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TEMPI NOSTRI: Regole e affari: missione impossibile?

Ce la ricordiamo tutti la storica glasnost di Gorbaciov. Rispetto al significato originale che in lingua russa è letteralmente “pubblicità”, nel senso di “dominio pubblico”, è poi stata tradotta spesso con “trasparenza”.
Trasparenza, perché implica di rendere noto al mondo come funzionano le cose in un’organizzazione, in un’azienda, nella vita di una persona. È la grande esigenza – spesso più  sbandierata che reale – del nostro tempo. Ma per essere trasparenti occorre non avere scheletri nell’armadio, occorre avere un comportamento corretto in tutto e per tutto, occorre, insomma, fare dell’etica una regola.
All’apparenza non è cosa particolarmente difficile: basta solamente che quel costosissimo abito di haute couture non sia costato gli occhi a povere ricamatrici per una manciata di cibo; basta solamente che i palloni con cui giocano i nostri ragazzi non vengano lavorati da altri ragazzi schiavizzati in tenera età; basta solamente che quei diamanti e quell’oro di gioielli da sogno non costino la salute e la vita di minatori e finanzino guerre. Basta produrre senza sfruttamento e senza danno.
Molti grandi marchi già dichiarano (ma come mai magari dopo tanti gravi episodi che li hanno visti coinvolti?) di avere avviato, o addirittura già attuato le procedure per adeguarsi a questa esigenza di trasparenza, in modo che del prodotto si sappia tutto, assolutamente tutto. E intanto sono state varate o sono allo studio norme e regolamentazioni sempre più rigide.
Molte organizzazioni esistenti si sono attivate e altre ne sono state create per controllare l’adeguamento delle aziende che sono o che si dichiarano “virtuose”. È  cosa buona e giusta. È una strada che va percorsa, pur senza arrivare a eccessi che sono oggettivamente impossibili e inattuabili, quando non assumono addirittura il vero e proprio aspetto di protezionismo nazionalista. È una strada che va percorsa, anche se ce ne vorrà di buona volontà per guarire dalla corruzione, perché avere meno regole significa fare più affari.
Sarebbe una strada facile se fosse realmente radicata nell’animo di tutti e di ognuno la convinzione di Vincenzo Nibali, vincitore dell’ultimo giro d’Italia. Etica e morale: si vince così. E se lo dice uno che è soprannominato “lo squalo dello Stretto (di Messina n.d.r.)”…


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