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Truffa diamanti, richiesti rimborsi per 645 milioni

Oltre 19mila le richieste avanzate nei confronti di Bpm e Unicredit, entrambe operavano con la fallita Idb: rimborsati fino ad oggi solo 107 milioni

diamanti

Diamanti venduti in banca a prezzi gonfiati, oltre 19mila richieste di rimborso per una cifra complessiva di 645 milioni di euro: è il totale richiesto dai risparmiatori agli istituti Bpm e Unicredit, indagate secondo la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Mentre prosegue l’inchiesta della Procura di Milano che indaga per truffa aggravata e autoriciclaggio, si fanno i conti sui rimborsi chiesti dai clienti: 13.300 per Bpm, 5.680 per Unicredit, rispettivamente per 430 e 215 milioni: totale: 645 milioni.

Entrambe le banche avevano rapporti con la Idb – Intermarket Diamond Business, dichiarata fallita a gennaio (gli altri istituti coinvolti, Mps e Intesa Sanpaolo, avevano accordi invece con la Dpi – Diamond Private Investment). Particolarmente delicata la situazione di Bpm: le cifre indicate sono contenute nel bilancio 2018, con lo stanziamento di 318,3 milioni destinati agli indennizzi (una parte dei contenzioni è stata già chiusa utilizzandone una parte, precisamente 33,1 milioni).

Fino al 31 gennaio sono state chiuse 2.570 transazioni (chiusa l’istruttoria per 9.499 reclami), il cui esito è stato valutato “caso per caso” da un gruppo di 150 dipendenti appositamente messo in piedi dalla banca: Non a tutti è stato riconosciuto il valore integrale dell’investimento, in molti casi è stato proposto un rimborso parziale. Tra i clienti celebri truffati dalla vendita di diamanti tramite Bpm, anche la rockstar Vasco Rossi. Intanto tre i dirigenti sospesi perché indagati, tra loro il direttore generale Maurizio Faroni.

Ammonta a 5860 il numero di richieste avanzate invece a Unicredit, che ha costituito un apposito “Fondo per rischi ed oneri, alla cui determinazione hanno contribuito anche i risultati di uno studio peritale indipendente sulla valorizzazione delle pietre”. La banca, secondo la relazione del collegio sindacale nel bilancio 2018, ha già provveduto a rimborsare 1.623 clienti per complessivi 74 milioni di euro, ma già a partire dal 2017 erano partite iniziative atte a riconoscere ai propri clienti “l’originario costo sostenuto per l’acquisto dei preziosi e il conseguente ritiro delle pietre”.

Dopo l’inchiesta di Preziosa magazine, quasi tre anni fa, la vicenda esplode: i diamanti venduti ai risparmiatori da circa 17mila sportelli bancari si presentano con prezzi gonfiati e una garanzia di ricollocazione che non aveva, in realtà, alcun riscontro certo. All’inizio del 2017, l’intervento della Consob, che annuncia specifici approfondimenti sulle proposte commerciali degli istituti bancari, e a giugno dello stesso l’apertura di un’inchiesta della Procura di Milano con l’ipotesi di truffa con conseguente sequestri negli istituti e nelle società venditrici. Pochi mesi dopo fioccano sanzioni per 15 milioni di euro erogate dall’Autorità per la concorrenza e il mercato, che definisce le modalità di offerta dei diamanti da investimento “gravemente ingannevoli e omissive” con “prezzi di vendita liberamente determinati dai professionisti in misura ampiamente superiore al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento”.


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