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Studi di settore non applicabili se cambiano le regole del traffico

Il mutamento delle regole del traffico automobilistico può cambiare profondamente la geografia economica di una città. Nuove zone a traffico limitato, isole pedonali, sensi unici nuovi o modificati, nuovi percorsi veicolari possono influenzare profondamente l’andamento delle attività commerciali, in funzione della maggiore o minore accessibilità degli esercizi.

Ben lo sanno quei commercianti che si sono improvvisamente trovati intrappolati in una strada chiusa per lavori o in una nuova zona a traffico limitato, e che hanno perso parte della propria clientela poiché non riusciva più a raggiungere agevolmente la sede dell’esercizio.
A quanto sembra, però, il rapporto tra mobilità ed attività economiche nei centri urbani, ben noto agli operatori ed agli studiosi,  è sconosciuto al Fisco.
Non poche sono le controversie tra l’Agenzia delle Entrate e contribuenti, i quali non sono più riusciti a rientrare nei parametri a causa del calo di vendite dovuto a provvedimenti che hanno variato le direttrici di traffico.
Giunge perciò opportuna una interessante sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio (N. 264/14/13 del 10 aprile 2013) la quale afferma invece che il Fisco, nell’applicazione degli studi di settore, deve tener conto delle concrete circostanze nelle quali l’azienda opera e quindi anche della situazione della viabilità, che può influenzare negativamente l’andamento degli affari.
Il caso in questione riguarda un’azienda nei cui confronti l’Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento contestando un reddito di 161.000 euro a fronte dei 111.000 dichiarati. Il contribuente aveva replicato, dati alla mano, che l’azienda aveva dovuto chiudere per 3 mesi a causa di problemi igienico-sanitari e che successivamente era intervenuta l’istituzione del senso unico sulla strada su cui l’esercizio si  affacciava. Quest’ultima circostanza aveva provocato un ulteriore calo del giro d’affari che il contribuente ha documentato.
La CTR ha dato ragione al contribuente, rifacendosi al noto orientamento della Cassazione secondo il quale “la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente.
In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente.” (Cass. Nn. 26635 e 26638 del 18.12.2009).
Scrive la CTR Lazio : “E’ ragionevole ritenere che la diminuzione delle entrate lorde a causa della mutata situazione ambientale data dall’istituzione del senso unico, incida sugli interi ricavi dell’anno”. A tale conclusione la CTR giunge dopo aver constatato che l’Agenzia delle Entrate non ha esposto “indicazioni ed argomenti che supportino la validità dell’accertamento derivante dallo standard”, pur in presenza delle circostanze straordinarie provate dal contribuente.
In pratica, l’Agenzia nulla ha saputo eccepire ai rilievi concreti del contribuente, tesi a dimostrare che le circostanze di fatto in cui si è trovato ad operare contro la sua volontà hanno causato un calo dei ricavi, risultati inferiori a quelli desumibili dall’applicazione degli studi di settore.
Emerge ancora in primo piano l’importanza del contraddittorio, col quale il contribuente può far valere gli argomenti concreti che rendono inapplicabili al suo caso parametri e studi di settore, e senza il quale, vale la pena ricordarlo, l’avviso di accertamento è nullo.


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