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Jennifer Shanker. Un tesoro a Downtown

Lo showroom muse di new york, punto di riferimento per i maggiori player del retail internazionale

Nikos Koulis, Carolina Bucci, Silvia Furmanovich, Savannah Stranger, Yossi Harari, Elena Votsi. Sono solo alcuni dei jewelry designer che contribuiscono al successo dello showroom Muse di New York, un punto di riferimento per i maggiori player del retail internazionale. A capo della scuderia Jennifer Shanker che ci spiega quali sono le leve che muovono la gioielleria contemporanea.

Jennifer, come funziona il lavoro di showroom e come selezioni i designer?
Per me un gioiello deve essere unico. Devo amarlo fino a entrare in totale sinergia con il designer. Ovviamente il timing è fondamentale, sia in rapporto al mercato, sia rispetto al background del designer. Muse offre un servizio completo. Le uniche due fasi che non gestiamo sono il disegno e la manifattura. Per questo devo essere molto selettiva. Il mercato è saturo di jewelry designer e non si può pensare di entrarvi senza talento, soldi e collezioni già complete.

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Cosa cerca il buyer e quanto è disposto a spendere?
Purtroppo per i giovani spendono sempre meno. Sono più propensi nei confronti di designer già affermati dai quali acquistano un mix di classici e pezzi nuovi. Noi offriamo un’ampia selezione di fine jewelry tra prezzo, trend e stile, quindi davvero la loro scelta dipende dal brand, anche se il prezzo e lo stile oggi conducono molto il gioco.

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Da dove arrivano principalmente i buyer di Muse?
Lavoriamo con qualsiasi tipo di retailer, da Bergdorf Goodman a Neiman Marcus da Jeffrey New York a Stanley Korshak e Marissa Collections, Twist, Betteridge e Diamond Cellar. Vendiamo ai principali department store, fashion store e boutique tradizionali. Sul fronte digital, da Twist a Moda Operandi, ma non vogliamo essere sovraesposti nel webspace, così come preferiamo limitare i retailer nelle singole città.

Siamo piacevolmente colpiti e sorpresi di quanto siano aumentate le vendite attraverso l’ecommerce. Monitoriamo sempre il mercato digitale e ora inizieremo a lavorare con Swoonery per Elena Votsi e Silvia Furmanovich.

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Cosa deve avere un designer per entrare nella scuderia di Muse?
Innanzitutto una visione del marchio, un’estetica definita, una decisa identità, una manifattura eccezionale, prezzi competitivi, unicità, determinazione, pazienza e finanziamenti. Un designer aperto al confronto, creativo nello spirito e prolifico nel talento, per me ha ottime chance.

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Le performance migliori in termini di vendita?
Nikos Koulis e Yossi Harari sono due tra i nostri ‘hottest’ brand. Michelle Fantaci sta crescendo, Holly Dyment e Nora Kogan vendono molto bene alcune collezioni, rispettivamente Skull e Word.

Muse è molto forte sul mercato americano. Progetti di espansione?
Siamo focalizzati sul mercato USA, un territorio vastissimo con molto da fare e città da coprire. Lavoriamo tuttavia con favolosi retailer internazionali, tra cui Strasburgo, Dover Street Market, Matches e siamo sempre aperti a nuovi partner. Adesso a marzo ci presentiamo per la prima volta a Parigi con alcuni dei nostri designer.

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Parleresti di trend del gioiello? Se sì, quali?
Riceviamo molte richieste dalla stampa per i bracciali tennis, statement pieces multicolor, gioielli con cromie rosa e verdi, orecchini asimmetrici e tutto ciò che si possa personalizzare.

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Un’idea di numeri sulle ultime campagne vendita?
Il 2015 è stato un anno di grandi sfide. Alcuni designer sono cresciuti, altri hanno avuto stagioni più piatte. Siamo però molto fiduciosi per questo 2016.

Showroom, fiere, private sale, trunk show. Come convive questa molteplicità di canali wholesale?
Muse è sempre presente a Couture Las Vegas. Sono membro dell’Advisory Council e una grande fan di Couture che credo sia l’unica e vera jewelry destination negli Stati Uniti per la fine jewelry. In questo panorama di grandi cambiamenti nel mondo retail, siamo sempre aperti a nuove formule di vendita del gioiello per supportare i nostri designer nel modo più efficace.

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Come sei entrata nel jewelry business?
Ho iniziato con Yossi Harari. L’ho aiutato a costruire il brand per 8 anni. Poi si è unito mio marito e negli anni abbiamo costruito una squadra competente, autorevole e con una grande conoscenza del settore. Siamo diventati esperti di una nicchia, siamo cresciuti fino ad avere una scuderia di designer ricca ed eterogenea, un team fantastico e uno spazio molto funky nel West Village.

Qualche italiano da tenere d’occhio?
Lavoriamo con Carolina Bucci e io adoro io suoi bracciali tessuti in oro. In Italia ci sono tonnellate di designer bravissimi e spero presto di poter ampliare la scuderia con un made in Italy.


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