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Tarì maggio 2011. Così così.

Al Tarì, gentili amici, le cose in fiera sono andate così  così. Un eufemismo? Forse. Non è che si tocchi il polso di tutti i colleghi e non si hanno report immediati. Ma nel commercio abbiamo spesso sensazioni nitide che anticipano i numeri. Si sono visti meno clienti e questo è un segnale che mostra limpidamente che è in calo l’attenzione per la manifestazione fieristica campana di maggio. Tendenza generale, valida per le tutte le fiere? Non direi. Ho ancora negli occhi la folla straripante al Convention Centre di Hong Kong, lo scorso marzo. Va bene, direte, grazie: quello è il prodigioso Estremo Oriente. Ma pare che a Basilea le cose non siano poi andate così male. Non mi associo dunque al coro dei deterministi che sezionano il globo in economie decollanti che grondano entusiasmo ed economie mature che segnano il passo. Non è solo un clima favorevole a determinare la fioritura.

La gioielleria che tira a Hong Kong è anche il frutto di un gigantesco lavoro infrastrutturale e di marketing che dura da oltre un decennio e le manifestazioni fieristiche traggono beneficio da innumerevoli iniziative collaterali (ci scontano i prezzi degli alberghi, ci pagano la metro, ci mandano i badge fino a casa, ci telefonano e ci chiedono nella nostra lingua di cosa abbiamo bisogno etc.).

A Basilea non ci fanno sconti, paghiamo persino l’aria che respiriamo ma la qualità dei prodotti esposti resta ragguardevole, il livello altissimo. Quindi non sono solo la floridità dei mercati al consumo a determinare il successo dei distretti produttivi e distributivi. In Italia mi sembra che solo Vicenza, e solo ora, abbia individuato un percorso per recuperare un’identità alla propria fiera di gioielleria. Ma ci sarà da sudare e il risultato non è scontato.  Il distretto produttivo e distributivo centro meridionale si aggrappa al Tarì perchè a Marcianise almeno s’è messo in moto un progetto.

Ma nei quindici anni di vita sono cambiate troppe cose e le risorse del centro orafo non sono adeguate ai tempi difficili che stiamo vivendo. Sarà bene che tutte le forze sane del mondo orafo campano riflettano adeguatemente sui passi da muoversi per riposizionarsi sui mercati. Bisogna ascoltare gli operatori, colloquiare con l’amministrazione pubblica e soprattutto col mondo scientifico. “Preziosa” a mio avviso è lo spazio ideale per questo dibattito e per una generale presa di coscienza collettiva di un settore che per lunghi secoli ha dato prova di sapersi perpetuare con successo.


1 commento

  1. pasqualina says:

    Caro Paolo,non possiamo paragonare il Tarì nè al centre di Hong Kong,nè alla tradizione fieristica di Basilea!Seppur concepito molto bene con interessanti realtà produttive,dispiace constatare l’esistenza di una serpeggiante mentalità “napoletana” dove tutto è una copia dell’altro,tutto è possibile procurare (vedi il mercato parallelo degli orologi di tutti i tipi anche di alta gamma),e tutto è possibile vendere ai privati che entrano con una disinvoltura disarmante,vuoi perchè appartenenti agli alti ranghi delle forze armate (carabinieri,guardia di finanza ecc)e vuoi perchè si tratta di personaggi politici di spicco e non,ed ancora più comunemente perchè amici degli amici!!!!!!!!!!!Così non si va da nessuna parte!Sono convinta che ancora esistano le forze sane dell’imprenditoria orafa campana,ma riuscirà a far sentire la sua voce tuonante?Sarebbe interessante creare all’interno del centro dibattiti sul tema sentendo le nostre opinioni(peraltro note agli stessi soci)e le nostre esperienze,ma con un unico intento……..quello di costruire un futuro di moralità ritrovata e perseguire nuove politiche di marketing per il rilancio del centro


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