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Sotto la lente del redditometro:I criteri del Fisco per individuare le spese “sospette”

Il redditometro e l’accertamento sintetico stanno acquisendo un ruolo sempre più importante nell’accertamento dei redditi presunti. La svolta è stata introdotta dall’articolo 22 del DL. 78/2010, (la Manovra finanziaria 2010), che ha introdotto nuove e più stringenti regole per l’accertamento sintetico, le quali però valgono solo per gli accertamenti sui periodi d’imposta dal 2009 in poi.
Quando scatta l’accertamento sintetico
Quando il reddito complessivo ricostruito dagli uffici eccede almeno del 20% quello dichiarato dal contribuente, anche per una sola annualità. Le regole precedenti prevedevano uno scostamento minimo del 25% ripetuto per almeno 2 periodi d’imposta.
Come avviene l’accertamento sintetico
Esso si fonda “sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile” (Art. 22 D.L. 78/2010). Quindi il Fisco gode di un’ampia discrezionalità nel valutare quali spese possono essere ritenute significative ai fini dell’individuazione del maggior reddito non dichiarato.

Il contribuente dovrà essere obbligatoriamente, a pena di nullità dell’accertamento, essere invitato al contraddittorio: questa è un’altra rilevante novità rispetto al passato, stavolta in favore del contribuente.
Nel contraddittorio il contribuente dovrà dimostrare che le spese non giustificabili in base ai redditi dichiarati sono state effettuate con altre risorse, quali investimenti finanziari tassati ala fonte, risparmi, donazioni, etc.
Tra le spese che possono attirare maggiormente l’attenzione del Fisco vi sono quelle elencate, a titolo di esempio non esaustivo, nella circolare 29 dicembre 2008, n. 1 della Guardia di finanza :
– pagamento di consistenti rate di mutuo;
– pagamento di canoni di locazione finanziaria, soprattutto in relazione a unità immobiliari di pregio, auto di lusso e natanti da diporto;
– pagamento di canoni per l’affitto di posti barca;
– sostenimento di spese per ristrutturazione di immobili;
– sostenimento di spese per arredi di lusso di abitazioni;
– pagamento di quote di iscrizione in circoli esclusivi;
– pagamento di rette consistenti per la frequentazione di scuole private particolarmente costose;
– assidua frequentazione di case da gioco;
– partecipazione ad aste;
– frequenti viaggi e crociere;
– acquisto di beni di particolare valore (quadri, sculture, gioielli, reperti di interesse storico archeologico, ecc.);
– disponibilità di quote di riserve di caccia e di pesca;
– hobby particolarmente costosi (partecipazione a gare automobilistiche, rally, gare di motonautica, ecc.).

Il nuovo redditometro
Il D.L. 78 ha distinto un diverso tipo di determinazione sintetica del reddito, basato su “elementi indicativi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza”:  gli indicatori di capacità contributiva saranno costruiti su base statistica e differenziati per tipologia di famiglia e per territorio, sulla base di un paniere di beni, spese e servizi che sarà indicato da un apposito decreto ministeriale.

Il vecchio redditometro
Ricordiamo che il vecchio redditometro si basava su di un elenco preciso di beni considerati  indicatori di capacità contributiva (tabella approvata con D.M. 19 novembre 1992) :
A. Aereomobili e simili
B. Imbarcazioni a vela o a motore
C. Autoveicoli con alimentazione a benzina o a gasolio
D. Altri mezzi di trasporto tipo campers o autocaravans e motocicli oltre 250 cc.
E. Roulottes
F. Residenze principali e secondarie
G. Collaboratori familiari
H. Cavalli da corsa o da equitazione
I. Assicurazioni di ogni tipo eccetto RC auto, malattia ed infortuni

Tale elenco è considerato ormai obsoleto e si è quindi deciso di sostituirlo con un sistema di analisi differenziato per gruppi di contribuenti, per beni e servizi e per aree geografiche, che sarà gestito da un apposito software. Ciò dovrebbe consentire una maggiore precisione dello strumento di verifica rispetto all’attuale contesto economico e sociale.

Le fonti del Fisco
L’obbligo per i commercianti di comunicare il codice fiscale dei clienti che effettuano spese superiori a 3600 euro IVA compresa, così come l’obbligo di comunicare i beni intestati a società concessi in godimento ai soci ed ai familiari certamente accresceranno i dati a disposizione del Fisco, il quale però, come si è detto, può prendere le mosse da qualsiasi tipo di spesa.
Sarà buona regola allora, soprattutto in caso di grosse spese come l’acquisto di immobili, assicurarsi che le somme impiegate siano tracciabili e dall’origine documentabile (ad es., disinvestimento di titoli, risparmi accumulati, etc.) in modo da stroncare le pretese del Fisco già in sede di primo contraddittorio.
Potrà essere utile, specie per chi non ha nulla da nascondere, valutare insieme al proprio commercialista la propria “capacità di spesa” in base ai redditi ed al patrimonio, e come calibrare al meglio eventuali investimenti personali, in modo da evitare indebite pretese da parte del Fisco.

 


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