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Usa, boom di gioielli a S. Valentino ma pesano le commissioni bancarie

Previsti acquisti per 4,8 miliardi in oggetti preziosi, ma l’Associazione Merchants Payments lamenta l’eccessivo costo delle carte di credito per i negozianti

Man gently sticks a diamond ring on the finger of his fiance

Più della metà dei consumatori statunitensi sta acquistando doni per San Valentino. Le cifre sono esorbitanti, secondo la National Retail Federation19 miliardi di dollari complessivi, di cui 4,8 destinati allo shopping di gioielli. Ma la MPC-Merchants Payments Coalition, associazione che riunisce dettaglianti in lotta contro le commissioni bancarie sulle carte magnetiche, lancia l’allarme: le carte di credito e debito hanno raggiunto tassi di spesa elevatissimi per i commercianti, con un guadagno sulle vendite che si riduce al 5,4 %.

La buona notizia del ritorno in gioielleria degli americani è, secondo l’associazione MPC, controbilanciata dai “costi crescenti delle ‘snipe fees’ – le commissioni che le banche, cioè applicano su commercianti e consumatori per la “strisciata” delle loro carte di pagamento – che sta erodendo i profitti dei gioiellieri, impedendo loro di abbassare i prezzi e di assumere nuovo personale”.

Secondo il Retail Owner Institute, nel 2014 i negozi di gioielli hanno realizzato un profitto del 5,4 per cento al lordo delle imposte del 2014. Nel frattempo, le banche segnano una crescita sulle commissioni legate alle carte del 500 per cento e anche superiore, a seconda del tipo di carta. “Cinque contro cinquecento – spiega Lyle Beckwith, membro della MPC  -. Le banche hanno il monopolio sui pagamenti con carta. Fino a che questo sistema non cambia, siamo alla loro mercé”.

Negli Stati Uniti, le banche raccolgono circa 50 miliardi di dollari all’anno in commissioni magnetiche, una cifra otto volte superiore a quella dell’Europa. La quota rappresenta la seconda maggiore spesa per molti commercianti, soprattutto proprietari di piccole imprese. Nel 2011, il Congresso ha ridotto il costo delle carte di debito da 44 centesimi a 25 centesimi, facendo passare l’emendamento Durbin, che ha permesso ai consumatori di risparmiare quasi 18 miliardi di dollari e ha contribuito a creare più di 100.000 nuovi posti di lavoro in tre anni nel commercio.


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