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Gemmologia. Un cantiere aperto

Si può fare un parallelo tra la nostra percezione del colore del vino e quella del colore delle pietre? Possiamo capire come viveva una città di sette millenni fa partendo da reperti di pochi frammenti di turchese?

Questi sono stati alcuni coinvolgenti spunti (rispettivamente di G. Parodi e A. Marras) del terzo convegno nazionale di Gemmologia Scientifica che si e’ tenuto, con un sostanziale successo, presso l’Istituto degli Innocenti a Firenze il 24 ed il 25 settembre 2012. Molti i temi intriganti ed inediti sotto i riflettori, ma anche tante comunicazioni incentrate su esperienze pratiche di laboratorio.

 

L’attesa comunicazione di John Koivula, il coautore del fotoatlante delle inclusioni.

Il contributo del noto ricercatore Gia non e’ stato inferiore alle aspettative di un nutrito pubblico composto prevalentemente da gemmologi e studenti, ma con minore presenze di operatori orafi. Lo studioso californiano nel ribadire la centralità dell’indagine microscopica, la quale a suo giudizio resta il momento fondamentale nel quale l’analista decide il percorso di ulteriori indagini, ha velocemente fatto passare le sue apprezzatissime diapositive. Tra queste si sono viste vere primizie, soprattutto laddove le immagini ricavate da gemme abbellite con procedimenti recenti riproponevano scenari che potevano far pensare a quelli delle pietre non manipolate.

 

Attenzione alla nuova legge. In Italia si svolta, sanzioni severe.

La precisa comunicazione di Alberto Scarani ha avuto il grande merito di procedere a puntuali chiarimenti di come ci si debba avvicinare ai fenomeni gemmologici nello spirito della nuova normativa sul commercio delle gemme che sta per entrare in vigore in Italia. Sulla legge e’ poi intervenuta al convegno l’On. Mattesini su invito di Eugenio Scandale, uno dei fondatori e vera anima del CIGES. La tecnica del gemmologo e’ al servizio della giurisprudenza.

Michele Macrì ha aggiornato la platea sull’eldorado brasiliano puntualizzando alcune criticità quali ad esempio la promiscuità, che confonde l’operatore, tra le gemme carioca e quelle africane.

 

La spettrometria, uno strumento di indagine privilegiato.

Come era prevedibile gli interventi accademici si sono contraddistinti per abbondante quantità di dati propiziati dal robusto uso di strumentazione avanzata. In evidenza dunque l’analisi spettrometrica che ha fornito dati fondamentali che permettono di giungere all’identificazione di materiali non ancora esplorati con la profondità che queste tecniche oggi consentono. Elena Gambini del Cisgem ha passato in rassegna, insieme alle perle,  idrozoi ed Antozoi che si possono rinvenire in uso ornamentale e che naturalmente rilasciano spettri diversi dal corallium. Anna Brajkovic dell’Università Milano-Bicocca si è soffermata sull’opale peruviano, Alessandro Lo Giudice dell’Università di Torino ha identificato marker di provenienza del lapis, Ilaria Adamo dell’Università di Milano ha approfondito la tsavorite di Itrafo, Federico Pezzotta ha lavorato sulle tormaline dell’Elba e su quelle del Madagascar. Karl Schmetzer  e di Benjamin Rondeau hanno presentato lavori molto articolati ed esaustivi su alessandrite ed opali etiopici.

Il mondo universitario e l’imprenditoria hanno trovato un percorso comune?

A convegno terminato resta sul tavolo una gran mole di dati specifici. Un arricchimento per la comunità gemmologica presente ai lavori. Si ha comunque l’impressione che solo a tratti il percorso di ricerca universitaria incroci incisivamente i nodi concreti della realtà quotidiana degli operatori. D’altro canto gli imprenditori del gioiello scontano una visione ancora  in un certo modo ristretta alla pratica confermativa, all’identificazione. Ma almeno si è messo in moto un processo e i risultati non tarderanno a venire soprattutto quando si affronteranno i temi dei fondamenti teorici della gemmologia su cui sussistono margini di ambiguità.

Viene da pensare a Richard Hughes, un grande del settore, che non ha esitato ad attribuire al gemmologo una radice schizofrenica in quanto l’osservazione della pietra lo costringe a oscillare continuamente tra l’aspetto puramente fisico e sperimentale e quello emotivo.

Lo studio delle pietre preziose ha dato luogo ad una vera e propria scienza?

A ben vedere, quando si iniziarono in epoca moderna indagini approfondite sui cristalli usati a scopo ornamentale ci si rese conto che non si poteva far altro che applicare i metodi propri della fisica e della chimica. Dove risiedeva allora la motivazione per fondare una disciplina nuova? La risposta era e resta: nell’incredibile impatto emozionale che hanno le gemme sugli esseri umani. La filiera orafa che utilizza la gemma non fa che sfruttare le caratteristiche universali di attrazione e desiderabilità  con cui la natura affascina da sempre donne ed uomini. Il senso dell’incontro di Firenze, se lo si potesse esprimere in sintesi, risiede nell’inevitabile necessità di allargare le frontiere della ricerca. Non si può ignorare  il collegamento con il colossale patrimonio simbolico delle pietre preziose, con le scienze umane, la storia, l’etnologia. Questa spinta a considerare i tanti aspetti che compongono la storia del rapporto tra l’uomo e le gemme era già chiaro a George Kunz, il pioniere della gemmologia moderna. Un vero scienziato che, tra l’altro, lavorava per Tiffany. Il lavoro comune tra scienziati ed operatori può attivare avvincenti tavoli di lavoro multidisciplinari. Gli imprenditori in questi incontri si possono convincere che impegnare più risorse nella ricerca rappresenta un ottimo investimento perché  una crescita delle conoscenza si concretizza istantaneamente in valore aggiunto. Il mondo accademico può focalizzare la propria indagine sulle necessità specifiche della comunità del business e offrire chiavi interpretative inedite ed accattivanti.


4 commenti

  1. marco says:

    gli atti di questo congresso saranno pubblicati o resi disponibili a chi non ha potuto partecipare? a chi si potrebbero chiedere?


  2. ugo longobardo says:

    sarei interessato agli atti del convegno. come fare per averli ?


  3. Paolo Minieri says:

    Che io sappia il CIGES non ha ancora provveduto alla pubblicazione degli atti. Paolo Cerruti, un giovane e brillante gemmologo GIA, ha messo a disposizione un pdf scaricabilie al seguente link:
    http://www.paolocerruti.it/foto/ciges2012.pdf.
    Nel documento si trovano alcuni abstract.


  4. marco says:

    l’ultimo numero della “RIVISTA GEMMOLOGICA ITALIANA” è quasi interamente dedicato al convegno con una esposizione degli studi presentati http://www.rivirtagemmologicaitaliana.it


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