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Speciale Hong Kong: La parola ai protagonisti

“Wechat in aiuto delle imprese in un mercato fondamentale dell’export italiano”


Hub importantissimo», «mercato fondamentale» e «appuntamento chiave» sono i termini più usati dalle aziende italiane quando si parla di Hong Kong.
Che si tratti di oro, coralli, pietre, perle, cammei o macchinari, infatti, è lo sbocco privilegiato sul mercato cinese, ma anche il punto d’incontro con operatori provenienti dal Sudest asiatico e dall’Oceania, oltre che dalle Americhe. Proprio per questo si fa sentire la preoccupazione per la situazione socio-politica, che sta influenzando l’arrivo dei buyer e ha addirittura indotto qualcuno a rinunciare alla presenza in fiera a settembre.


Abbiamo chiesto ad alcune aziende aderenti ad Assocoral e da sempre attive nel mercato asiatico una riflessione sull’attuale momento storico.

«Per la nostra azienda il percorso di internazionalizzazione è iniziato da pochi anni, ma la ricezione è stata trasversale (…) e l’Asia rappresenta circa il 40% della produzione».

Gino Di Luca

«Il 90 per cento delle persone che volevamo incontrare ci ha detto che non sarebbe venuta, quindi non siamo partiti – spiega Gino Di Luca, di Cameo Italiano – Speriamo che per marzo ci sia un miglioramento. Per la nostra impresa il percorso di internazionalizzazione è iniziato da pochi anni, ma la ricezione è stata trasversale e abbiamo cominciato a registrare un gradimento molto alto anche in Asia, che per noi rappresenta circa il 40% della produzione».
Ad attirare i clienti sono unicità, design e artigianalità. «Piace il fatto a mano e i nostri cammei, essendo di conchiglia, possono essere incisi solo così. I clienti sono attratti dalla creatività italiana, dal fatto che non ci sia un cammeo uguale all’altro e che siano per natura limitati nella produzione, per questo, più che chiedere pezzi particolari si affidano molto alle nostre selezioni».

«Da quando la Cina si è aperta è diventato anche un grande mercato di sbocco»

Giancarlo Coscia

Conferma la richiesta di qualità Giancarlo Coscia, dell’omonima azienda, che a Hong Kong va assiduamente da 30 anni e per il quale è uno snodo fondamentale per gli approvvigionamenti di perle d’acqua dolce dalla Cina, akoya dal Giappone e altre specie da Australia e Filippine, oltre ad essere il luogo dove si svolgono tre importanti aste. «Da quando la Cina si è aperta è diventato anche un grande mercato di sbocco – racconta – Alla fiera di Hong Kong incontriamo importanti clienti della Cina continentale, ma anche dalla Mongolia e dal Tibet, oltre che da paesi emergenti, come Indonesia, Malesia, Myanmar. Chi si rivolge ai marchi italiani chiede qualità e design. In Asia la perla è molto richiesta e popolare, cercano prodotti speciali, come le conch e quelle naturali, rare e di fascia molto alta, che in Europa è quasi impossibile vendere. Il mercato asiatico copre il 20% del totale, ma siamo preoccupati. Per avere successo? Bisogna studiare i prodotti adatti ed avere una presenza costante».

«I cinesi sono attratti dal nostro corallo, di qualunque tipologia grezza e dalla gioielleria più importante, ma in fiera le richieste possono abbracciare tutta la categoria merceologica».

Michele De Simone

L’Asia è il mercato di punta per Michele de Simone, per la cui azienda rappresenta addirittura il 53-54% del fatturato e che a Hong Kong vende sia smontato che prodotto finito, entrambi di alta gamma. «Portiamo fili, cabochon, sagome, sia di corallo rosso del Mediterraneo, sia di Momo, ma anche turchesi naturali sleeping beauty. Per quanto riguarda il prodotto finito, invece, proponiamo le ultime collezioni in coralli, brillanti e pietre preziose. I cinesi sono attratti dal nostro corallo, di qualunque tipologia grezza e dalla gioielleria più importante, ma in fiera le richieste possono abbracciare tutta la categoria merceologica, da parte di buyer internazionali che vengono anche da Usa, Sudamerica ed Europa. La Cina è molto sul pronto, sia per il prodotto finito che per il semilavorato, ed è importante avere un grande assortimento e prezzi competitivi».

«Siamo stati tra i primi di Torre del Greco ad andare in fiera ad Hong Kong una quindicina di anni fa»

Ciro Condito

Sempre sul corallo, ha notato una contrazione Ciro Condito, molto preoccupato per le proteste, come tutti i suoi colleghi. «Hong Kong è un po’ il punto di riferimento per l’Asia, ma ha subito un forte rallentamento anche a causa dei disordini. Chi prima arrivava con curiosità e poi magari comprava non c’è più. Soprattutto dalla Cina viene solo chi è interessato realmente. Siamo stati tra i primi di Torre del Greco ad andare in fiera ad Hong Kong una quindicina di anni fa. All’inizio non c’era tanto interesse per il corallo, poi 7/8 anni fa è aumentato nettamente, anche sull’onda dell’apertura del mercato cinese, e adesso si sta assistendo a un rallentamento fisiologico, che riguarda le gemme in generale».


Anche il Club degli Orafi Italia ha da sempre una visione aperta sui mercati internazionali e molte sono le aziende ad esso aderenti che hanno puntato sull’Oriente.

«Vendiamo a grossisti di Hong Kong da 20 anni».

In flessione da tempo anche il ruolo dei grossisti, come spiega Antonio Songa. «Vendiamo a grossisti di Hong Kong da 20 anni. Negli anni la situazione è cambiata molto, all’inizio compravano molto qui sulla piazza di Milano, adesso i piccoli lo fanno ancora, mentre i grandi vanno direttamente dalle fabbriche. Sentiamo la concorrenza della Turchia, delle catene fatte in Indonesia e Malesia e stanno iniziando anche in Cina a produrre oreficeria basica, molto economica, di bassa qualità, che però ha tolto spazio a quella italiana. Comunque c’è ancora chi vuole comprare un prodotto fatto bene».

«È un mercato complesso, che si muove molto rapidamente, dove il prezzo non è l’unica leva».

Azzurra Cesari

Hong Kong è infine uno snodo chiave per le pietre preziose, come luogo di approvvigionamento di grezzo, ma anche di vendita, tanto che Cesari & Rinaldi Gemmai espone solo in oriente. «Abbiamo sviluppato un’offerta che contempla sia il prodotto in quanto tale, sia un apporto di natura stilistica, soprattutto per quanto riguarda pezzi unici e siamo molto contenti del risultato – racconta Azzurra Cesari, Project Manager – perché quando si unisce un certo tipo di esecuzione tecnica allo stile italiano i risultati arrivano. È un mercato complesso, che si muove molto rapidamente, dove il prezzo non è l’unica leva. È un cliente attento, informato, che desidera un certo tipo di qualità ed è disposto a pagarla».
Al di là della fiera, Cesari individua però anche un altro strumento che potrebbe rivelarsi strategico. «In Cina usano molto la piattaforma wechat anche per la compravendita ed è uno strumento interessante, ma per poterla utilizzare appieno bisogna avere un conto corrente là. Se in futuro dialogherà con il nostro sistema potrebbe aiutare tanto anche i commercianti italiani».

«Per noi è un hub fondamentale per l’accesso al mercato cinese e a quelli del Sudest asiatico»

Gianluigi Barettoni

Ma Hong Kong è anche una delle fiere dove Ieg porta T.Gold, il salone dei macchinari. «Per noi è un hub fondamentale per l’accesso al mercato cinese e a quelli del Sudest asiatico – sottolinea Gianluigi Barettoni, presidente di Afemol’attuale situazione l’ha un po’ congelato e preoccupa in chiave futura, ma resta un mercato imprescindibil.

 

Over to the protagonists: “Wechat helps companies in a fundamental Italian export market”.

“Very important hub”, “fundamental market” and “key appointment” are the terms most used by Italian companies when it comes to Hong Kong. Whether it is gold, corals, stones, pearls, cameos or machinery, it is the privileged opening onto the Chinese market, but also the meeting point of operators from Southeast Asia and Oceania, as well as from the Americas. Precisely for this reason there is concern about the socio-political situation, which is influencing the arrival of buyers and has even caused someone to pull out of their presence at the fair in September.

We asked some companies that are members of Assocoral and have always been active in the Asian market to comment on the current historical moment.

“90 percent of the people we wanted to meet told us that they wouldn’t come, so we didn’t go,” explains Gino Di Luca, from Cameo Italiano. “We hope that for March there will be an improvement. For our company internationalization began a few years ago, but we have started to register a very high appreciation also in Asia, which for us represents about 40% of production.”

Giancarlo Coscia confirms the demand for quality. This same company has been going to Hong Kong for 30 years and considers it a fundamental hub for the supply of freshwater pearls from China, akoya from Japan and other species from Australia and the Philippines, as well as being the place where three important auctions take place. “Since China opened up, it has also become a major outlet market. At the Hong Kong fair we meet important customers from mainland China, but also from Mongolia and Tibet, as well as from emerging countries such as Indonesia, Malaysia, Myanmar. Those who turn to Italian companies are looking for quality and design.”

Asia is the leading market for Michele de Simone, for whose company it represents 53-54% of turnover. De Simone Fratelli sells both disassembled and finished products in Hong Kong, both of which are high-end. “We bring threads, cabochons, moulds, both of Mediterranean red coral and Momo, but also natural sleeping beauty turquoise. As for the finished product, we propose the latest collections in corals, diamonds and precious stones.”

Still in the coral market, Ciro Condito has noticed a reduction and he is very worried about the protests, like all his colleagues. “Hong Kong is a bit like a reference point for Asia, but it has suffered a sharp slowdown also due to the unrest. We were one of the first in Torre del Greco to go to the fair in Hong Kong some 15 years ago. At the beginning there was not much interest in coral, then 7/8 years ago it increased sharply, in the wake of the opening of the Chinese market, and now we are witnessing a physiological slowdown, concerning the gem market in general.”

Even the Club degli Orafi Italia has always had an open vision on international markets and there are many companies that adhere to it that have focused on the East.

The role of wholesalers has been declining for some time, as Antonio Songa explains.
“We have been selling to Hong Kong wholesalers for 20 years. Over the years the situation changed a lot: at the beginning they made significant purchases here in Milan, now the smaller companies still do it, while the bigger ones go directly to the factories. We feel the competition from Turkey and the chains made in Indonesia and Malaysia, and they are also starting to produce basic, very cheap, low quality jewellery in China, stealing market shares from the Italian companies. However, there are still those who want to buy a product that is well made.”

Finally, Hong Kong is a key hub for precious stones, as a place for the supply, but also for the sale, of rough stones so much so that Cesari & Rinaldi Gemmai only exhibits in the East. “We have developed an offer that includes both the product as it is and a stylistic approach, especially with regards to unique pieces and we are very happy with the result, because when a certain type of technical execution is combined with the Italian style the results can be seen”, Azzurra Cesari explains. “It is a complex market, which moves very quickly, where price is not the only lever. They are careful, informed customers who want a certain kind of quality and are willing to pay for it.”

But Hong Kong is also one of the fairs where Ieg brings T.Gold, the machinery show. “For us it is a fundamental hub for access to the Chinese market and to those in Southeast Asia,” emphasizes Gianluigi Barettoni, president of Afemo. “The current situation has cooled things down a bit and is a cause for concern for the future, but it remains an essential market.”

 

 


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