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Super, il prêt-à-porter donna di Pitti Immagine a Milano

Si riconfermano location e format della scorsa edizione di febbraio: dal 23 al 25 settembre, in piena Fashion Week, appuntamento con il womenswear

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Molte le novità in programma per l’edizione di SUPER, il salone di accessori e prêt-à-porter donna di Pitti Immagine ormai alle porte. In calendario nella location milanese di The Mall (Porta Nuova Varesine, Piazza Lina Bo Bardi), la manifestazione conferma il nuovo corso e il nuovo format avviati un anno fa e che in occasione della scorsa edizione di febbraio hanno riscosso un notevole successo: a due passi da Piazza della Repubblica, uno spazio unico per bellezza e centralità nel cuore del fashion district di Milano.

Con un layout interamente rinnovato, in scena uno scouting internazionale di collezioni iperselezionate, di assoluta ricerca e affini al DNA di Pitti Immagine: Super è un concept di womenswear dedicato ai buyer internazionali più esigenti e si rivolge a selezionati multibrand di tutto il mondo. In programma durante la Fashion Week, SUPER si presenta con una superficie espositiva di circa 4.200 metri quadrati.

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Con l’area speciale “SUPER TALENTS new countries to watch”, accende i riflettori sui creativi più interessanti del panorama fashion e sui brand più promettenti. I protagonisti di questa edizione sono designer che provengono da scenari fashion emergenti come Filippine, Spagna, Australia e Argentina. I nomi dei Talents di questa edizione sono: Ched Studio, Nous Etudions, Patricia Padrón, Yousef Akbar.

Questa edizione di Super beneficia del contributo straordinario di MiSE e Agenzia ICE, nell’ambito del Piano Triennale 2015-2017 promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno delle fiere italiane e del Made in Italy. Il contributo è dedicato al potenziamento del programma di incoming dei buyer internazionali e dai mercati più strategici, e ai progetti speciali.

A questa edizione prenderanno infatti parte top buyer provenienti da Francia, Giappone, Russia, Corea del Sud, Stati Uniti, Canada, Hong Kong, Spagna, Grecia, Regno Unito, Svezia, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, che arriveranno a Milano appositamente per conoscere le nuove collezioni delle aziende al salone. Inoltre, alla rassegna sarà protagonista anche la Camera Italiana dei Buyer, con la quale il salone ha realizzato un accordo di partnership, per fornire una serie di servizi ai suoi associati e rendere più confortevole e funzionale la visita dell’appuntamento fieristico.

Quanto all’andamento del settore, l’industria italiana della moda femminile (che include vestiario esterno, maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle) si muove con segno positivo, soprattutto grazie alle performance ottenute oltreconfine. Sulla base dei dati elaborati da Sistema Moda Italia, il turnover di settore mette a segno un aumento del +1,3%; in un anno il womenswear guadagna, pertanto, oltre 170 milioni di euro, avvicinandosi ai 13 miliardi di euro. Le stime rilasciate lo scorso Febbraio risultano in parte disattese, a fronte di un andamento dell’export (e, pur in misura minore, dei consumi interni) rivelatosi meno favorevole di quanto più ottimisticamente si era prospettato.

Nell’ambito della filiera Tessile-Moda nazionale il womenswear continua a rivestire un ruolo di primo piano, assicurando il 24,5% del fatturato complessivamente generato lo scorso anno. Come già nel 2015, così nel 2016 i singoli comparti della moda donna si sono mossi tutti in area positiva, ad eccezione dell’abbigliamento in pelle, ancora in arretramento. Il vestiario e la camiceria, hanno chiuso l’anno in decelerazione rispetto al bilancio 2015, mentre la maglieria ha mantenuto gli stessi ritmi dell’anno precedente.

Cresce la produzione effettuata in Italia a fronte di un mercato interno riflessivo, mentre la domanda estera si è rivelata ancora una volta particolarmente favorevole, come del resto ininterrottamente dal 2010. Più in particolare, nel 2016 le vendite sui mercati internazionali, grazie ad un aumento su base annua del +2,8%, si sono approssimate agli 8 miliardi di euro, concorrendo così al 61,3% del turnover settoriale.


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