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Usa, Alibaba torna in lista nera: allo studio strategie anti-contraffazione

Secondo le autorità americane la piattaforma è lenta nel rispondere alle denunce delle aziende. Il gruppo cinese lancia un advisory board per proteggere la proprietà intellettuale

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Contraffazione, Alibaba di nuovo sotto tiro studia strategie per contrastare il fenomeno. La piattaforma cinese di e-commerce, a pochi giorni dalla notizia che la vede rientrare – più precisamente, con il suo portale Taobao – nella lista nera americana dei siti che vendono beni contraffatti (dopo esserne uscita nel 2012), annuncia la prossima istituzione di un advisory board per proteggere la proprietà intellettuale.

Pochi giorni fa, infatti, l’Office of Trade Representatives degli Stati Uniti ha pubblicato la lista aggiornata dei siti “a rischio” contraffazione. Secondo le autorità americane, Alibaba non solo ospiterebbe vendita di prodotti contraffatti ma sarebbe anche lento a rispondere alle denunce delle aziende che lamentano il fenomeno falsi. All’accusa Alibaba ha risposto in prima battuta con una dichiarazione: “Siamo molto delusi dalla decisione della USTR di includere Taobao nella lista di ‘mercati famigerati’, che ignora il lavoro svolto da Alibaba contro la contraffazione”.

La piattaforma dichiara infatti di aver rimosso nel 2016 più del doppio dei prodotti contraffatti segnalati rispetto al 2015 – sono stati rimossi oltre 380 milioni di prodotti contraffatti e di aver chiuso oltre 180mila vetrine virtuali fuori legge – e ipotizza che la decisione dell’ufficio statunitense sia influenzata dal clima politico attuale“I nostri risultati parlano da soli – prosegue la nota ufficiale del gruppo cinese -. Tuttavia, la decisione invia un messaggio sbagliato e non è coerente con l’approccio collaborativo efficace che abbiamo intrapreso con marchi e governi di tutto il mondo nella lotta contro la contraffazione”.

Intanto, alle parole Alibaba vuole far seguire anche i fatti: il colosso, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ha infatti annunciato l’istituzione di un advisory board composto da brand e associazioni di categoria, con l’obiettivo di proteggere la proprietà intellettuale.


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