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Sorpresa!

La scrivevo in bella calligrafia, attenta a non fare errori. E la ripiegavo piano piano per evitare che i luccichini si appiccicassero alle dita. Le promesse erano sempre le stesse, e sempre la stessa era la lista dei regali che avrei voluto ricevere e che puntualmente non sono mai arrivati, perché Babbo Natale li aveva portati ai più poverelli…, perché era vecchietto…, perché il sacco era troppo pesante…, perché…, perché…, perché… .

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Eppure il cuore mi batteva all’impazzata, anche quando da quel pacco veniva fuori la solita bambola, le solite tazzine in miniatura, il solito peluche. Era la magia dell’attesa. Certo, una bicicletta nuova o un paio di pattini più veloci non mi avrebbero delusa, ma oggi che il consumismo ha logorato il significato vero delle cose capisco che il regalo più bello era aspettare. Ho qualche anno in più e non per questo rinuncio alle emozioni.

Mi lascio incantare dalle piccole cose, dai gesti semplici, dalla buona musica.

Il tutto e subito l’ho dimenticato tra i capricci di quando ero bambina, per non permettere che le cose autentiche vadano perse. Così come sono andati persi i lustrini delle letterine.


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