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The Blue Brothers

Al club delle pietre blu tanzanite, cianite e Iolite. Oltre agli zaffiri

 

Tavola 1. Splendida tanzanite tonda di 18,56 cts. (Foto da collezione E-motion)

Una volta c’erano i big three, zaffiri, smeraldi e rubini, incontrastati ed intramontabili divinità dell’Olimpo gemmologico. Oggi si può allargare la scelta. Particolarmente rare le gemme blu possono permettersi di raffrontarsi allo zaffiro? Quante sono? Da quanto tempo sono sul mercato? E a quali prezzi? E con quali virtù?

Molto giallo, poco blu. Capricci della natura. Una nuova corsa verso gli zaffiri di Ceylon.

 Forse potremmo cominciare da qui: Madre Natura è stata alquanto avara di cristalli naturali di colore blu. Gli amanti del giallo hanno a disposizione al confronto supermercati, potendo scegliere tra citrini, topazi, zaffiri, berilli, crisoberilli, zirconi, etc. Questo è il motivo, assieme alle proprietà fisiche rimarchevoli, per il quale il corindone blu varietà zaffiro svetta da sempre al top della desiderabilità delle pietre preziose di questa tinta. L’interesse delle imprese estrattive, per lo più artigianali, verso lo zaffiro resta alto ma al contempo è polverizzato in tantissime piccole attività sparse su più continenti.

Tavola 2. Uno zaffiro dello Sri Lanka di 9,22 carati

Madagascar, Tanzania, Kenia, Birmania, Tailandia e Sri Lanka sono i maggiori produttori di zaffiri grezzi. Proprio nello Sri Lanka, a Thammannawa nel sud-est dell’isola di Ceylon, mentre si provvedeva alla costruzione di una strada si è casualmente rinvenuto a fine 2011 un deposito alluvionale di zaffiri di eccellente qualità. L’area interessata si è rapidamente trasformata in una sorta di Klondike in versione subtropicale. Centinaia di improvvisati minatori muniti di setaccio hanno febbrilmente ripassato il territorio prima che il governo di Colombo mettesse all’asta i diritti di sfruttamento. Ed adesso, questione di poco, ci aspettiamo gemme che si preannunciano di peso e qualità eccellenti.

La leggenda millenaria dello zaffiro blu, o più prosaicamente l’aspettativa di far soldi, risplende ancora in questa calca da stadio che presidia il terreno nella speranza di rinvenire un piccolo sasso.

Ma altri materiali blu fanno capolino nelle vetrine dei gioiellieri in tutto il mondo. La tanzanite ha solo 45 anni, una bambina che da’ il meglio se riceve calore.

Tavola 3. Una delle primissime realizzazioni di Tiffany con la tanzanite

Non millenaria ma poco più che quarantenne la tanzanite segna il record del più rapido ingresso di una gemma nell’olimpo delle vendite. Altri blu pregiati che non fossero zaffiri, lo abbiamo notato, nella tavolozza orafa proprio ci mancavano. L’ora della tanzanite scocco’ nel 1967 nella regione di Arisha in Tanzania. In tempo per sincronizzarsi con nuovi dispositivi di marketing evoluto per organizzarne la diffusione. Questa incantevole varietà della zoisite poteva infatti sfruttare a pieno la peculiarità di essere rinvenuta esclusivamente in Tanzania e in quantita’ che apparivano pertanto limitate. Tiffany intuì il potenziale della nuova gemma e la introdusse sul mercato, investimento pubblicitario da un milione di dollari del 1969, con tutto il prestigio del suo brand (tavola 3).

 

Tavola 4. L'impennata dell'export di tanzanite grezza

In meno di mezzo secolo intorno alla tanzanite si è compiuto buona parte del lavoro di marketing per realizzare il quale lo zaffiro aveva impiegato millenni, solcato rotte commerciali, sollecitato ricerche e suscitato leggende. Della tanzanite invece si è saputo tutto subito: gemma ignota al mercato, varietà di zoisite con distinto pleocroismo, esclusiva di una precisa area geografica e di un paese relativamente tranquillo circondato da realtà africane fortemente conflittuali.

Tavola 5. Produzione di tanzanite in migliaia di carati

L’introduzione della tanzanite sul mercato riusci’ molto bene negli Stati Uniti negli anni 80 e 90 con prezzi che sono arrivati anche a toccare i 1000 dollari al carato al consumo. Operazione riuscita? I livelli dell’export (vedi tavola 4 e 5) e di consumo dicono di si.

 

Tavola 6. Tanzanite sagomata a goccia. A destra il cuscino ha ricevuto un riscaldamento di oltre 500 gradi.

Pare che a riscaldare incidentalmente la tanzanite fossero stati i pastori con i loro bivacchi. Ma sta di fatto che senza trattamento termico i fantastici toni blu e porpora non apparirebbero mai da quei cristalli bruni che si trovano nel sottosuolo (tavola 6).

 

La concentrazione della tanzanite in un’area così ristretta ha rapidamente portato ad una situazione di quasi monopolio da parte della Tanzanite One, raggruppamento minerario in cui convergono grossi capitali interessati ad una stabilizzazione dell’offerta e dei prezzi.

Qualcosa di simile a quanto accadde nel sistema distributivo dei diamanti contraddistinto da una concentrazione della catena, dalla produzione del grezzo fino alla commercializzazione per mezzo di concessionari (la tavola 5 evidenzia la considerevole concentrazione di tanzanite grezza nelle mani di Tanzanite One).

 

Tavola 7. Una cianite ben tagliata è una gemma accattivante e non cara

Per lungo tempo la più economica alternativa allo zaffiro naturale e’ stato quello sintetico, ottenuto circa un secolo fa con il metodo Verneuil, tutto sommato un prodotto estremamente valido che riproduce le caratteristiche fisiche del corindone naturale. Ma a partire dagli Stati Uniti in tempi più recenti si va imponendo l’ uso di iolite e cianite, gemme naturali di colorazioni blu molto intriganti. Spesso fino a qualche tempo fa la resa di queste gemme era piuttosto scarsa. La prima e’ fortemente pleocroica (non diversamente dalla tanzanite) e quindi deve essere ben interpretata prima della lavorazione per evitare che i toni gialli rovinino quelli decisamente blu (vedi tavola), mentre la cianite ha una durezza di 4-4,5 se tagliata parallela all’asse ottico e di 6-7 se perpendicolare (tavola 7).

 

Tavola 8. Incrementi percentuali delle gemme blu su indice 100= valore 2005

Non bisogna meravigliarsi dei risultati che si possono quindi ottenere quando si sfruttano al meglio le loro caratteristiche, tagliandole in modo accurato, con costi assolutamente abbordabili (dai 20 ai 50 euro al carato per gemme variabili dai 2 ai 3 carati, vale a dire 10 o 20 volte inferiori a quelli degli zaffiri o delle tanzaniti).

Ma se in termini assoluti resta abissale la differenza, è il caso di sfatare il luogo comune secondo il quale i materiali di uso più recente non vedono apprezzare le proprie quotazioni.

Dalla tavola si può notare che fatto indice 100 iolite e tanzanite hanno incrementato il proprio valore più degli zaffiri (tav. 8). L’offerta di gemme naturali blu in definitiva è più completa e competitiva di quanto non lo fosse fino a ieri.

 


2 commenti

  1. paola says:

    e’ sempre affascinante leggere i suoi articoli, ed aprono nuovi orizzonti sulle pietre !


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