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Svolta Uzbekistan: accordo con Afemo per la lavorazione dell’oro

I macchinari orafi italiani protagonisti, la missione ha toccato le tre principali città, Tashkent, Samarcanda e Bukhara, tra momenti istituzionali, visite aziendali e incontri BtoB.

da sx Davron Samatov, Gianluigi Barettoni, Pierluigi Aloisio

Il 30 ottobre Afemo (Associazione fabbricanti ed esportatori di macchinari per l’oreficeria) ha sottoscritto un memorandum d’intesa con Uzbekzargarsanoati, l’associazione orafa uzbeka, che vedrà aziende italiane e locali lavorare assieme sia per quanto riguarda l’affinazione dell’oro che la lavorazione orafa.

La missione ha coinvolto 13 imprese italiane: Ciemmeo, Faimond, G. B. Bertoncello, Lorenzato, Magimex, Ompar, Orostudio e Sisma di Vicenza; Btt di Arezzo; Cimo di Pavia; Fasti e Ombi di Torino; Garbarino di Valenza.

L’accordo firmato dai presidenti Gianluigi Barettoni e Davron Samatov s’inserisce nel forte cambiamento innescato nel paese ex sovietico dalle riforme del presidente Shavkat Mirziyoyev, che a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino hanno rappresentato la vera svolta rispetto al sistema economico esistente sotto l’Urss. L’unico campo in cui il suo intervento è stato invece protezionistico, è stato infatti quello delle materie prime, tra cui l’oro, del quale l’Uzbekistan è il decimo produttore mondiale, con 105 tonnellate estratte nel 2018.

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«Mirziyoyev ha liberalizzato il commercio, affidando la gestione del processo alle associazioni di categoria – spiega Massimiliano Malgioglio, direttore di Afemo – Al contrario, le materie prime, che in precedenza venivano esportate, adesso possono uscire dal paese solo se lavorate in loco. Il ruolo delle aziende italiane sarà quindi di contribuire sia all’ammodernamento degli impianti di affinazione dei metalli preziosi, sia alla ristrutturazione delle aziende orafe. Abbiamo portato in Uzbekistan dei colossi e le 60 aderenti alla nostra associazione sono eccellenze mondiali».

I contatti tra Afemo e Uzbekzargarsanoati sono iniziati a gennaio a T-Gold e proseguiti ad OroArezzo ad aprile, quando il progetto è stato presentato agli associati, fino alla missione di ottobre, quando è stato sottoscritto l’accordo. Se sul piano estrattivo il lavoro è già avviato e ci sono già imprese italiane presenti, su quello della produzione si può invece parlare di un recupero. «Prima dell’Urss – sottolinea infatti il direttore – l’Uzbekistan aveva un’importante tradizione orafa, poi il regime comunista ha vietato questa attività e adesso esiste soprattutto una produzione artigianale. L’idea è di organizzare iniziative che includano anche la formazione, tramite le nostre aziende».

Barettoni consegna il Trendbook in Uzbekistan

La missione ha toccato le tre principali città, Tashkent, Samarcanda e Bukhara, tra momenti istituzionali, visite aziendali e incontri BtoB, in un tour seguito in prima persona dai vertici dell’associazione uzbeka, il presidente Samatov e il direttore Nodir Mirkhmedov «che sono stati degli ospiti meravigliosi», conclude Malgioglio.

Accanto alle relazioni, anche il lato commerciale del viaggio è stato decisamente positivo, come spiega Barettoni. «La missione è andata oltre le aspettative, perché ci aspettavamo un mercato più acerbo. Adesso dobbiamo metterci subito in pista e macinare lavoro, arrivando a coprire tutta la filiera».

E se il primo contatto tra Afemo e governo uzbeko è stato favorito dalla Marco Polo Consulting (in Uzbekistan c’era il presidente Pierluigi Aloisio) un appoggio importante è arrivato da Ieg. «Italian exhibition group ci ha supportati al 100% – continua il presidente – e per questo dobbiamo ringraziare Marco Carniello, direttore della divisione Jewellery & Fashion. Noi siamo stati ambasciatori di VicenzaOro e di T.Gold, che sentiamo anche un po’ nostro. Il prossimo passo sarà ospitare a Vicenza 15 operatori uzbeki in occasione della fiera di gennaio».

www.afemo.it


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