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Tamburinidragone, una collezione frutto di due esperienze diverse unite dall’amore per la gioielleria

Si chiama “Blu” la prima collezione di Tamburinidragone, marchio nato dalla collaborazione tra Giulia Tamburini e Cecilia Dragone, giovani orafe milanesi con in comune un’esperienza fiorentina e la passione per il lavoro al banco, unendo la mente del designer e la mano dell’artigiano.

Tamburini, 31 anni, è laureata in lettere ma dal 2008 al 2010 ha frequentato la scuola Arti orafe di Firenze ed è titolare del marchio Giulia Tamburini.

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Cecilia Dragone, 29 anni, è laureata in scienze e tecnologie orafe alla Bicocca di Milano e diplomata all’Istituto gemmologico italiano, oltre ad aver fatto esperienza di bottega, poco più che diciottenne, con un maestro fiorentino e aver aperto poco dopo la sua prima attività AU197 gioielli.

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Si sono conosciute qualche anno fa, ritrovate e all’inizio dell’anno hanno deciso di mettersi insieme. Entrare nel loro laboratorio di Milano è come fare un salto nel tempo, nelle botteghe “di una volta”.

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«Entrambe non avevamo più voglia di lavorare da sole – raccontano – in due è meglio. Ci uniscono l’affinità di gusto e il fatto che ad entrambe sia sempre piaciuto il lavoro artigianale orafo. Per noi creare gioielli non è design puro. Non puoi progettare un pezzo senza capire come viene realizzato, quali sono le problematiche che si incontrano poi al banco. Produrre quello che disegni chiude il gap tra designer e orafo».

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«Tutti i pezzi – continuano – sono fatti a quattro mani, sia per quanto riguarda le idee che la realizzazione. Se una di noi ha un’idea se ne parla, si sviluppa insieme, poi il prototipo passa sempre per le mani di entrambe».

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I pezzi trasmettono l’artigianalità del lavoro e anche un gusto che guarda all’antico, a partire dalle punte di freccia di orecchini e collane, al taglio a piramide – anche questo artigianale – delle pietre incastonate in anelli e ciondoli, fino al pendente a croce che ricorda i monili medievali. In particolare, molti orecchini sono “doppi” con elementi che emergono dal retro del lobo, incorniciandolo, che siano appunto frecce o pietre che richiamano quella sul davanti.

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Gli anelli possono essere importanti, riprendendo il motivo piramidale, o molto sottili, incorniciando il dito di rubini sintetici.

«Tutti i pezzi sono in oro 9 carati e pietre – spiegano –. Utilizziamo quarzi, acquamarina, agate e opali. Un anello è preso da un quadro medievale e comunque da tutta la collezione “Blu” traspare la voglia che avevamo entrambe di antico e materico, di sperimentare tecniche nuove, dopo anni in cui abbiamo creato gioielli molto diversi». Cecilia, infatti, viene da lavori molto sottili e minuti, mentre Giulia da pezzi legati a trafori e floreale.

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Ma il tema arcaico non è l’unico che questa coppia di orafe ha in mente per il futuro. «Non sarà una costante – concludono – ma le prossime collezioni probabilmente saranno differenti. Stiamo pensando alcuni pezzi da proporre per Natale e alla nuova collezione che presenteremo in primavera».

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