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Studi di settore: importanti novità dall’agenzia delle entrate

Correttivi per riequilibrare i risultati degli studi di settore agli effetti della crisi, ed il riconoscimento dell’imprescindibilità del contraddittorio con il contribuente nei procedimenti fiscali : questi alcuni tra i punti più importanti contenuti nella circolare 23/E pubblicata dall’Agenzia delle Entrate il 15 luglio, contenente le istruzioni aggiornate sugli studi di settore.

Esaminiamo ora il primo punto, vale a dire gli accorgimenti per adeguare gli studi alla crisi economica. Gli elementi individuati per ottenere tale riequilibrio sono :

  • l’aumento della soglia massima di normalità economica dell’indicatore “Durata delle scorte” in modo da tenere conto dell’incremento di rimanenze finali riconducibile alla crisi economica;
  • la riduzione della stima dei ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli studi di settore, in modo da tenere conto delle mutate condizioni economiche

L’applicazione dei correttivi comporta, altresì, che il contribuente indichi alcuni dati per rimodulare la stima dei ricavi o compensi sulla base dei correttivi stessi in un nuovo specifico quadro T.
La compilazione del quadro T consente le seguenti agevolazioni:

  • I contribuenti che risultano  non normali in relazione all’indicatore “Durata delle scorte”, potranno fruire del correttivo che interviene sulla soglia massima di normalità economica del medesimo indicatore; in pratica, un eventuale incremento delle rimanenze non sarà più considerato un’anomalia.
  •  I contribuenti non congrui potranno fruire dei cosiddetti correttivi “congiunturali individuali”.

La fruizione dei correttivi “congiunturali di settore”, viceversa, avviene anche senza la compilazione del quadro T e a condizione che il contribuente risulti non congruo.

Ricordiamo che tali correttivi sono già stati introdotti per gli studi applicabili al periodo di imposta 2011; in estrema sintesi,  essi consentono di abbattere i ricavi puntuali di riferimento secondo un coefficiente predeterminato. Essi conferiscono quindi un minimo di flessibilità alle risultanze degli studi di settore per evitare che la gran parte dei contribuenti, a causa della crisi, risulti inevitabilmente non congrua.

Altro punto importante contenuto nella circolare è quello relativo al contraddittorio con il contribuente. Il contraddittorio è un elemento focale del procedimento tributario già da molti anni; c’è voluto però molto tempo ed una notevole mole di giurisprudenza dalle Commissioni tributarie alla Cassazione per chiarire che il contraddittorio è la sede nella quale vanno verificate le presunzioni ricavate da studi e parametri, applicandole alla realtà concreta del contribuente. Il contraddittorio rappresenta quindi un imprescindibile elemento di garanzia per il contribuente ed al tempo stesso di verifica della fondatezza delle contestazioni mosse al contribuente medesimo. Purtroppo, molti uffici locali dell’Agenzia delle Entrate hanno spesso applicato in maniera rigida studi e parametri, sottovalutando l’importanza del contraddittorio nell’accertamento delle reali condizioni del contribuente, al di là dei risultati derivanti dall’applicazione meccanica degli studi. E’ quindi molto significativo che in un documento ufficiale l’Agenzia  “richiama l’attenzione degli uffici sulla centralità della fase del contraddittorio; è proprio il contraddittorio l’elemento determinante per adeguare alla concreta realtà economica del singolo contribuente la stima operata dallo studio di settore.” (Pagg. 17-18 della circolare).

L’Agenzia cita opportunamente le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenze n. 26635, n. 26636, n. 26637 e n. 26638 del 2009) :  “quel che dà sostanza all’accertamento mediante l’applicazione dei parametri (o degli studi di settore, n.d.r.) è il contraddittorio con il contribuente dal quale possono emergere elementi idonei a commisurare alla concreta realtà economica dell’impresa la “presunzione” indotta dal rilevato scostamento del reddito dichiarato dai parametri. […] è da questo più complesso quadro che emerge la gravità, precisione e concordanza attribuibile alla presunzione basata sui parametri e la giustificabilità di un onere della prova contraria (ma senza alcuna limitazione di mezzi e di contenuto) a carico del contribuente”.

Di fronte ad una presa di posizione così chiara da parte dei vertici dell’Agenzia, ci si augura che anche gli uffici locali del Fisco che ancora non si sono adeguati a questa visione dinamica e non meccanicamente burocratica del procedimento tributario, caratterizzata dal ruolo determinante del contraddittorio, ormai consacrato dalla giurisprudenza, vi si conformino quanto prima.

 


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