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Una modesta proposta: ridurre il costo delle fiere

Già sento il crepitio delle fiamme e gia’ avverto il vigore con cui un paio di nerboruti lanzichenecchi mi legheranno ad un palo per arrostirmi a regola d’arte assieme alle mie eresie. Eppure – mi si passi l’approccio scherzoso – nei periodi di transizione e di crisi non fa male provare a immaginare che qualcosa che pare immutabile alla fine cambi. Prendiamo le manifestazioni fieristiche, ad esempio. A partire dagli anni ‘80 hanno avuto l’importantissima funzione di consentire un rapido accesso al mercato a quelle aziende più capaci in fasi produttiva e meno in quella distributiva. Ma oggi le fiere di gioielleria costano comparativamente di più, perché minori sono le risorse che le aziende possono destinare alla propria promozione. Il settore segna il passo, il mercato interno non vale quanto prima e l’export e’ fortemente ridimensionato. Il risultato è una contrazione degli espositori e una maggiore fatica a riempire gli spazi. Molti operatori si chiedono: “mi conviene tornare o lascio qui?” Perché non ridurre allora i costi di partecipazione alle fiere? Una sforbiciata alla fattura per aderire alle fiere abbatterebbe significativamente la soglia di fatturato necessaria all’espositore per rientrare.
Mi si obietterà: la fiera di Basilea, in controtendenza, aumenta le tariffe. Vero. È una strategia anche questa. I periodi di difficoltà sono quelli giusti per sferrare un attacco ai concorrenti nel ramo dell’eccellenza in quanto non vi e’ in Europa abbastanza spazio per  più d’un top show. Chi se non il leader può  dare una bella spallata ai competitor erigendo le mura di una sorta di club dell’elite? La Fiera di Vicenza non a caso prudentemente si riicolloca come evento di riferimento per il design e per le  tendenze. Ma nessuno prova ad imitare l’esempio di Basilea. No, bisogna semmai fare l’opposto e cioè abbassare le tariffe per gli espositori, occupare così  gli spazi residui – e sono tanti – cercando di recuperare con l’incrementato numero degli stand attivi quello che si perderebbe per la riduzione dei listini per metro quadrato.
Non ci sarebbero grossi cambiamenti né entrate memorabili, forse si resterebbe sui livelli attuali. Ma soprattutto per gli eventi minori si avrebbe un effetto rigenerante: aumenterebbe l’offerta grazie a quelle aziende magari capaci ma non sufficientemente capitalizzate, si porterebbero nel circuito i giovani che oggi non riescono a innovare perché emarginati dal mercato che conta, non si vedrebbero spazi occupati da tristi pannelli, si avrebbe un effetto moltiplicatore per il semplice motivo  che aumentano i contatti e le opportunità. Riprenderebbero vigore eventi minori oggi boccheggianti. Dopo tutto, chi ha detto che una fiera di gioielleria debba costare tanto? A Tucson in Arizona decine di migliaia di espositori mostrano fossili, minerali e gemme rare spendendo cifre irrisorie. E tutto il mondo va li’ ad esporre e a comprare. Basta: vedo dalla mia finestra che uomini incappucciati accatastano sinistramente una lugubre pira. Meglio smettere qui.


6 commenti

  1. Mauro Arati says:

    Caro Sig. Minieri,

    senza cappuccio e pire funerarie mi trovo d’accordo con lei pur nella convinzione che una certa “selezione naturale” sia fisiologica e necessaria. Mi permetto però di segnalarle che talvolta la barriera da superare non è data solo dal costo “puro” della Fiera, bensì da tutte le altre spese che ruotano attorno ad essa quali spedizione dei campionari che per Fiere come Hong Kong superano talvolta il costo di uno stand, Hotel a 3 stelle che a Vicenza e Basilea costano più di una lussuosa camera al Wynn di Las Vegas, trattorie che vantano listini prezzi degni di Cracco o Gualtiero Marchesi ( i famosi “menù fiera” ). Detto questo non mi resta che aggiungere che i tristi pannelli sono – anche – il risultato di una scarsa capacità di attrarre i compratori da parte degli organizzatori e da quanto detto sopra in tema di Hotel e ristoranti, oltre che la conseguenza di scarsa capitalizzazione delle aziende.
    Una fiera che costa poco e ti obbliga a consumare la tastiera del computer tra chat e giochi per ingannare il tempo causa mancanza di compratori servirebbe – secondo il mio modesto parere – a limare ancor + le già scarse finanze degli orafi.
    Semmai le Fiere dovrebbero investire di più e meglio per portare i buyers in Fiera…

    Cordialmente

    Mauro Arati


  2. marco picciali says:

    ho fatto le mie piccole esperienze con le fiere in america e qualcosa ho capito sull’utilita delle stesse, ma la cosa che mi lascia perplesso del sistema è che per quelle all’estero si possono avere dei contributi “per l’internazionalizzazione” ma per le fiere italiane , che sono poi quelle forse più utili per i piccoli come me, non esiste nulla se non costi incredibilmente alti


  3. Paolo Minieri says:

    Sono molto riconoscente per i contributi e le opinioni che evidentemente le mie modeste osservazioni hanno suscitato. Il Dott. Mauro Arati e’ persona assai autorevole, il suo invito a verificare i costi dell’indotto mi pare interessante. Tra l’altro lui non ignora quanto si fa regolarmente altrove per alleviare i costi dei visitatori e degli espositori. Per il resto potrebbe essere rivelatrice ( e forse manca) un’analisi approfondita dell’offerta fieristica italiana: questo sarebbe un bel passo avanti per ripartire con nuove soglie di accesso per chi sta cominciando adesso. Temo infatti di dover dire al
    Sig. Picciali che di incentivi a fondo perduto ne vedremo pochi. Chi ha qualcosa da proporre di valido deve trovare altre strade.


  4. HO. LETTO CON MOLTO INTERESSEIL SUO ARTICOLO RIGUARDANTE UN RIDIMENSIONAMENTO DEI COSTI PER LE FIERE .
    IL PROBLEMA CHE LEI ESPONE ERA ALL’ORDINE DEL GIORNO E SICILIA ORO DELLA QUALE SONO AMMINISTRATORE UNICO, SENSIBILE ALLA RICHIESTA DI MOLTI ESPOSITORI,PRESENTERA’ ENTRO FINE MAGGIO UN NUOVO PROGETTO FIERISTICOIN LINEA CON LE ESIGENZE DI UN MERCATO SEMPRE PIU’ IN CRISI.
    UNA NUOVA LOCATION PIU’ COMODA ED ATTREZZATA ED UN ALLESTIMENTO COMPLETAMENTE NUOVO TALI DA INVOGLIARE ANCHE I PIU’ INCREDULI A PARTECIPARVI.
    UNA JOINT-VENTURE CON GLI ESPOSITORI AMPLIANDO L ‘ OFFERTA E RENDENDO ACCESSIBILI GLI SPAZI CON UN ADEGUATA RIDUZIONE DEI PREZZI .
    MODULI STANDART CHIAVI IN MANO SENZA COSTI AGGIUNTIVI E CONVENZIONI CON I MIGLIORI HOTEL ( 1/2 PENSIONE A 45,00 AL GIORNO).
    LO SFORZO DI SICILIA ORO E’ QUELLO DI CRESCERE E DIVENTARE UN PUNTO DI RIFERIMENTO NEL PANORAMA ORAFO DELL INTERO BACINO MEDITERRANEO,ATTIRANDO BUYER DAI PAESI LIMITROFI: PROPOSTA AMBIZIOSA MA FORTE DI DETERMINAZIONE ED ELEMENTI.
    RUDY PICCARDI


  5. Paolo Minieri says:

    Quale migliore notizia poteva provocare la mia modesta proposta di quella che ci espone uno stimato professionista, Rudy Piccardi, storico organizzatore di SiciliaOro? Allora ridurre il costo di partecipazione alle fiere non costituisce un’eresia se siamo in compagnia di attori protagonisti, parti in causa, titolari di aziende che sono sensibili alle ferite nella carne viva del nostro amato e difficile settore del gioiello. Noi che compriamo e vendiamo gemme e preziosi ci vediamo costretti da tempo a negoziare una parte del nostro margine per spingere le performance dei nostri clienti. Anche i fornitori esteri non hanno mancato talvolta di appoggiarci in questa delicata transizione. I costi delle manifestazioni fieristiche non sono emanati dal Cielo e custoditi in inviolabili tabernacoli. Nessun prezzo proviene da dogmi indiscutibili. Poi magari ci sarà chi i prezzi li alza e magari il mercato lo premierà: vuol dire che coloro che hanno creduto in quella manifestazione avranno raggiunto grandi performance. In quel caso tanto di cappello. Per me e’ importante aver raggiunto solo questo piccolo risultato: magari non si puo’ fare, ma se ne può discutere. Devo infine aggiungere che il progetto del Sig. Piccardi e’ ancora più ampio e articolato e mira, oltre che a ridurre i costi di lartecipazione, a un apprezzabile incremento dei servizi gemmologici e dei contenuti di SiciliaOro. Il suo disegno innovatore ha il pieno appoggio mio personale, dei miei colleghi e di GemTech.


  6. Mauro Arati says:

    E’ bello vedere che – a volte – il confronto “concreto” porta ad azioni e soluzioni. Bravo il Dott. Piccardi che ha saputo intercettare le necessità dei clienti e degli operatori, vedere una Fiera che abbassa i costi non è cosa da tutti i giorni ( non lo fece neppure la Fiera di Hong Kong nel 2003, anno della SARS… ). Bravo il Dott. Minieri che ha sollevato la questione. Speriamo che questo esempio venga seguito anche da altri organizzatori di Fiere.


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