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Swiss Made, regole più severe dal 2017

Scongiurato il pericolo di una proroga: con una percentuale di produzione locale aumentata dal 50 al 60% entreranno in vigore le ordinanze sul progetto “Swissness”

swissmade

Il Consiglio federale elvetico ha approvato le ordinanze sulla protezione dei marchi e sull’utilizzo dell’indicazione di provenienza “Svizzera” per le derrate alimentari ma anche l’ordinanza sul registro delle denominazioni d’origine e delle indicazioni geografiche per i prodotti non agricoli e quella sulla protezione dello stemma della Svizzera e di altri segni pubblici. Malgrado le opposizioni di alcuni gruppi politici che chiedevano una proroga, le nuove norme entreranno in vigore il 1° gennaio 2017.

La nuova legislazione “Swissness” rafforza la protezione della designazione “Svizzera” e delle croce svizzera e contribuisce a evitare e a contenere gli utilizzi abusivi, affinché il valore del “marchio Svizzera” sia preservato a lungo termine. I nuovi criteri migliorano la protezione dell’indicazione di provenienza “Svizzera” e della croce svizzera a livello nazionale e agevolano l’attuazione del diritto all’estero.

La nuova legislazione, in particolare, definisce regole più precise, ancorate nella legge sulla protezione dei marchi, che stabiliscono le condizioni necessarie affinché un prodotto o un servizio possa essere definito “svizzero”. Chi adempie tali condizioni può, invariatamente, utilizzare la designazione “Svizzera” a titolo facoltativo e senza autorizzazione. Sempreché siano osservate le regole sarà ormai possibile contrassegnare anche i prodotti (e non più solo i servizi) con la croce svizzera; lo stemma nazionale continuerà invece a essere riservato agli enti pubblici.

Anche il mondo degli orologi è naturalmente toccato dal provvedimento: la possibilità di registrare indicazioni geografiche anche non agricole, come la dicitura “Genève” per gli orologi, in un nuovo registro e su questa base chiederne la registrazione come marchi geografici, consente ai settori interessati di ottenere un titolo di protezione ufficiale in Svizzera. Ciò semplificherà in modo significativo le procedure di domanda e l’attuazione della protezione in particolare all’estero.

Scongiurato dunque il pericolo di una proroga. La Federazione dell’industria orologiera svizzera canta così vittoria: “È vero che in passato ci siamo fortemente impegnati a valore differente per gli orologi che avrebbe fissato il tasso all’80% per i modelli meccanici – spiega il presidente Jean-Daniel Pasche -. Ma ci siamo resi conto che tali disposizioni erano impossibili da ottenere, perché considerata una misura protezionistica, perciò per noi l’approvazione del 60% è comunque una vittoria”.

Al momento, la percentuale minima perché un orologio possa dirsi swiss made è del 50%: è etichettabile come “Swiss Made” ogni orologio il cui movimento è svizzero, cioè assemblato in Svizzera, controllato dal fabbricante in Svizzera, e realizzato nel paese per almeno il 50% dei suoi componenti. I controlli da effettuare a livello locale attualmente riguardano esclusivamente il movimento e la verifica finale. Con le nuove norme, il controllo si estende a tutte le parti dell’orologio, come anche bracciali e involucri. Inoltre, è previsto per il futuro che almeno una delle fasi principali di produzione avvenga in Svizzera.

Tra i primi gruppi di studio sull’indicazione di provenienza “Svizzera” e l’approvazione in Parlamento del progetto Swissness, sono già trascorsi sei anni e altri due sono stati necessari perché il Consiglio federale decidesse in merito all’attuazione delle ordinanze e all’indicazione di una data di entrata in vigore. I gruppi oppositori, che hanno tentato di ottenere una proroga, avevano espresso preoccupazione per l’impatto della nuova normativa in materia di un’economia già indebolita dalla forza del franco. Nel mese di settembre, però, il rifiuto del rinvio.

Se però l’entrata in vigore della nuova legge è infatti decisa per il 2017, le disposizioni concernenti l’industria orologiera saranno oggetto di una ulteriore consultazione che durerà fino al prossimo 2 dicembre. La Federazione chiede che, a fronte del tasso del 60%, venga comunque imposto che lo sviluppo tecnico dell’orologio e del suo movimento avvengano in Svizzera.


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