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Ultimo biennio in ripresa per il comparto orafo, ma il 2012 resta l’anno dell’incertezza

È quanto emerge dallo studio commissionato da Unionfiliere sull’Italian Style: siglato un accordo con la Federazione dei Distretti

Sono 341mila le imprese che lavorano nelle tre filiere che più di altre identificano l’italian Style: moda, oreficeria e nautica, con fatturato che sfiora i 200 miliardi di euro. A questa fetta importante dell’economia è dedicato lo studio commissionato da Unionfiliere e realizzato dall’Istituto Tagliacarne, presentato la scorsa settimana a Roma in un incontro cui hanno preso parte Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, Enzo Rullani, professore di Economia della conoscenza, Tedis, Venezia; Valter Taranzano, presidente della Federazione dei Distretti italiani e Giovanni Tricca, presidente di Unionfiliere e della Camera di Commercio di Arezzo. Le conclusioni della giornata sono state affidate a Giuseppe Tripoli, capo Dipartimento per l’Impresa e l’internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo economico.

L’Associazione delle Camere di commercio per la valorizzazione delle filiere del Made in Italy, nata dalla fusione di Assicor e Itf, ha voluto indagare sui contorni delle tre filiere, identificando attività di produzione e commercializzazione fino alle imprese intermedie. La presentazione dello studio è stata anche l’occasione per sottoscrivere un accordo Unionfiliere-Federazione Distretti: i presidenti di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, e della Federazione dei Distretti, Valter Taranzano, hanno siglato così il protocollo che darà il via a forme strutturate di collaborazione tra i sistemi camerale e distrettuale fino ad arrivare a una aggregazione delle strutture responsabili della elaborazione di iniziative condivise.

Il protocollo stabilisce anche che Unionfiliere e Federazione dei distretti collaboreranno per la costituzione di nuove filiere individuando le Camere di commercio sede di distretti e favorendo la loro adesione a Unionfiliere. Alla fine del periodo di transizione, la cui durata non potrà essere superiore a due anni, la Federazione Distretti sarà sciolta con il relativo mantenimento del marchio all’interno di Unionfiliere che, secondo Dardanello, ha già nel nome “i suoi obiettivi: unire per qualificare, valorizzare, promuovere le filiere che hanno reso famoso il made in Italy nel mondo. Da questo spirito di condivisione nasce l’accordo siglato con la Federazione dei Distretti. Queste due strutture, a partire da oggi, avvieranno un percorso diretto alla fusione. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di creare un luogo privilegiato per lo sviluppo di iniziative finalizzate a favorire la competitività delle filiere e dei distretti, attraverso un confronto costante tra sistema camerale e sistema associativo”.

Nello studio realizzato dall’Istituto Tagliacarne, uno dei focus è dedicato alla filiera orafa. A fine 2010 il fatturato del comparto superava i 15 miliardi di euro: l’ultimo biennio, però, si è mostrato particolarmente difficile e negli ultimi 18 mesi le unità locali si sono ridotte fino ad arrivare a 28.559. Le province in cui il settore incide significativamente sono Arezzo (8,1%; Italia 0,5%), Alessandria (4,9%), Vicenza (2%), Caserta (0,8%) e Firenze (0,8%).

In valore assoluto, quelle in cui opera il maggior numero di addetti sono Arezzo, Alessandria, Vicenza, Roma e Milano: è qui che si concentra il 40,7% degli addetti della filiera. Andando più a fondo nel passato, emerge che gli anni Novanta hanno rappresentato una fase crescente nel commercio estero, con picchi significativi nel 2000. A partire dall’ingresso nel nuovo secolo, invece, il segno è stato gradualmente negativo fino al minimo del 2009. I valori dei prodotti orafi esportati hanno subito una indicativa contrazione nel 2008 e nel 2009 (diminuite le quantità e aumentati i costi unitari), mentre si è registrata una ripresa nel 2010 e nel 2011: per il 2012, tuttavia, resta forte incertezza.

Nei distretti orafi risultano attivi, nel 2010, 59.976 addetti manifatturieri in 7.549 unità locali. La crisi finanziaria ed economica ha comportato la perdita di 8.693 addetti nel complesso delle attività manifatturiere, pari al 12,7% degli addetti presenti nel 2007, e di 934 unità locali, pari al 9,3% delle unità locali presenti prima della crisi. Tra i quattro distretti manifatturieri specializzati nelle attività orafe il maggiore è quello di Arezzo, seguito da quello di Vicenza e da quello di Bassano del Grappa. Il distretto di Valenza Po è invece l’ultimo, in termini di addetti. Considerando le attività della filiera orafa, nel 2010, Arezzo è ancora al vertice, seguito da Valenza Po e da Vicenza.


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