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Speciale Toscana. Millequattrocento aziende attive sul territorio, specializzate nella lavorazione di oro e argento e nella produzione di catene.

Millequattrocento aziende attive, specializzate soprattutto nella lavorazione di oro e argento, compongono il Distretto orafo aretino, storicamente conosciuto in tutto il mondo per la produzione di catene, alla quale, nel corso del tempo, si sono affiancate altre rilevanti attività come l’alta gioielleria in stile moderno e antico, semigioielleria, oreficeria fine senza pietre, oreficeria e argenteria a maglia catena e stampata, gioielli d’argento di tendenza, minigioielleria in oro e in argento, semilavorati, montature per gioielli, chiusure, vasellame d’argento.

Punto di forza del distretto aretino, le esportazioni: nonostante un calo del -16%, resta in testa agli altri distretti italiani (seguita immediatamente da Vicenza) con un 35,4 % dell’export totale nel 2009, nonostante il periodo difficile dovuto alla crisi economico-finanziaria. Il calo della domanda riguarda sia quella interna, sia quella internazionale.
In generale il distretto orafo di Arezzo fa registrare un calo generalizzato dei valori dell’export nei diversi paesi di destinazione con l’unica eccezione della Francia e dei paesi dell’Africa Settentrionale; a proposito di questi ultimi è il caso di sottolineare la buona performance delle esportazioni verso Tunisia (+48%) e Libia (+21%); gli Emirati Arabi hanno rafforzato la loro posizione di primato (35% del totale), mentre la Francia, con una quota dell’8%, scavalca gli Stati Uniti e la Turchia che riducono il loro peso scendendo rispettivamente al 7% e al 5% del totale dell’export.

La lavorazione dei metalli preziosi, specializzazione tipica della provincia di Arezzo, si è sviluppata soprattutto negli anni Settanta ed Ottanta: grosso impulso al comparto è stato assicurato dal ruolo svolto per molti anni dall’impresa leader, la Uno A Erre, nell’attivare processi di gemmazione imprenditoriale diffusi nel territorio e trasferimento di innovazioni.
Negli anni Novanta il processo di crescita è proseguito, ma apparentemente con una minore intensità rispetto al decennio precedente e con andamenti alterni a seconda dell’arco di tempo considerato.

L’attuale congiuntura ha modificato lo scenario: la struttura produttiva si è ridimensionata nel corso del tempo, causa la flessione lenta ma rilevante delle esportazioni e il conseguente riflesso sull’occupazione. Sul calo nell’export, tra i fattori va annoverato certamente il deprezzamento del dollaro, l’ingresso di nuovi paesi produttori (Turchia, India e Cina) nonché regimi doganali sfavorevoli per l’Italia.

Il Distretto di Arezzo, inoltre, ha affrontato per lungo tempo una elevata difficoltà nella pianificazione strategica e nell’investimento in ricerca e design del prodotto. Proprio per fare fronte a questo punto debole dell’area, si è dato il via ad una fase di governance distrettuale, tramite l’Istituzione dei Distretti Industriali della Provincia di Arezzo (Idi), un organismo di concertazione territoriale nato nel 2001 con l’obiettivo di assicurare la progettazione e l’attuazione di politiche produttive funzionali allo sviluppo dei distretti industriali aretini, nonché a rappresentare gli interessi locali a livello regionale, nazionale ed europeo.

Per quanto riguarda l’associazionismo, le 1400 aziende del distretto si dividono per la quasi totalità tra le tre organizzazioni più rappresentative: Confartigianato Imprese, Cna e Federdettaglianti.

La geografia del distretto si completa con Arezzo Innovazione, Consorzio senza scopo di lucro fondato nel 2003 composto dagli Enti Locali che ne finanziano lo sviluppo: la Camera di Commercio, la Provincia; il Comune, la Comunità Montana dei Casentino e l’Unione dei Comuni di Subbiano, Capolona e Castiglion Fibocchi.

Cosa si è mosso in questi anni per far fronte al severo indebolimento del distretto?

«Cna e Confartigianato hanno fatto richiesta alla Regione Toscana di stanziare fondi straordinari per controgarantire prestiti in oro – spiega Nicola Tosi, responsabile sezione orafi della Cna di Arezzo -: nella nostra area, finanziamenti di questo tipo sono un evento rarissimo, eppure ci siamo riusciti. Così, la Regione ha creato un fondo riservato ad imprese del comparto che hanno bisogno di fare il mutuo in oro, operativo dai primi mesi del 2009, garantito dall’ente per il 60% del prestito. Il problema è che gli sbarramenti di bilancio, i tre indici necessari per ottenere il fondo, sono molto elevati e quindi difficili da soddisfare».

Nella seconda parte del 2009 l’Idi ha iniziato l’elaborazione di una indagine strutturale sui tre Distretti aretini (orafo, tessile e pelletteria) con lo scopo di evidenziare i cambiamenti intervenuti rispetto alla precedente analisi (2003-2004) anche a seguito della crisi che ha caratterizzato il nostro sistema produttivo nel periodo 2004-2008. Gli strumenti di analisi sono stati tre: l’indagine strutturale vera e propria, affidata all’Ufficio Studi di Unioncamere Toscana e condotta negli ultimi mesi del 2009 su un campione di circa 600 imprese rappresentative dei tre Distretti; sullo stesso campione di imprese, il Prof. Zanni (Università degli Studi di Siena) ha poi sviluppato un’analisi sui sistemi relazionali e le reti d’impresa; infine, novità più rilevante, sono stati organizzati alcuni focus-group con le imprese leader dei tre distretti e con alcuni testimoni privilegiati.

Secondo i risultati venuti fuori da tale ricerca in relazione al volume d’affari, nel periodo 2005-2008 le imprese con almeno 10 addetti registrano una diminuzione del -20,9%. L’andamento è al ribasso anche per quanto riguarda il numero di imprese del distretto: i dati parlano di una diminuzione (nel periodo 2004-2008) del -5,3%, di cui nell’artigianato -11,4%. Le imprese non artigiane registrano, invece, saldi positivi (+8%).

«La difficoltà è significativa, dunque, specialmente per le imprese artigiane di sub-fornitura e per quelle senza marchio – spiega Roberto Castellucci, direttore Istituzione dei Distretti Industriali di Arezzo e si tratta sia di diminuzione in termini di esportazione che in termini di fatturato. A essere colpito, peraltro, è stato il sistema economico per intero, eppure ciò che viene fuori dall’ultima indagine dell’Idi è che il comportamento dell’imprenditore non è cambiato affatto: la crisi non è stata vissuta come occasione per modificare il modello di business».

Dalla sua riflessione emerge che le imprese che sembrano rispondere meglio all’attuale scenario di crisi sono quelle “orientate al cambiamento”. In altri termini, si difendono meglio le aziende che si sono strutturate (raggiungendo le medie dimensioni), le aziende che hanno ampliato il loro mercato geografico (evitando di concentrare il rischio su uno solo o su pochi mercati), le aziende che si sono aperte sul versante dell’innovazione e dei rapporti relazionali.

La crisi di cui parla Castellucci è finanziaria sì, ma anche strutturale, antecedente a quella derivante dalla bolla dei mercati finanziari. «In questo contesto emergono aziende che sono riuscite a patrimonializzare il passato, ma sono pochissime – prosegue Castellucci -. Un altro dato importante è che i canali di distribuzione restano i tradizionali: non si ricorre frequentemente all’innovazione di processo e prodotto e non si esplorano mercati differenziati».

«La variazione in termini negativi – spiega Alessandro Guerrieri, project manager dell’Istituzione Distretti Industriali – ci parla di un -12,90% se si mettono a confronto i dati del primo semestre 2008 con quelli dello stesso periodo 2009. Volendo fare riferimento ai valori in euro, a fronte di 677 milioni di export nel primo periodo considerato, si è scesi alla cifra di 600 milioni».

«La Federazione Dettaglianti Orafi di Arezzo è inserita a pieno titolo tra le realtà sindacali datoriali del Distretto Orafo Toscano – dichiara il presidente Roberto Duranti -. All’interno dell’Associazione cerchiamo di sostenere i nostri iscritti con la realizzazione di momenti di studio e la collaborazione di docenti ed esperti. È attraverso la formazione, l’aggiornamento professionale, e soprattutto con il confronto, anche informale, possiamo realizzare quelle condizioni ambientali e lavorative non solo per superare la crisi, ma soprattutto per disegnare una strategia decisionale, vincente e condivisa».

«Il dato che suscita la più viva preoccupazione – spiega Andrea Boldi, presidente della Federazione Orafi e Argentieri di Confartigianato – è tuttavia quello sull’occupazione. Secondo i dati forniti dall’INPS, il numero delle ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate nel corso dei primi 9 mesi del 2009 alle imprese industriali del settore orafo di Arezzo sarebbe aumentato del 576%. L’occupazione nel settore orafo ha fatto registrare nei primi 9 mesi dell’anno sempre variazioni di segno negativo: -3,5% nel I trimestre, -2,6% nel II trimestre, -0,5% nel III trimestre».

«Per dare nuovo impulso al comparto, Confartigianato Imprese punta molto sulla formazione – ha dichiarato Paolo Frusone, coordinatore della Federazione Orafi e Argentieri -: organizziamo periodicamente workshop e seminari in collaborazione con l’Istituto Gemmologico di Anversa. È attualmente in fase di sviluppo un corso sulle lavorazioni orafe al banco a favore di giovani disoccupati. Inoltre, ci occupiamo delle esposizioni dei nostri associati nelle maggiori fiere italiane e internazionali e forniamo un servizio di comunicazione costante attraverso informative quotidiane. Curiamo anche una rivista con statistiche, aggiornamenti e approfondimenti sulle normative del settore».

Promozione e Sviluppo delle Imprese tra gli obiettivi dell’IDI

L’Istituzione dei Distretti Industriali (Idi) di Arezzo è uno strumento di governance del tutto unico: tra le proprie competenze ha quella di portare avanti interventi a sostegno dei settori oro e moda, promuovere le azioni sui distretti industriali presso le aziende, le istituzioni, gli enti pubblici, al fine di valorizzarne la strategia competitiva delle politiche distrettuali; promuovere presso i soggetti competenti (sistema delle Camere di Commercio, Enti Locali, altri soggetti pubblici, Regioni, Ministeri, Ue) progetti al fine di mobilitare risorse ed energie per concorrere a programmi di sviluppo dei sistemi locali quali distretti industriali, sistemi produttivi locali, sistemi economico-locali così come definiti dalla normativa regionale, statale e comunitaria.

L’istituto, che ha carattere pubblico e vede la collaborazione di vari enti presenti sul territorio, collabora con le altre istituzioni per promuovere, da un lato, attività di analisi e studio dei settori di sua competenza (ad esempio con l’Osservatorio Oro-Moda ed il Consorzio Arezzo Innovazione), dall’altro si sta facendo portavoce delle esigenze di questi nei confronti sia della Regione che del governo centrale.
Aderiscono all’Istituzione la Camera di Commercio di Arezzo; l’Associazione Industriali di Arezzo; Federimpresa (Cna e Confartigianato); Cgil Arezzo; Cisl Arezzo; Uil Arezzo; Monte dei Paschi di Siena; Banca Etruria; Banca Toscana; Cassa di Risparmio di Firenze.

Due gli eventi organizzati ogni anno dall’Ente Arezzo Fiere e Congressi

OroArezzo, la mostra internazionale dell’Oreficeria, Argenteria e Gioielleria di Arezzo, costituisce ormai un appuntamento consolidato con il calendario fieristico nazionale.
La rassegna è organizzata da “Arezzo Fiere e Congressi” (fino a qualche mese fa denominato Centro Affari e Promozione), ente presieduto da Giovanni Tricca che è anche il presidente della Camera di Commercio di Arezzo.

Durante la presentazione della prossima edizione, a Vicenzaoro First, il neodirettore di Arezzo Fiere e Congressi, Raul Barbieri, ha illustrato il nuovo corso di OroArezzo: nuova denominazione e ampliamenti dal punto di vista strutturale e degli eventi.
OroArezzo può contare anche su un workshop stagionale che si svolge in ottobre, Incontri d’Autunno, e su una collezione di arte orafa contemporanea, Oro d’Autore, ospitata dalle più grandi fiere orafe di tutto il mondo.
Quest’anno, la 31esima edizione si svolgerà dal 10 al 13 aprile.

Dalla Val di Chiana ai Comuni di Laterina e Pergine Valdarno, l’estensione del distretto orafo aretino

Il Distretto orafo aretino si localizza quasi esclusivamente nella Provincia di Arezzo ma i suoi confini territoriali – fissati dalla deliberazione del Consiglio Regionale della Toscana n. 69 del 21/02/2000 (“Individuazione dei distretti industriali e dei sistemi produttivi locali manifatturieri ai sensi dell’art.36 della Legge 317/1991 come modificato dall’art.6, comma 8 L.140/99”) – comprendono al proprio interno i Sistemi Economici Locali (S.e.l.) dell’Area aretina (Arezzo, Capolona, Castiglion Fibocchi, Civitella in Val di Chiana, MonteSan Savino, Subbiano) e della Val di Chiana aretina (Castiglion Fiorentino, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Marciano della Chiana) cui si aggiungono i comuni di Laterina e Pergine V.no che, pur appartenendo al Sistema economico locale del Valdarno Aretino, sono stati inseriti all’interno del distretto.

Oreficeria e moda i settori monitorati dall’osservatorio dell’IDI

L’Osservatorio Oro-Moda è l’organismo costituito presso l’Istituzione dei Distretti Industriali della Provincia di Arezzo per operare un monitoraggio permanente sulle specializzazioni manifatturiere “tipiche” dell’economia aretina, ovvero il tessile-abbigliamento, il pelli-cuoio-calzature e l’oreficeria.

Lo stato di salute del comparto è stato commissionato dalla Istituzione Distretti Industriali di Arezzo

“Investire in formazione e internazionalizzazione” È la soluzione prospettata dallo studio UnionCamere Toscana

Dall’indagine strutturale 2009 – Rapporto  finale “I settori dell’oreficeria e della moda in provincia di Arezzo”, a cura di Unioncamere Toscana Ufficio Studi per la Camera di Commercio di Arezzo  e l’Istituzione Distretti Industriali della Provincia di Arezzo, pubblicata lo  scorso 11 febbraio, sono emersi dati complessi ed esaustivi sul comparto  aretino. Nell’ambito dello studio, che testimonia la volontà di comprendere le  difficoltà ma anche i punti di forza del distretto, emergono come particolarmente significativi i seguenti fattori:

  • L’oreficeria, pur mostrando un numero medio di addetti inferiore agli altri due distretti aretini (9 addetti contro i 14 della pelletteria-calzature e i 17 del tessile-abbigliamento), si contraddistingue infatti per la presenza di poche imprese di medie dimensioni con una strutturazione media che è tuttavia più elevata rispetto a quella raggiunta dalle analoghe imprese dei restanti due settori.

  • «È importante avvicinarsi al mercato attraverso investimenti a valle sulla distribuzione; sviluppando la cultura commerciale (formazione, inserimento di nuove figure professionali), rinnovando il modello di vendita (sottolineata l’importanza di “svecchiare i negozi” e aprire nuovi punti vendita). Lo sviluppo di nuove formule di vendita deve essere coerente con il modello di business».
  • Dalla ricerca emerge che riusciranno a superare la crisi non necessariamente le imprese “più grandi”, ma quelle che hanno individuato il corretto modello di business nel segmento di mercato in cui operano; sono imprese “eccellenti” certamente quelle più strutturate, non necessariamente di grandi dimensioni (che anzi soffrono la crisi e pagano un prezzo pesante in termini di mantenimento dei livelli occupazionali). Il raggiungimento di migliori performance può avvenire infatti per crescita interna o per accordi (reti).
  • Nell’ambito dell’oreficeria, i canali distributivi più utilizzati sono i grossisti, sia sul mercato nazionale (61% delle imprese) che su quello estero (49%), seguiti da dettaglianti e raccoglitori (17%), catene distributive (16%) e dallo sviluppo di una rete distributiva propria (15%).
  • Nel settore orafo l’investimento in marchio sembra pertanto caratterizzare il prodotto in termini di riconoscibilità indipendentemente dall’accesso diretto al mercato, rivestendo un’importanza particolare nella valutazione delle caratteristiche competitive del settore e riflettendosi in una più alta quota di imprese con marchio (oreficeria 60%) rispetto agli altri due settori (tessile 28%, pelletteria 11%).
  • Rilevante la quota di imprese che ha investito in organizzazione e formazione (21,1%) ed in qualità e certificazione (15,4%). Per il resto, si osservano valori di una qualche consistenza relativamente ad investimenti in nuove tecnologie ICT (12,4%). Non desta infine sorpresa la quota residua di imprese che dichiara di avere investito in proprietà intellettuale (3,8%), alla luce della già evidenziata ridotta consistenza numerica di imprese che detengono brevetti, anche in conseguenza di processi innovativi scarsamente formalizzati.

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