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Smartwatches: a rischio l’orologio tradizionale?

Italia l’Apple Watch è arrivato nei negozi a partire da giugno, ma è da più tempo che l’orologio smart – in grado di far ascoltare musica, misurare pulsazioni, ricevere notifiche – ha iniziato a avere i suoi effetti sul mercato della misurazione del tempo.

Smart watch vs orologio tradizionale
Apple | iWatch firmato Hermés

Effetti che l’edizione 2015 del Deloitte Swiss Watch Industry Study ha tentato di esplorare, evidenziando che un quarto (25%, 11% nel 2014) degli intervistati – dirigenti del settore orologiero – ritiene che lo smartwatch rappresenti un pericolo concorrenziale crescente. Si evidenzia inoltre un aumento – dal 29% al 39% – del numero di rispondenti che dichiarano come il lancio dell’Apple Watch (e altri smartwatch principali) abbia accresciuto la consapevolezza di quanto il mercato sia dirompente.

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Frédérique Constant | Horological Smartwatch FC-285n5b4

I manager del settore guardano con timore al futuro dell’orologeria, complicato dall’indebolimento della domanda di paesi finora cruciali e dalla forza del franco svizzero (dagli intervistati considerato, a onor del vero, il principale fattore della crisi): preoccupa, però, la concorrenza degli smartwatch.

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Fossil | Q Dreamer Stainless Steel Bracelet

Ne acquisteranno almeno uno, secondo la ricerca online sull’uso degli orologi intelligenti, il 60% dei consumatori cinesi, il 48% degli italiani (rispetto al 40% di coloro che invece acquisteranno orologi classici) e il 35% dei francesi.

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Movado | The Movado Bold Motion engineered by HP

A inizio giugno, inoltre, Stanislas De Quercize, presidente di Cartier (dimessosi a novembre) aveva pubblicamente sostenuto che gli smartwatch non possono avere il medesimo valore affettivo degli orologi tradizionali e che pertanto la maison non aveva intenzione di sbarcare in questo nuovo segmento.

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Tag Heuer | TAG Heuer Connected

Smartwatches: a rischio l’orologio tradizionale?

Per Massimo Carraro, Ad Morellato Group, il segmento smartwatch non può sostituire quello dell’orologio tradizionale. “Non c’è dubbio che le nuove tecnologie andranno a coprire una quota di mercato ma pur sempre rimanendo in un ambito limitato. L’orologeria svizzera di qualità rappresenta ancora oggi un importante mondo ricco di tradizione, di storia, di fascino e di valori che non credo possano essere sostituiti dalla tecnologia, neanche da quella più̀ all’avanguardia”.

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Massimo Carraro | Amministratore Delegato Morellato Group

Il Gruppo Morellato ha un portfolio marchi sempre in crescita e che spazia dal fashion all’automotive, dallo sport all’urban street. C’è spazio anche per una linea di smartwatch?

Per il momento continueremo ad andare avanti sulla nostra strada creando prodotti innovativi – spiega Carraro – nel rispetto dei nostri valori legati alla qualità, al design italiano e alla tecnologia più tradizionale con uno sguardo rivolto sempre al futuro. Nella gioielleria, invece, ci sono state grandi novità: con il marchio Morellato abbiamo lanciato a luglio il primo Gioiello Intelligente capace di connetterti senza fili con il mondo”.


Non credo assolutamente che gli smartwatches possano sostituire l’orologio tradizionale – è il parere di Elena Camera, Brand Manager Italia per PiagetPossono rappresentare una simpatica alternativa tecnologica, un capriccio per un target di consumatore diverso da quello che comprerebbe un orologio Piaget”.

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Elena Camera | Brand Manager Italia per Piaget

Un marchio storico fondato 140 anni fa e basato sul lavoro minuzioso di abilissimi artigiani all’opera nella storica Manifattura nel Giura Svizzero: una manifattura che, grazie al valore dell’esperienza, non si sente toccata dal fenomeno. “Il risultato è magico, il nostro cliente percepisce questo come un valore aggiunto: questa è la sintesi del vero lusso – prosegue Elena Camera – La Maison non ha intenzione, quindi, di attuare nessuna politica per arginare il fenomeno, semplicemente continuerà a proporre modelli che, nel pieno spirito del brand, rispecchiano le caratteristiche che lo hanno reso celebre nel mondo senza preoccuparsi troppo delle alternative tecnologiche proposte da altre aziende d’orologeria”.


Quella degli smartwatch è una “rivoluzione” a tutto tondo: il fenomeno desta l’attenzione dei grandi marchi, ma anche quella dei brand fashion e easy-to-wear. “Non sarò certo pioniere dicendo che la funzione meno importante degli orologi da polso sia quella di misurare il tempo – dichiara Ale Fogazzi, titolare di Too Late, brand di orologi in silicone con due milioni di pezzi venduti in tre anni -. La sfida è quella di creare nuove esigenze, siano esse relative alla moda, allo status symbol, al prestigio o, d’altro lato, a tutto quanto riguarda la tecnologia. Lo smartwatch, grazie all’entrata in campo di aziende come Apple, può essere il connubio di tutto ciò: moda e tecnologia. Si sa, le mode passano e allora anche lo smartwatch diverrà tradizionale e non credo reggerà il confronto con l’alta orologeria”.

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Ale Fogazzi | Titolare di Too Late

Lo smartwatch è dunque un fenomeno da arginare? “Per ora no. Non credo proprio si potrà parlare di vero fenomeno – precisa Fogazzi -, per lo meno nel breve, ma se così fosse, più che arginarlo cercheremo di cavalcarlo”.


Un punto di vista simile a quello di Marzia Morandi, Direttore Bomberg Italia, giovane marchio svizzero fondato nel 2012 a Neuchâtel.

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Marzia Morandi | Direttore Bomberg Italia

“Per noi, nel nostro segmento di mercato e di nicchia, lo smartwatch non rappresenta un pericolo o un bene di rifugio tale da preferirlo a Bomberg – spiega -. Chi sceglie un orologio come il nostro ha già chiaro in mente un orologio che va oltre gli schemi al di fuori del tradizionale o del tecnologico. Pertanto non credo rappresenti una concorrenza. Per il futuro non abbiamo progetti in tale direzione, continueremo a tenere alto lo spirito Bomberg continuando a restare nel traditional ma unconventional”.


Ogni innovazione, in qualsiasi settore, porta con sé fattori di rischio ma anche tante potenzialità. Di questo è convinto Ignazio De Lucia, direttore generale Festina Italia, marchio fondato nel 1902 e consolidatosi in oltre un secolo come gruppo.

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Ignazio De Lucia | Direttore Generale Festina Italia

Credo che l’avvento degli smartwatch sia un’opportunità per il settore e non un limite – dice De Lucia -. Mai il settore ha giovato di una campagna di visibilità così intensa come quella in essere in questi mesi e quindi penso che il beneficio vi sarà anche l’orologio tradizionale. Se non erro l’orologeria tradizionale, specialmente di posizionamento commerciale, doveva essere spazzata via già ad inizio anni duemila con l’avvento della telefonia di massa, primo e vero grande concorrente come idea regalo per l’orologio. Siamo ancora qui e con dei numeri di settore interessanti”.

Per ora, in casa Festina, non è in calendario alcun progetto di sviluppo in questa direzione. Ci sono invece strategie di “difesa” dal fenomeno? “Non credo possa essere arginato, ma visto come grandi opportunità – va avanti De Lucia -. Una su tutte? L’attenzione che queste campagne iper tecnologiche stanno destando sul target giovane. Educare loro all’indosso dell’orologio, cosa che oggi quasi la metà dei giovani non fa, è una grandissima opportunità per far diventare l’orologio tradizionale concorrente dell’iper tecnologico smartwatch proprio su quei nuovi polsi”.


Quando un’azienda ha alle spalle quasi 130 anni di storia e tradizione, è difficile parlare di competizione. È il caso di Eberhard & Co, marchio svizzero fondato nel 1887 e con un Dna produttivo di 16mila orologi meccanici all’anno. “L’avvento degli smartwatch cambia la prospettiva dal punto di vista dell’appeal e una società come la nostra non si incammina in un terreno che le è sconosciuto”.

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Mario Peserico | Amministratore Delegato di Eberhard

A parlare è Mario Peserico, amministratore delegato di Eberhard. Se gli orologi smart rappresentano un pericolo, sostiene, è vero solo per i prodotti della stessa fascia: in realtà, secondo lui, neanche l’Apple Watch in oro è un vero concorrente.“È sempre un gadget, prezioso ma un gadget – dice -. Non cambiamo pelle a un’azienda storica, contiueremo a immettere sul mercato prodotti che hanno dimostrato di avere ancora margini notevoli di crescita: un’azienda che neanche se volesse potrebbe passare da un numero di 16mila orologi meccanici a un milione di pezzi connessi. Nel lungo termine, le abitudini di consumo potranno cambiare, ma per orologio si intenderà sempre quell’oggetto di valore da tramandare di padre in figlio. Il segnatempo tradizionale non sarà mai buttato via, mentre la tecnologia è molto più rapida. Insomma, il potere della tradizione non ha intenzione di passare il testimone”.

 


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