di


Speciale Hong Kong: Federorafi “Hong Kong sarà un hub privilegiato”

Ivana Ciabatti: “Ancora per qualche anno Hong Kong sarà un hub privilegiato, ma attenzione alle evoluzioni del mercato cinese”


Affari minacciati dai disordini a Hong Kong? Secondo Ivana Ciabatti, presidente di Federorafi, a risentirne di più potrebbero essere non tanto le aziende italiane, ma l’economia dell’ex colonia britannica, che potrebbe vedere gli affari migrare direttamente verso la Cina, verso la quale ha sempre fatto da ponte, complici le recenti aperture di Xi Jinping.

Ivana Ciabatti

– Presidente, Hong Kong è la quinta destinazione per l’export italiano di oreficeria e un ponte verso la Cina, temete che l’attuale situazione sociopolitica possa nuocere agli affari?

Certamente non aiuteranno Hong Kong in un momento in cui ritengo che sia in atto un’inversione graduale a favore della Cina, verso la quale, non a caso, nei primi 6 mesi del 2019 le nostre esportazioni sono aumentate del +43%, anche se questo non vuol dire che le cifre delle nostre performance verso Hong Kong e Cina si ribalteranno in pochi anni.

Negli anni infatti Hong Kong ha rappresentato, non solo per il settore dei preziosi, un importante hub logistico per le esportazioni del made in Italy. Come in altri paesi “di transito” non era però pensabile che questa situazione potesse continuare in eterno in quanto queste piattaforme, in parte, rappresentano delle distorsioni del mercato e lo rendono meno trasparente.

Secondo i dati elaborati per Federorafi dal Centro Studi di Confindustria Moda, Hong Kong assorbe quasi 700 milioni di euro di gioielli, appunto tra i primi 5 Paesi di destinazione, mentre verso la Cina continentale esportiamo poche decine di milioni all’anno, oltre il 15° posto tra i paesi di destinazione dopo Polonia e Ungheria…. Questo succede, in modo particolare, quando vi è una disparità di tariffa doganale (dazio): ad Hong Kong si esporta a dazio “0” mentre verso la Cina, fino a luglio 2018, il dazio era tra il 20 ed il 30% rendendo nei fatti impossibile esportare direttamente, soprattutto per le nostre aziende unbranded. Per un paese manifatturiero come l’Italia, poi, l’ulteriore intermediazione logistica prima che il prodotto giunga nelle disponibilità del consumatore finale comporta un incremento di costo e una maggiore difficoltà nell’interpretare i gusti e le esigenze dell’effettivo consumatore finale.

Da alcuni anni, però, abbiamo registrato dei segnali nella direzione di rendere più interessante l’interscambio diretto con la Grande Cina o per renderla più appetibile anche come mercato di consumo: in primis l’abbattimento dei dazi che dallo scorso anno sono scesi all’8/10%, ma anche la riduzione dell’IVA dal 16% al 13% e l’evento “China International Import Expo” di Shanghai, fortemente voluto dal Presidente Xi, che quest’anno, con la seconda edizione, ha visto anche la partecipazione di ben 16 aziende orafe nell’ambito dell’iniziativa organizzata da Federorafi con un partner cinese (Vetiver) proprio perché riteniamo che l’Italia orafa debba assolutamente presidiare le nuove opportunità che si stanno creando nella Cina continentale.


– Pensate che possa influenzare la presenza di operatori, soprattutto cinesi, alla prossima fiera?

Gli eventi degli ultimi mesi hanno influenzato e temo che influenzeranno le presenze alla prossima fiera non tanto in termini di sicurezza delle persone o dei nostri preziosi, ma degli operatori cinesi e anche dei buyer stranieri che devono, questi ultimi, pianificare per tempo trasferte spesso lunghe ed impegnative e le immagini dei media ed il clima di incertezza sono dei forti disincentivi.

– L’instabilità che si sta verificando anche su questo scenario può influire sul prezzo dell’oro?

La situazione di Hong Kong ritengo che possa influire solo in minima parte sulle quotazioni delle materie prime preziose che oramai sono influenzate da problematiche economiche, finanziarie e di geopolitica mondiale molto complesse e di non facile lettura.

– Quali sono le sensazioni riguardo alle quotazioni nei prossimi mesi?

Per i metalli preziosi il 2019 è stato indubbiamente un periodo molto positivo. Secondo le nostre elaborazioni e proiezioni l’andamento delle quotazioni nei prossimi mesi sarà influenzato, oltre che dalla grande incertezza economico-finanziaria e geopolitica, dagli sviluppi della guerra commerciale tra Usa e Cina e dalle politiche monetarie delle varie banche centrali, tra cui la Fed, che è tornata a tagliare i tassi di interesse.

Il mondo si trova in una situazione precaria e l’oro non potrà che beneficiarne, soprattutto per effetto delle preoccupazioni per il rallentamento economico globale, della percezione che gran parte delle principali banche centrali manterranno politiche monetarie espansive e della paura che i tassi d’interesse negativi possano diventare generalizzati. La verità è che dopo oltre dieci anni dall’inizio della crisi e dopo un immane sforzo pubblico fatto dai governi e dalle banche centrali, l’Europa ha problemi di crescita, la Cina rallenta e i debiti globali sono molto cresciuti. Infine, la curva dei rendimenti Usa da marzo si mantiene invertita, ossia i titoli a breve pagano tassi più alti di quelli decennali: una situazione che negli ultimi cinquant’anni ha quasi sempre anticipato una recessione. Adesso stiamo assistendo ad una correzione delle quotazioni che considero fisiologica, ma le continue incertezze esistenti, la mancanza di chiarezza nella guerra commerciale tra Usa e Cina e l’outlook incerto, oltre all’acquisto di oro fisico da parte delle banche centrali per diversificare le proprie riserve valutarie (dedollarizzazione) contribuiranno a sostenere le quotazioni nel medio-lungo periodo in un mercato spesso imprevedibile e soggetto a forti oscillazioni.

 

Federorafi, Ivana Ciabatti: “Hong Kong will still be a privileged hub for a few years, but beware of the evolution of the Chinese market.”

Business threatened by unrest in Hong Kong? According to Ivana Ciabatti, president of Federorafi, the Italian companies may not be affected as much as the economy of the former British colony, which could see businesses migrate directly to China, to which it has always served as a bridge, aided by the recent opening of Xi Jinping.

President, Hong Kong is the fifth destination for Italian gold exports and a bridge to China, are you afraid that the current socio-political situation could harm business?
Certainly it will not help Hong Kong at a time when I believe a gradual reversal is taking place in favour of China, to which, unsurprisingly, in the first 6 months of 2019 our exports increased by 43%, even if this does not mean that our performance figures for Hong Kong and China will switch over in a few years.
Over the years, Hong Kong has represented an important logistical hub for Italian exports not only in the jewelry sector. As in other “transit” countries, it was not conceivable that this situation could continue forever. According to data processed for Federorafi by the Confindustria Moda Study Center, Hong Kong absorbs almost 700 million euros of jewels, precisely among the top 5 destination countries, while to mainland China we export a few tens of millions a year… This happens, in particular, when there is a disparity in the customs tariff (duty): in Hong Kong it is exported duty free while to China, until July 2018, the duty was between 20 and 30% making in fact impossible to export directly, especially for our unbranded companies. So for a manufacturing country like Italy, the further logistical intermediation before the product reaches the end consumer involves an increase in costs and greater difficulty in interpreting the tastes and needs of the actual final consumer. For some years, however, we have seen signs in the direction of making trading directly with China more attractive or making it more appealing as a consumer market: first of all, the cut of duties that since last year have fallen to 8/10%, but also the reduction of VAT from 16% to 13% and the “China International Import Expo” event in Shanghai – strongly supported by President Xi – which this year, with the second edition, saw the participation of as many as 16 goldsmith companies as part of the initiative organized by Federorafi with a Chinese partner (Vetiver) precisely because we believe that Italy’s goldsmiths must absolutely preside over the new opportunities that are being created in mainland China.

Do you think it could influence the presence of operators, especially Chinese, at the next fair?
The events of the last few months have influenced, and I fear that they will continue to influence, attendance at the next fair, not so much in terms of the safety of the people or our valuables, but in terms of the participation of Chinese operators and foreign buyers who must often plan for long and challenging journeys. The media images and the climate of uncertainty are strong disincentives.

Can the instability that is occurring in this scenario also affect the price of gold?
I believe that the situation in Hong Kong can only have a minimal influence on the prices of precious raw materials that are now influenced by very complex and difficult to read global economic, financial and geopolitical issues.

What are the predictions regarding prices in the coming months?
For precious metals, 2019 was undoubtedly a very positive period. According to our calculations and projections the price trend in the coming months will be influenced not only by the great economic, financial and geopolitical uncertainty, but also by the developments of the trade war between the USA and China and by the monetary policies of the various central banks, including the Fed, which has returned to cutting interest rates. The world is in a precarious situation and gold can only benefit from it. Now we are witnessing a correction of the quotations that I consider physiological, but the continuing uncertainties, the lack of clarity in the trade war between the USA and China and the uncertain outlook, in addition to the purchase of physical gold by the central banks to diversify their foreign exchange reserves (dedollarization) will contribute to sustain prices in the medium-long term in a market that is often unpredictable and subject to strong fluctuations.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *