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STUDI DI SETTORE : COSA È CAMBIATO

Negli ultimi due anni sono state introdotte numerose modifiche alla disciplina degli studi di settore (Decreti nn. 98, 138 e 201 del 2011 e D.L. 2 marzo 2012, n. 16, convertito in legge 26 aprile 2012, n. 44). Vista la crescente importanza che viene attribuita agli studi in materia di accertamento del reddito e di lotta all’evasione tributaria, queste modifiche hanno un impatto particolarmente rilevante sui profili fiscali della gestione aziendale. Ci pare dunque di grande utilità riassumere i cambiamenti più rilevanti, visto che lo sforzo per adeguarsi agli studi condiziona non solo il comportamento fiscale, bensì la complessiva gestione amministrativa e finanziaria delle imprese.

Accertamento induttivo: quando è consentito:
Il D.L. 16 del 2012 ha modificato parzialmente  le condizioni per procedere ad accertamento induttivo.

Restano confermate:
– l’omessa o infedele indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore;
– l’indicazione di cause di inapplicabilità o di esclusione dagli studi di settore non sussistenti nella realtà.

Viene aggiunta:
– l’omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati.

Mutano anche i criteri per definire l’ infedele compilazione dei modelli : essa è considerata tale quando “comporti una differenza superiore al quindici per cento, o comunque ad euro cinquantamila, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione” (art. 8, comma 4, del d.l. 2 marzo 2012, n. 16). Quindi viene modificata la soglia (dal 10% al 15% con un minimo di 50.000 euro) oltre la quale è possibile esperire l’accertamento induttivo, ed inoltre muta il termine di confronto : il reddito viene sostituito dai “ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione”.

Benefici per i contribuenti congrui e coerenti:
I contribuenti che denunciano ricavi congrui agli studi di settore e sono coerenti con gli stessi, ed in regola con le comunicazioni ai fini degli studi, godono dei seguenti benefici:
–  non possono essere sottoposti ad accertamenti analitico-induttivi, basati sulle presunzioni semplici;
– sono ridotti di un anno i termini di decadenza per l’attività di accertamento, salva l’ipotesi di comportamenti penalmente rilevanti;
– la determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un terzo quello dichiarato (in luogo di un quinto).

Contribuenti non congrui
La non congruità (cioè la dichiarazione di ricavi inferiori a quelli previsti dagli studi) non giustifica da sola l’emissione di un avviso di accertamento. I contribuenti non congrui possono comunque essere inseriti in specifici piani di controllo predisposti dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza, basati su precise analisi del rischio di evasione. In ogni caso, va sempre effettuato il contradditorio preventivo con il contribuente.

Contribuenti non congrui e non coerenti
È previsto che, nei confronti di tali contribuenti, i controlli saranno effettuati innanzitutto attraverso indagini bancarie e finanziarie. Le regole per gli accertamenti induttivi sono quelle indicate nel primo paragrafo di questo articolo.

Indicatori di coerenza
Da segnalare infine che il Ministero dell’Economia ha individuato 10 nuovi indicatori di coerenza, finalizzati ad individuare anomalie e possibili contraddizioni nella compilazione dei modelli. I contribuenti non coerenti possono essere fatti oggetto di indagine riguardo alle proprie movimentazioni finanziarie.

Tra i più rilevanti, per il settore orafo:
– Valore negativo del costo del venduto
–  Mancata dichiarazione del valore dei beni strumentali in presenza dei relativi ammortamenti (in pratica, quando sono indicati gli ammortamenti ma non il valore dei beni strumentali ammortizzabili)
– Mancata dichiarazione del valore di beni strumentali acquisiti in leasing in presenza delle relative spese (quando si indicano i costi del leasing senza il valore dei beni corrispondenti).


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