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Unioncamere: il commercio ambulante aiuta il bijoux

Nei mercati diminuiscono i banchi della frutta in favore della bigiotteria: in tre anni +187,10 %

E’ protagonista di uno dei boom più significativi nell’ambito del commercio ambulante degli ‘anni della crisi’: secondo la fotografia scattata da Unioncamere, il settore della bigiotteria è cresciuto, nelle vendite “on the road”, del 187,10 per cento in tre anni. A guardare i dati elaborati dall’Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, dal 2009 al 2012 il numero di imprese al dettaglio ambulante iscritte ai registri degli enti camerali è passato da 4.598 a 13.047.

Lo studio condotto da Unioncamere mostra dunque attività di vendita nel settore della bigiotteria sempre più diffuse nei  mercatini che animano le città come anche le periferie, con un saldo positivo di poco superiore alle 8.600 imprese e un tasso di crescita a tre cifre, a fronte di un +3 per cento nel settore alimentare. Commercio on the road sempre più attraente dunque, soprattutto per i settori merceologici non legati a beni di prima necessità.

Un balzo significativo, registrato anche in altri settori come l’abbigliamento e il tessile (le imprese on the road di tessuti, tessili per la casa e abbigliamento sono aumentate di quasi 11mila unità, +28,26 per cento) ma che nel comparto bijoux vede un aumento esponenziale delle “bancarelle”, quasi triplicate. Nel complesso il commercio ambulante è cresciuto del 10,44 per cento: +17mila imprese iscritte in 3 anni. La crisi dunque sembra aver modificato anche sotto questo aspetto le abitudini di acquisto degli italiani: nel Belpaese si contano attualmente  quasi 180mila bancarelle.

“Questi dati confermano – ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – che la crisi ha inciso in maniera strutturale sulle abitudini degli italiani ma ha anche fatto emergere nuove opportunità per quanti hanno deciso di aprire una impresa. Chi opera nel commercio sulle aree pubbliche contribuisce ad animare le città, rendere vivi i centri storici e creare le condizioni per la valorizzazione del territorio. Oggi però il Paese ha bisogno di nuovi impulsi e di nuove energie. Sono certo che il Governo, che ha messo giustamente al centro i temi dell’economia e dell’Europa per riportare il paese sulla via della crescita, saprà cogliere e valorizzare una vitalità che, malgrado tutto, ancora c’è nel nostro tessuto sociale”.

Lo stesso studio evidenzia una crescita  a due cifre – anche se meno consistente come saldo di imprese – anche per profumi e cosmetici (+22,66 per cento, pari a 399 imprese in più nel triennio) e per calzature e pelletterie (+16,89 per cento, pari a 858 attività in più). Alto anche il tasso di crescita degli ambulanti specializzati nell’arredamento, casalinghi, elettrodomestici e materiale elettrico (+26,28 per cento tra fine 2009 e fine 2012, con oltre mille imprese in più), e di quelli di fiori e piante, in aumento del 15,53 per cento con un saldo attivo di 538 unità.

Si mostrano più contenuti, invece, i tassi di incremento del commercio ambulante legato al settore alimentare, che, con variazioni percentuali intorno al 3 per cento, non si discostano in modo significativo dall’aumento registrato dai negozi tradizionali.

 


1 commento

  1. Ma cosa siamo diventati !!!!???Artigiani Orafi -Gioiellieri o ambulanti !!! oppure torneremo indietro di 6/700 anni ed andremo a dare i nostri servigi ai Signori dei castelli !!!!!!!
    Secondo me è vero quanto dicevo anni addietro che ci siamo venduti come Giuda per trenta danari quando abbiamo venduto la nostra tecnologia agli altri Paesi e non ci siamo preoccupati ne di difendere i nostri prodotti dalla importazione di oggetti ne di persone che ancora oggi lavorano qui per una tazza di riso al giorno!! MEDITIAMO GENTE !!!! MEDITIAMO !!!


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