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Stop ai dazi, rilancio della gioielleria italiana in Giappone. In cima per crescita corallo e cammeo

LICIA MATTIOLI (VICEPRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE): “L’ACCORDO CREA UN VANTAGGIO COMPETITIVO IMMEDIATO, E PIU’ E’ ALTO IL VALORE DELL’OGGETTO IN SE’ PIU’ IL VANTAGGIO CRESCE”



Azzerati i dazi sulla gioielleria. Ogni anno l’Unione Europea esporta in Giappone oltre 58 miliardi di euro in beni e 28 miliardi in servizi. Nel 2018 le esportazioni italiane hanno registrao un aumento del 9%


L’accordo di libero scambio con l’Ue, “EPA Economic partnership agreement”, entrato in vigore il primo febbraio, apre nuovi scenari per le imprese di tutto il Vecchio Continente. Il paese dell’Estremo Oriente ha infatti subito, negli ultimi anni, un forte rallentamento nei rapporti commerciali con le altre nazioni, rallentamento che potrebbe vedere il suo termine grazie all’abbattimento dei dazi (previsto inizialmente di circa il 90% per poi arrivare al 100% in futuro) per molte categorie merceologiche ma anche a una serie di grandi eventi mondiali – primo fra tutti le Olimpiadi – che daranno nuovo vigore all’economia del paese.


L’accordo di libero scambio: da sx il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker

L’accordo mira a una profonda integrazione commerciale ed economica tra i due partner attraverso l’azzeramento della quasi totalità dei dazi doganali da ambo le parti, l’eliminazione di diverse barriere tecnico-normative e  l’armonizzazione di standard tecnici, l’apertura dei rispettivi mercati degli Appalti Pubblici e dei servizi. Il trattato assicura inoltre la tutela di oltre 200 Indicazioni Geografiche europee – di cui 45 relative a  prodotti dell’agroalimentare italiani.

Il Giappone rappresenta per l’Europa e l’Italia un partner economico importante: ogni anno l’UE esporta in Giappone oltre 58 miliardi di euro in beni e 28 miliardi in servizi. L’anno scorso le esportazioni italiane sono aumentate del 9%, toccando i dieci miliardi di euro, e l’Italia è ora al secondo posto tra i Paesi europei dopo la Germania.


«In sostanza, se un gioiello di valore 100 prima arrivava nel paese a 106 perché gravato di una percentuale di duty, dal primo febbraio arriva nel paese a valore 100».

Licia Mattioli Confindustria per l’internazionalizzazione


Licia Mattioli

“Il vantaggio competitivo per le aziende europee sarà immediato – spiega Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione e amministratore delegato della torinese Mattioli Spa, specializzata nella creazione e lavorazione di alta gioielleria e oreficeria -: a parità di costi di produzione, non si sconta più la quota dei dazi. In sostanza, se un gioiello di valore 100 prima arrivava nel paese a 106 perché gravato di una percentuale di duty, dal primo febbraio arriva nel paese a valore 100. E più è alto il valore dell’oggetto in sé, maggiore è il vantaggio. È vero che il Giappone è un mercato maturo ma per il prodotto italiano si aprono davvero nuovi scenari perché il paese ha imparato ad amare sempre più i marchi di nicchia e di alta gamma, che tanto caratterizzano il tessuto produttivo italiano. Si tratta, tra l’altro, di un accordo di ultima generazione perché non si limita ad abbattere i dazi, ma apre una serie di opportunità importanti come appalti aperti, politiche di sostenibilità, tutela della proprietà intellettuale”.

L’EPA aprirà significativi spazi per le imprese italiane nel mercato giapponese che sapranno operare nel quadro del regime preferenziale ovvero delle procedure burocratiche previste per questi accordi che prevedono la prova dell’origine del prodotto oltre alla necessaria registrazione alla Banca Dati comunitaria REX (Registered Exporter System), che serve per dimostrare l’origine europea/italiana del prodotto spedito e usufruire perciò delle agevolazioni.

Al fine di procedere alla registrazione tramite sistema REX l’esportatore (o il rispeditore) nazionale deve infatti presentare domanda all’Ufficio delle Dogane territorialmente competente. Una volta ottenuto il numero REX al termine della registrazione, l’operatore potrà utilizzarlo per esportare in Giappone inserendolo nell’apposita dichiarazione di origine che a sua volta andrà essere inclusa nella fattura che accompagnerà la merce spedita.

A integrazione della registrazione REX, all’importatore giapponese è richiesta anche la compilazione di un altro documento (disponibile all’indirizzo http://www.customs.go.jp/roo/procedure/C5293e.docx per la versione in inglese).



Il progetto Federorafi-Ice per individuare il migliore approccio al mercato


L’annuncio, lo scorso luglio, dell’imminente protocollo ha immediatamente accresciuto l’interesse di chi, in quel mercato, ha possibilità di ritagliarsi una fetta significativa dei propri affari (è infatti previsto che le esportazioni europee aumenteranno di oltre 13 miliardi di euro, pari al 15% dell’attuale export verso il Giappone): anche Federorafi, l’associazione di Confindustria che riunisce i produttori orafi, ha annunciato a Preziosa magazine il potenziamento delle iniziative nel paese nipponico come il “Progetto Speciale Giappone” presentato a Ice a gennaio 2018.

Dallo scorso anno, infatti, Federorafi ha attivato una progettualità con ICE per un nuovo approccio del gioiello italiano al mercato giapponese. Negli ultimi 15 anni il gioiello italiano ha perso il proprio appeal nei confronti del distributore/consumatore giapponese, tanto è vero che oggi (dati 2017) il Giappone non rientra neppure tra i primi 15 Paesi delle nostre esportazioni mentre rimangono ben posizionati la gioielleria made in France e in USA (soprattutto i brand internazionali) e anche quella locale.

Per cercare di far ripartire le nostre esportazioni in Giappone utilizzando anche il volano dell’azzeramento dei dazi sulla gioielleria (dal 5/6% allo 0%), il progetto messo a punto da Federorafi con Ice prevede due fasi: una prima fase di analisi e studio del mercato giapponese e, sulla base dei risultati della fase 1, saranno attivati gli strumenti più adatti per rilanciare le esportazioni verso il paese del Sol levante.

In sintesi: durante la prima fase, attraverso il contributo di 3 esperti giapponesi (comunicazione/riviste settore, mercato/economia e distribuzione) si dovranno elaborare approfondimenti su almeno 10 items  (per esempio, mappatura della distribuzione e suo sviluppo futuro, valutazione del ruolo delle trading companies, identificazione dei punti di forza e di debolezza del nostro prodotto e/o servizio rispetto a quello di altri competitor locali o internazionali, conoscenza degli aspetti legati al credito e al consignment, formazione del prezzo …). Questa fase, fa sapere Federorafi, dovrebbe terminare entro marzo/aprile 2019.

L’analisi dei risultati di questa fase ed i riscontri da parte delle imprese alle presentazioni che avverranno sul territorio, consentiranno all’associazione di mettere a punto la migliore strategia di approccio al mercato (fase 2) secondo driver che, ad oggi, possono essere ipotizzati e che faranno sicuramente leva sugli aspetti della comunicazione, sulle modalità di ingaggio dei distributori, su iniziative commerciali e/o di immagine in loco e azioni di incoming in Italia. Sulla base di questa progettualità l’Agenzia ICE ha già previsto di allocare risorse specifiche.

Già nel 2018, secondo i dati di Ice Tokyo, l’import giapponese di gioielleria italiana è cresciuto a livello complessivo del 9,10% (rispetto al 2017) seguendo una scia progressiva di crescita iniziata già nel 2016. Lo scorso anno il Belpaese ha occupato il terzo posto (dopo Francia e Usa) nella classifica dei paesi dai quali il Sol Levante ha acquistato. Andando a scorporare i singoli segmenti, in termini percentuali sono cresciuti molto il corallo e il cammeo e i metalli placcati.


GIAPPONE Import da ITALIA GIOIELLERIA OREFICERIA Gen-Dic 2018
Nel 2018 l’Italia è stata il terzo paese da cui il Giappone ha importato gioielleria (Fonte: Ministero della Finanza e delle Dogane)

Proprio l’Agenzia Ice, tra l’altro, è tornata il mese scorso all’International Jewellery Tokyo, principale rassegna del paese, con il Piano Export Sud e con 22 aziende del comparto orafo delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Molise e Sardegna.


«Grazie all’accordo Epa: il vantaggio immediato connesso all’abbattimento del duty sarà ri-spalmato anche catena distributiva»

Alessandro Bruni. Unoaerre Japan


Alessandro Bruni

Molte aziende orafe italiane sono già presenti in Giappone, la maggior parte delle quali grazie ad accordi con distributori locali o tramite accordi con negozi al dettaglio. Ha invece una propria consociata, fin dai primi anni Ottanta, la Unoaerre: la storica azienda aretina è presente nel mercato nipponico con Unoaerre Japan, che conta sul lavoro di circa 10-12 unità locali alle quali si aggiunge un dipendente italiano. “Negli anni d’oro del boom economico giapponese – spiega Alessandro Bruni, direttore commerciale di Unoaerre e Managing Director di UNOAERRE Japan è stata una filiale fondamentale per il nostro sviluppo in tutto l’Estremo Oriente. Chiaramente, la stagnazione degli ultimi vent’anni ha ridotto i volumi, ma il Giappone continua a rappresentare un asset strategico per la Unoaerre. Ancor di più oggi, grazie all’accordo Epa: il vantaggio immediato connesso all’abbattimento del duty sarà ri-spalmato anche catena distributiva, con una conseguente riduzione dei prezzi che si faranno ancora più competitivi e aiuteranno il Made in Italy a rafforzare la propria immagine nel mondo”.

Attivi sul mercato con linee dedicate di prodotti, per risponde a gusti specifici senza tradire la produzione di oreficeria con design italiano, l’azienda organizza eventi di presentazione delle nuove collezioni a Tokyo, finora due all’anno. Ma il numero è destinato a raddoppiare. “Quest’anno presenteremo i prodotti anche a Osaka con altri due momenti destinati ai nostri clienti locali – prosegue Bruni – in più amplieremo i contatti con i nostri clienti diretti, soprattutto prima dell’aumento dell’Iva dall’8 al 10% previsto per ottobre. E ancora: stiamo per lanciare un sito di e-commerce dedicato al mercato giapponese. Di certo l’Epa farà bene agli affari”.


«Il Giappone non è mai stata una dogana difficile come Usa e Cina ma certamente semplifica i rapporti con l’Estremo Oriente»

Gino di Luca. Cameo Italiano

Gino di Luca

Anche la storica azienda di Torre del Greco di Luca, specializzata in cammei, ha da oltre 25 anni una consociata in terra nipponica. La “di Luca Japan” ha portato i prodotti del suo brand Cameo Italiano in 80 grandi magazzini in tutto il paese, arrivando a pesare per il 40% sul fatturato della di Luca Italia. “Il Giappone non è mai stata una dogana difficile come Usa e Cina – sottolinea il fondatore di Cameo Italiano Gino di Lucama certamente semplifica i rapporti con l’Estremo Oriente, soprattutto per aziende giovani e poco strutturate. E se ci sono più aziende, più cresce la percezione del prodotto italiano”. Dal 1998 al 2000, racconta di Luca, il Giappone ha vissuto un calo elevatissimo, ma da circa un anno si sono registrati i primi segnali di ripresa reale. Ma qual è il gioiello che piace nel Sol Levante? “Il gusto è molto diverso da quello cinese – precisa di Luca -: non sono così legati al valore intrinseco del materiale, ma riconoscono il peso del design, della storia e della cultura italiana”. L’azienda come approfitterà dei vantaggi dei prossimi mesi? “Abbiamo molti eventi nelle gioiellerie più importanti e in grandi catene, e ad aprile in particolare saremo a Tokyo nel grande magazzini Mitsubishi nel quartiere di Nihonbashi con due nostri artigiani che lavoreranno dal vivo il cammeo”.


«Con l’accordo di libero scambio cambia molto per molti settori anche perché il Giappone è in piena ripresa»

Alfonso Vitiello. D’Elia Company

Alfonso Vitiello

Oltre alle aziende presenti con una loro costola nel paese, molte altre aziende orafe italiane fanno affari con l’Estremo Oriente. Come la D’Elia Company 1790, che fin dall’inizio della sua antichissima storia ha eletto il Giappone come seconda patria. Pioniera nella commercializzazione di perle, coralli, conchiglie dal Giappone all’Europa, oggi la società porta ancora avanti la tradizione artigianale orafa napoletana e in terra nipponica è presente con una distrubuzione locale grazie a una società che ne gestisce sia l’import sia l’export di perle coltivati e coralli. “Con l’accordo di libero scambio cambia molto per molti settori – dice il numero uno dell’azienda Alfonso Vitiello – anche perché il Giappone è in piena ripresa, complici anche grandi eventi come le Olimpiadi, i Mondiali di Rugby e l’Expo che daranno nuova linfa nei prossimi anni. Ci si aspetta, in sostanza, un  nuovo boom, soprattutto nei mesi che precederanno il nuovo aumento dell’Iva. Noi abbiamo organizzato diversi trunk show nei department store dove siamo presenti”.

Il trattato EPA, infine – conclude Vitiello – ha stabilito le nuove procedure REX Registerted Exporter System che attesterà l’origine delle merci. Invito pertanto i colleghi del mio settore gioielleria e tutti gli addetti ai lavori di registrarsi e presentare domanda agli Uffici delle Dogane Italiane o magari contattare gli uffici doganali a questo indirizzo[email protected]“.


«In passato, gli affari producevano altri numeri. C’è da dire però che l’accordo di libero scambio sicuramente porterà dei vantaggi»

Aldo Iacobelli. Evanueva

Aldo Jacobelli

Anche la campana Evanueva è presente da diversi anni in Giappone ed è stata tra le protagoniste della collettiva italiana con l’Ice all’ultima edizione dell’International Jewellery Tokyo. Nata proprio con l’ambizione di portare in tutto il mondo la magia e l’eccellenza dei gioielli fatti a mano in Italia, lavora con materiali naturali tra cui cammei, perle e coralli. “Il mercato nipponico viene da anni di difficoltà – racconta il direttore vendite della Eva srl Aldo Iacobelli -: noi siamo presenti da 25 anni grazie ad accordi con clienti al dettaglio e alcuni grossisti. Siamo lì alla fiera di Tokyo ma anche a quella di Kobe. A ottobre, solitamente, organizziamo un incontro privato con i nostri clienti e quest’anno probabilmente lo anticiperemo a settembre, così da approfittare delle ultime settimane prima dell’aumento dell’Iva. In passato, comunque, gli affari producevano altri numeri. C’è da dire però che non c’è ancora piena consapevolezza dei vantaggi dell’accordo di libero scambio, che sicuramente ne porteranno”. Ci sono linee destinate esclusivamente al mercato del Sol Levante? “Nel paese portiamo la stessa gioielleria, forse solo leggermente più leggera e più piccola”.


«Se è vero che ai giapponesi piace il glamour italiano, i nostri brand non faticheranno a trovare spazio»

Marco Simeone. BySimon

Marco Simeone

Ha appena vissuto la sua prima esperienza sul mercato giapponese la campana Bysimon, azienda che fin dagli anni Settanta produce gioielli in argento e che a gennaio ha fatto visita alla fiera IJT accompagnata dall’Agenzia Ice. “È stata una esperienza molto istruttiva – spiega il titolare Marco Simeonee ci è servita per stringere i primi contatti, per cui il bilancio è positivo. L’idea è quella di stringere accordi con buyer locali, per una strategia che vorremmo sviluppare nel corso dell’anno. Sicuramente l’Epa favorirà le aziende, soprattutto quelle che si affacciano adesso. Se è vero che ai giapponesi piace il glamour italiano, i nostri brand non faticheranno a trovare spazio: già in fiera abbiamo ricevuto apprezzamento per i nostri prodotti: insomma, intravediamo una possibile espansione”.


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