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Up and Down tra mecenatismo e burocrazia

È da decenni che nel nostro Paese si dibatte della conservazione del Patrimonio, senza però mai mettere in pratica alcun tipo di tutela conservativa. Ci si indigna del disastro quando è troppo tardi. Il Ministero preposto, quello dei Beni Culturali, opera ormai da quarant’anni ma è evidente che le difficoltà ci sono e con molta poca lentezza stanno erodendo i nostri monumenti che dopo trascorsi gloriosi crollano senza sosta sotto ai nostri occhi.

È da sempre che ci si scandalizza di fronte all’ipotesi d’intervento dei privati, anche se l’unica alternativa è la devastazione. Basti ricordare quanta lunga trafila abbia dovuto fare prima di essere approvata la proposta di contributo al restauro del Colosseo da parte dell’imprenditore Della Valle che si è impegnato per 25 milioni di euro. Da sottolineare poi il recente impegno della preziosa maison Bulgari per ripristinare la bellezza della storica ed iconica scala romana di Trinità dei Monti in piazza di Spagna, per un impegno di spesa di 1,5 milioni di euro.

Per quanto spaventosa possa apparire l’entrata in campo di soggetti privati (con opportune regolamentazioni e tutele, questo è fuor di dubbio!) credo che rappresenti allo stato attuale l’unica valida e concreta alternativa allo scempio a cui stiamo assistendo. Riteniamoci fortunati allora per la tenacia degli imprenditori neo-mecenati che hanno a cuore anche il patrimonio e che si impegnano in prima persona per tutelarlo e tramandarlo ai posteri.

Domus Aurea, la volta dorata

Post Scriptum

È notizia di oggi che finalmente qualcosa inizia a smuoversi. Dopo gli interventi su citati, ieri Louis Godart (archeologo consigliere per la conservazione del Patrimonio del presidente della Repubblica) durante il sopralluogo alla Domus Aurea neroniana ha auspicato l’intervento di un privato per far fronte alla nuova fase di restauro dell’immenso complesso (32mila metri cubi) che prevede un piano di spesa di 31 milioni di euro da spalmare in quattro anni. Non solo l’appello di Godard, ma anche l’avvio dell’Art Bonus, voluto dal neo ministro Franceschini, che prevede un credito di imposta del 65% sulla cifra destinata da un privato per un intervento a beneificio dei beni culturali ed ambientali, pone tutte le premesse e le condizioni per avviare una sinergia costruttiva e qualificativa per sostenere il nuovo corso di queste partnership.

E allora speriamo di poter leggere presto il nome del nuovo mecenate che darà nuova luce alla favolosa villa che si estendeva dal Palatino all’Esquilino la cui descrizione di Svetonio può solo lontanamente farci immaginare quale fosse la sua magnificenza:

«Nel resto dell’edificio tutto era ricoperto d’oro e rivestito di pietre preziose e di conchiglie e di perle; i soffitti delle sale da pranzo erano fatti di tavolette d’avorio mobili e percorsi da tubazioni, per poter lanciare sui commensali fiori, oppure profumi. La principale di queste sale era rotonda, e girava continuamente, giorno e notte, su se stessa, come il mondo; nei bagni fluivano le acque del mare e quelle di Albula. Quando un tale palazzo fu terminato e Nerone lo inaugurò, tutta la sua approvazione si ridusse a dire a che finalmente cominciava ad avere una dimora come si addice ad un uomo».


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