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TORNA IL BONUS PER LE NUOVE ASSUNZIONI AL SUD – Vademecum per il suo corretto uso

Con l’approvazione da parte della Conferenza Stato Regioni avvenuta lo scorso 10 maggio, è in dirittura d’arrivo il decreto attuativo dell’art. 2 del DL 70/2011, con il quale è stato reintrodotto il credito d’imposta per le nuove assunzioni nel Mezzogiorno.

Si tratta di un considerevole vantaggio fiscale per coloro che hanno aumentato o aumenteranno la forza lavoro a tempo indeterminato nel periodo che va dal 14 maggio 2011 ed il 13 maggio 2013.

Vediamo ora come funziona in concreto il bonus.

Chi ne ha diritto

Tutti i datori di lavoro delle Regioni del Sud (Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna) che hanno assunto o assumeranno a tempo indeterminato tra il 14 maggio 2011 ed il 13 maggio 2013 lavoratori definibili come “svantaggiati” o “molto svantaggiati”, ai sensi dell’art. 2, commi 18 e 19 del Regolamento n. 800/2008/CE. Non basta assumere : occorre incrementare il numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato rispetto alla media dei dodici mesi precedenti.

Chi sono i lavoratori “svantaggiati” o “molto svantaggiati”

i lavoratori “svantaggiati” sono quelli :

–  privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;

–  privi di un diploma di scuola media superiore o professionale;

–  che hanno superato i 50 anni di età;

–  che vivono soli con una o più persone a carico;

–  occupati in professioni o settori con elevato tasso di disparità uomo-donna;

–  membri di una minoranza nazionale.

I  lavoratori “molto svantaggiati” sono coloro che non hanno un impiego da almeno 24 mesi.

In cosa consiste il Bonus

Il Bonus consiste in un credito d’imposta pari al 50% dei costi salariali sostenuti nei dodici mesi successivi all’assunzione per ciascun lavoratore “svantaggiato”, calcolati sulla retribuzione lorda, sui contributi obbligatori ed assistenziali.

Per i lavoratori “molto svantaggiati”, il bonus raddoppia in durata :  esso si calcola sui costi sostenuti nei 24 mesi successivi all’assunzione.

Il bonus si calcola sulla differenza tra il numero dei dipendenti a tempo indeterminato, rilevato mensilmente, e la media degli occupati nei dodici mesi precedenti alla data dell’assunzione.

Per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo parziale, il credito spetta in proporzione alle ore prestate rispetto a quelle previste dal contratto nazionale.

I posti di lavoro devono essere conservati per almeno due anni nelle piccole e medie imprese e tre anni nelle grandi, pena la decadenza dal beneficio.

Come si richiede il Bonus

La gestione delle pratiche è affidata alle Regioni; infatti, ogni Regione dovrà stabilire modalità e procedure per la concessione del bonus. Ciò dovrebbe avvenire entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo.

Quindi, i datori di lavoro dovranno inoltrare un’apposita istanza alla Regione competente; l’ammissione al bonus sarà subordinata alla disponibilità delle risorse. Le domande saranno accolte fino ad esaurimento delle risorse, corrispondenti a 142 milioni di euro complessivi che potranno essere incrementati con fondi delle Regioni.

Come si utilizza il bonus

Il credito d’imposta sarà utilizzabile a compensazione di imposte dovute, mediante il modello F24.

Esso può essere utilizzato solo a partire dalla data di comunicazione dell’accoglimento dell’istanza da parte della Regione.

Deve essere utilizzato entro due anni dalla data di assunzione.

Il credito va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è riconosciuto.

Esso non concorre a formare il reddito ai fini delle II.DD., né il valore della produzione, ai fini dell’IRAP.

Quando si perde il Bonus

Il diritto ad usufruire del credito d’imposta decade quando:

–  il numero complessivo dei dipendenti a tempo indeterminato, rilevato mensilmente, risulta inferiore o pari a quello nei 12 mesi precedenti l’assunzione (cosa che potrebbe accadere per sopravvenuti licenziamenti);

–  Non viene rispettato l’obbligo di conservazione dei nuovi posti di lavoro per almeno due anni nelle piccole e medie imprese o tre anni nelle grandi;

–  vi è accertamento definitivo di violazioni non formali alla normativa fiscale, a quella contributiva o a quella sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.

In tali casi il datore di lavoro potrebbe vedersi costretto a restituire l’intero ammontare del beneficio, maggiorato di interessi e sanzioni.

 


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