto Cellini. Adora la scultura contemporanea e Henry Moore, ma è convinta che la scultura di oggi sia l’industrial design. Con una scelta realistica e coraggiosa allo stesso tempo, ha scelto di disegnare gioielli piuttosto che mobili o oggettistica, con la quale ha fornito peraltro ottime prove lavorando per aziende come MCO e Artista Visitatore. La sua prima palestra è Nouvelle Bague, l’impresa orafa più creativa degli scorsi decenni, poi in epoche diverse collabora con Lux Coral, Pietro Balestra, Silmar, verso la metà degli anni 2000 disegna due linee per i marchi Breil Tribe e Trudi, e poi per Rosato, Italian Luxury Group e Silplat. Dal 1997 è a capo dell’ufficio stile di Ponte Vecchio Gioielli, azienda che si affida a lei non solo per il prodotto ma anche per la cura della propria immagine, e contribuisce a farne un marchio riconosciuto a livello internazionale. Nonostante i mille impegni, Valentina riesce a ritagliarsi il tempo per trasmettere le sue competenze alle nuove generazioni. Lo fa alla scuola di gioielleria Le Arti Orafe, dove insegna dal 1993, e per diversi anni anche alla Facoltà di Architettura di Firenze.


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