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“Tempo Reale e tempo della realtà”, mostra prorogata al 5 marzo

Avrebbe dovuto chiudere i battenti l’8 gennaio ma la calorosa accoglienza di pubblico e le numerose richieste dei tanti rimasti fuori hanno fatto decidere per una proroga sostanziosa della mostra, che continuerà ad essere ospitata a Palazzo Pitti eccezionalmente fino al 5 marzo 2017.
Il Tempo nelle sue connotazioni ed implicazioni filosofiche, religiose, esistenziali, partendo da quello che scandì storie e vicissitudini di tre diverse dinastie, medicea, lorenese e sabauda, fino a giungere al tempo straniante del XX secolo. Curata da Enrico Colle e Simonella Condemi, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei, la mostra vede esposti circa sessanta orologi selezionati da un patrimonio totale di oltre 200 esemplari, la maggior parte storicamente legati al Palazzo oppure acquisiti in seguito a donazioni per le collezioni museali. Scienza ed arte insieme, il cuore meccanico custodito dalla cassa che diventa un vero e proprio manufatto artistico, con un filmato introduttivo che documenta il lavorio squisitamente tecnico degli orologi.
Il percorso storico della mostra parte da lontano, ben prima che fosse messo a punto qualsivoglia prototipo di segnatempo, quando gli astri erano la principale guida per determinare lo scorrere delle ore. S’inizia quindi con numerosi strumenti scientifici di epoca galileiana, come la replica del Giovilabio di Galileo o diversi esemplari di orologio solare, provenienti da altri musei fiorentini quali il Museo Galileo e il Museo Stibbert.
Interpreti di stili e gusti diversi che si succedettero nel Granducato di Toscana, gli orologi in mostra al Palazzo sono autentiche opere d’arte che coreografano soprattutto allegorie del tempo, denotando principalmente quanto sia stato importante dare al Tempo una materializzazione simbolica.
Al visitatore è data la possibilità di ammirare non solo le opere in esposizione ma anche taluni dipinti in cui sono raffigurati gli stessi orologi esposti, o similari, inseriti nel loro contesto originario, come il Ritratto di Maria Luisa di Parma di Laurent Pécheux o Le tre età dell’uomo di Giorgione.
E poi ancora lo stretto legame fra tempo e musica, espresso attraverso complessi congegni sonori che venivano applicati al meccanismo dell’orologio e spinto fino a concepire l’Orchestrion, dallo straordinario ordito polifonico.
La mostra approda infine al XX secolo, tempo della realtà, tempo straniante della nostra contemporaneità, reinterpretato in preziosissimi gioielli ad esso ispirati, come l’anello di Fausto Maria Franchi Ore perdute, o la collana d’ispirazione surrealista L’eterno ritorno di Virginia Tentindò.
Sarà per molti una sorpresa trovare, in una mostra dall’argomento così apparentemente tecnico -spiega Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi- tanti spunti di riflessione che vanno ben al di là dell’aspetto decorativo e meccanico degli oggetti in sé. È il Tempo, infatti, il vero protagonista di questo evento, e di un catalogo che si rivela, di pagina in pagina, un viaggio attraverso la storia degli orologi, la loro ambientazione, la scienza in genere, coinvolgendo la filosofia, la religione, e perché no anche le frivolezze e i significati più profondi della moda: in definitiva, tutto l’incessante scorrere della vita”.


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