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Studi di settore: non valgono in caso di malattia dell’imprenditore

Una interessante sentenza della Suprema Corte di Cassazione, sezione tributaria (sentenza 28 dicembre 2011, n. 29185), rigettando il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ha ribadito che gli studi di settore vanno interpretati alla luce della realtà concreta del soggetto cui vengono applicati.
Nella fattispecie, si trattava di un società da poco entrata in attività nella quale uno dei soci aveva dovuto interrompere temporaneamente l’attività in azienda a causa di un periodo di malattia.

Per questo motivo la redditività aziendale non aveva potuto raggiungere i parametri prefissati. La società ha potuto dimostrare la fondatezza della sua posizione e giustificare la “non congruenza” con gli studi mediante una dettagliata certificazione medica relativa alla malattia del socio. Con tale sentenza i giudici della Corte hanno ribadito un principio già espresso più volte dalla Cassazione, ed in ultimo con particolare chiarezza nella sentenza a Sezioni Unite del 18.12.2009, n. 26635.

Secondo la citata sentenza, i parametri degli studi di settore possiedono “una natura meramente presuntiva, in quanto, a ben vedere, essi non costituiscono un fatto noto e certo, capace di rivelare con rilevante probabilità il presunto reddito del contribuente, ma solo una estrapolazione statistica di una pluralità di dati settoriali elaborati sulla base dell’analisi delle dichiarazioni di un campione di contribuenti.”

Secondo le Sezioni Unite, “è il contraddittorio l’elemento determinante per adeguare alla concreta realtà economica del singolo contribuente l’ipotesi dello studio di settore. Altrimenti lo studio di settore si trasformerebbe da mezzo di accertamento in mezzo di determinazione del reddito”. Il contraddittorio con il contribuente assume così una veste decisiva non solo quale elemento di garanzia per quest’ultimo, ma soprattutto quale passaggio ineludibile per verificare la fondatezza dell’accertamento fiscale e la reale situazione del contribuente.

Le Sezioni Unite pertanto concludono con l’”affermare il seguente principio di diritto: “La procedura di accertamento standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata in relazione ai soli standard in sè considerati, ma nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente”.

Senza contraddittorio l’accertamento è nullo : l’applicazione degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non si determina solo in base allo scostamento del reddito dichiarato rispetto ai parametri, ma deriva dal contraddittorio obbligatorio con il contribuente.


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