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Stampanti 3D. Una ricerca tra riflessioni, vantaggi e resistenze

Quando hanno fatto la loro comparsa le prime collezioni di gioielli realizzate con stampa 3D, forse non si poteva immaginare che questa tecnologia si sarebbe diffusa su larga scala. Invece i suoi vantaggi – rapidità di esecuzione, precisione, semplicità, possibilità infinite di personalizzazione – ne hanno garantito una propagazione degna di nota. Non solo aziende di alta gioielleria come, tanto per citarne qualcuna, Bulgari e Pasquale Bruni, ma anche aziende orafe dalle dimensioni più contenute fanno sempre più uso del 3D Printing, soprattutto per la fase di prototipazione. Le prime perplessità emerse con la diffusione di questa tecnologia nel campo orafo – e cioè che privasse la produzione della manualità che la connota per definizione – sono state via via superate, perché la componente umana è ancora altamente richiesta nel design e nella rifinitura.

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C’è tutta una fase antecedente e successiva alla prototipazione che richiede ancora la predominanza della lavorazione manuale – spiega Antonella Trivisonno, responsabile del Laboratorio della Roberto Giannotti che proprio quest’anno ha reso operativa a pieno regime una stampante della 3D

Antonella Trevisonno
Antonella Trevisonno

Systems -, soprattutto in un’azienda come la nostra che produce ancora secondo i canoni della tradizione orafa”. Una volta realizzato il disegno con il software Cad, si passa alla prototipazione in cera; dopo di che, si ritorna alla catena produttiva classica, con la fusione per la creazione dell’oggetto finale e la rifinitura. Quali sono i vantaggi? Risparmio di tempo e maggiore precisione, assicurano alla Roberto Giannotti.

Anche l’azienda 1,618 De Maria ha voluto usufruire dei vantaggi del 3D printing, adattato però alle proprie esigenze. “Questa tecnologia può essere solo un punto di partenza – spiega il titolare Dario de Maria -: la usiamo infatti per le singole componenti, ma tutto viene ancora assemblato, completato e rifinito a mano. Sviluppiamo internamente il progetto con il software Rhino mentre, a seconda dell’oggetto, per realizzare il prototipo ci affidiamo a diversi service esterni”.

Dario De Maria
Dario De Maria

L’utilizzo dei software richiede specifiche competenze e know how: al Tads – Tarì Design School già da molti anni si presta attenzione a questa tecnologia. L’apprendimento della Progettazione 3D con Rhinoceros 5.0 fa infatti già parte del percorso biennale in Oreficeria con 80 ore all’anno, ma è anche oggetto di un doppio corso intensivo ufficiale autorizzato da McNeel: un primo e un secondo livello da 3 giorni ciascuno al termine dei quali è possibile ottenere il relativo attestato internazionale McNeel Rhino. I macchinari, però, hanno ancora costi molto elevati, ecco perché spesso è più conveniente rivolgersi a società esterne, come la 3DProtolab, con sede al Tarì di Marcianise, che offre sia servizi di progettazione sia di prototipazione. “Siamo sbarcati in questo segmento già nel 2012 – spiega Cristiano Oppo, titolare di Quid Jewelry di cui 3DProtolab è una divisione aziendale – e ne abbiamo subito compreso le grandi potenzialità, come i parametri più certi nello spessore degli oggetti, che ne influenzano il peso e quindi il costo, e l’ottimizzazione del posizionamento delle pietre. Inoltre, con una stampante 3D si riescono a raggiungere delle angolazioni dell’oggetto non raggiungibili con la produzione classica. Il nostro target di riferimento è comunque una fascia alta di gioielleria con aziende di ogni parte d’Italia e una grande componente tra i soci del Tarì”. Ma l’introduzione della tecnologia è costosa per le aziende? “Non è un processo economico, ma il risparmio alla lunga si vede – prosegue Oppo -.

Cristiano Oppo
Cristiano Oppo

Prima ci preoccupavamo anche di fornire idee, ma visto che ogni azienda ha la sua identità ora preferiamo lavorare sui loro modelli: ci basta uno schizzo su carta per iniziare e arrivare a un vero e proprio master dell’oggetto”.

Due sono le possibilità: la stampa 3D in resina fondibile, quando per esempio il gioiello presenta geometrie particolari, resina che poi viene fusa in metallo; oppure l’utilizzo della resina gommabile, con cui al cliente vengono consegnate le prime cere, che sono replicabili all’infinito. Da un anno la 3D Protolab realizza anche incastonatura su cera con la consegna del semilavorato finito in argento o in oro, allargando il ventaglio di possibilità derivanti da questa tecnologia.

Cosimo Vinci
Cosimo Vinci

Qualche resistenza, però, ancora c’è. “Non c’è potere più forte di quello delle mani – dice Cosimo Vinci, designer pugliese oggi attivo a Vicenza con la sua Cosimo Vinci Design -: non ho mai sperimentato il 3D, per il momento mi limito a guardarlo a distanza ma, secondo la mia opinione, i risultati non sono ancora paragonabili alla lavorazione tradizionale.

Per me un gioiello è ancora pura poesia: il 3D printing non può ancora sopperire a questo, a meno che non si sviluppino laboratori di ricerca in grado di unire realmente la tecnologia al design e all’arte. La moda, per esempio, questa necessità l’ha già capita”.

 

 

 

 

 

 

Stampanti 3d, la parola ai produttori

MATERIALISE

Con oltre 170 stampanti 3D, gestisce il più grande impianto europeo

Due categorie di utenti tra i clienti del produttore Materialise che, con oltre 170 stampanti 3D, gestisce il più grande impianto europeo: i progettisti che utilizzano il loro software e stampano in 3D i propri progetti, e i designer che gli inviano i file di progettazione 3D per farli stampare. Quali vantaggi? Risparmiare sull’inventario, grazie alla creazione rapida di piccoli lotti; l’illimitata creatività consentita e la possibilità di creare pezzi unici. Molte le richieste da aziende orafe, come la Titan Company, uno dei maggiori produttori di orologi e gioielli dell’India. Materialise stampa in 3D in diversi materiali, inclusi metalli, plastica e materiali compositi.

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Il titanio e l’acciaio inossidabile sono stampati con una tecnologia di fusione laser selettiva, mentre altri metalli preziosi come oro, argento, ottone, bronzo e rame vengono prodotti mediante fusione a cera persa basata su un master stampato in 3D. Inoltre, offre anche stampa 3D in Alumide, un composito di poliammide riempito con polvere di alluminio.

 

STRATASYS

Tra i vantaggi, la riduzione dei tempi di produzione, personalizzazione a costi contenuti e la possibilità di creare geometrie complesse

Anche secondo il produttore Stratasys, la stampa 3D sta guadagnando sempre più terreno nel mercato della gioielleria, tanto da aver predisposto un macchinario apposito venduto da una sua sussidiaria, la Solidscape® che offre stampanti a cera in grado di consentire la produzione diretta di gioielli finiti. Progettate per la microfusione ad alta precisione, le stampanti 3D con reticolo di cera Solidscape producono un modello ad alta risoluzione che consente di colare il 100% oro, platino e tutti i metalli calcinabili.

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Tra i vantaggi, la riduzione dei tempi di produzione, personalizzazione a costi contenuti e la possibilità di creare geometrie complesse non realizzabili con tecniche tradizionali. Stratasys collabora con i principali designer di tutto il mondo (con i quali collabora come nel caso della collezione di Jenny Wu) e una linea ufficiale di gioielli con marchio proprio dovrebbe essere lanciata entro la fine dell’anno, che includerà una capsule con il designer Dov Ganchrow (in foto, in anteprima assoluta).

 

RENISHAW

Ovviamente l’oggetto va poi rifinito con le tecniche tradizionali

Azienda inglese con sede anche in Italia, la Renishaw, benché non specializzata in macchinari per la creazione di gioielli, riceve costantemente richieste da aziende del settore. “Due sono le possibilità per il comparto – spiega l’ingegner Enrico Orsi, responsabile Additive Manufacturing -: macchine più piccole con area di lavoro tra i 50 e i 100 mm, per chi vuole usare i metalli preziosi (ne esistono di due tipi: quelle che stampano in cera o resina e quelle che stampano direttamente in metallo prezioso); e una più grande da 250×250 mm.

3d renishaw-min Quest’ultima, di cui disponiamo, consente di produrre gioielli con materiali alternativi come il titanio. Ovviamente l’oggetto va poi rifinito con le tecniche tradizionali”. I costi dei macchinari sono notevoli: il prezzo del primo tipo si aggira tra i 100 e i 200mila euro; nel secondo caso, si arriva a 500-600mila euro. “Per utilizzarle non serve personale altamente specializzato – conclude Orsi -: la differenza, nel gioiello, la fa sempre il progettista”.


1 commento

  1. interesting,. . .
    ma è vero tutto quello che ci raccontano ..sull’uso che ne fanno.. ?.. o è solo motivo di un trend .. cultural chic 4,0…!?…


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