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Si fa presto a dire e-commerce


Oltre 30 miliardi di euro, in rapida e costante ascesa fino ai 59 miliardi stimati per il 2015. Questo il valore dell’Internet Economy italiana secondo dati del Sole 24 Ore. A trainare la corsa i consumatori finali che nel 2011 hanno speso oltre 8 miliardi di euro in acquisti di beni e servizi on-line, quasi il 2% delle vendite totali al dettaglio. I numeri non sono teoria, eppure di tale mirabolante crescita si faticano a valutare riscontri concreti nell’ambito del dettaglio orafo italiano: ne ha parlato una recente ricerca esplorativa condotta da Federdettaglianti Orafi Confcommercio allo scopo di fotografare il livello di confidenza dei gioiellieri con le tecnologie informatiche. Neanche a dirlo: troppo basso.
A onor del vero, il problema non riguarda solo i gioiellieri: le aziende attive on-line, cioè dotate di un sito internet adibito alla vendita in rete sono circa un terzo della media europea. Eppure chi pratica l’e-commerce, sembra andare bene (sempre secondo i dati). E-commerce, però, vuol dire tante, troppe cose. È un termine che, certo, dà un’idea generale del mercato online, ma ha un limite proprio nel suo significato omnicomprensivo: ‘commercio elettronico’. Cioè tutto. Le realtà, in Italia, sono diverse e non funzionano allo stesso modo: ci sono siti e-commerce di orologi  e di gioielleria; B2B o destinate al consumatore finale; tra le realtà al dettaglio ci sono poi siti legati a punti vendita fisici, negozi che vivono solo online e portali. Tra i portali, quelli che vendono gioielleria no brand e quelli che propongono soprattutto marchi.
E ancora: i brand.  Secondo quanto emerge dalla ricerca di Federdettaglianti, una nota positiva c’è nel panorama orafo nostrano: i gioiellieri italiani temono di affrontare la rete in autonomia, ma lo farebbero se adeguatamente supportati, per districarsi tra le scelte strategiche e organizzative.
Meglio se uniti, anche per ottimizzare i costi.
A partire dal prossimo numero ci muoveremo sul campo, per cercare di capire quali sono le difficoltà concrete, ma anche i vantaggi ottenuti da chi ha fatto il grande passo.
Quali i partner tecnologici più utilizzati, i sistemi di pagamento, i vettori di spedizione, le piattaforme informatiche.

BuyVIP: il temporary shop è online

BuyVIP fa parte del gruppo Amazon, colosso del commercio elettronico statunitense. Vende prodotti fashion & lifestyle, tra cui orologi e gioielli, tramite l’organizzazione di campagne vendita monomarca riservate ai propri soci, con sconti fino al 70%. È un gruppo europeo presente in Italia, Spagna e Germania. Nicolas Ilic, Category Manager per la divisione Accessories (Jewels & Watches) ci spiega le caratteristiche del servizio per quanto riguarda il settore.

Come funziona il vostro sito, sia nei confronti del cliente finale sia dei produttori?
Lavoriamo abitualmente con il gruppo Damiani, Pianegonda, gruppo Binda, gruppo Morellato, Nomination, Rebecca, Comete, Misis, Antica Murrina, gruppo Zoppini, gruppo Milor, gruppo Swatch e, per quanto riguarda un posizionamento più alto, con moltissimi produttori valenzani.
Ci relazioniamo unicamente con le case madri dei brand che vengono inseriti online sul nostro sito. Proponiamo campagne temporanee monomarca dedicate ai soci registrati. La notte prima dell’inizio della campagna-evento mandiamo una mail a tutto il nostro database di soci per informarli dell’inizio della vendita. Le campagne durano al massimo 4 giorni. Lavoriamo sulle rimanenze di collezioni precedenti a quelle presenti in negozio in quel momento. Per non entrare in conflitto con il retail tradizionale, proponiamo merce in stock, valorizzata al massimo tramite shooting di prestigio e un’attenta descrizione del prodotto.

Orologi e gioielli vengono ‘trattati’ diversamente per quanto riguarda le fasce massime di prezzo proposte?
Per ciascun prodotto presente nelle nostre vetrine online, inseriamo l’ex prezzo retail sbarrato in maniera sobria. L’ex prezzo retail ci viene comunicato dalla casa madre, fanno fede la dichiarazione scritta e la documentazione che ci spedisce il fornitore in fase di negoziazione. Accanto al prezzo ex retail appare il prezzo di vendita proposto da BuyVIP, con sconti che da vanno dal almeno il 50% fino – in alcuni casi – a quasi l’80%.
Non abbiamo un tetto massimo per i prezzi online, ci capita spesso di vendere referenze che hanno un prezzo online di 2.500 euro. Per scelta e per esperienza, tuttavia, sappiamo che non ha senso proporre articoli con fasce prezzo superiori a questa soglia.

Per quanto riguarda i gioielli, in particolare, li ritenete prodotti più difficili o in qualche modo diversi rispetto al resto dell’offerta?
Non sono prodotti “differenti”, anzi, spesso hanno un appeal superiore rispetto a prodotti meno di nicchia. È altrettanto vero tuttavia, come dimostrano i nomi delle aziende che le ho elencato precedentemente, che il grosso dei volumi viene generato da brand “mass-market” che hanno un posizionamento abbordabile da parte del grande pubblico. E non rinneghiamo questo dato di fatto, pur credendo nella gioielleria e nelle opportunità che derivano dall’alto di gamma.


4 commenti

  1. ottimo articolo! per quanto mi riguarda ho deciso di fare il grande passo da qualche anno gia..con ottimi risultati…se può interessare sono disponibile per intervista e case history.


  2. Carla says:

    Molto interessante! Lavoro nell’ecommerce da un pò di anni con risultati molto soddisfacenti (settore della bigiotteria vintage e artigianale).
    Vorrei però segnalare la diffidenza dei cosìddetti “brand” (grossi e non) nei confronti del commercio elettronico.
    Ho visitato varie fiere del settore e di fronte alla mia richiesta ai fornitori di vendere i loro prodotti esclusivamente online, ho ricevuto svariati rifiuti….
    Alcuni mi hanno guardata con diffidenza, altri con scetticismo, altri ancora con sufficienza (ma per fortuna non tutti!)
    Il commercio elettronico in Italia è ancora considerato di “serie b”.
    C’è bisogno di una “rivoluzione culturale” che coinvolga sia i produttori che i clienti (spesso molto diffidenti).


  3. Penso che nel nostro settore ci sia ancora diffidenza per il fatto forse che riescono a vendere i gioielli solo le firme più accreditate.Sarebbe interessante invece sviluppare dei siti anche per i piccoli artigiani che non hanno marca e non hanno una quantità tale di oggetti da vendere.Bisognerebbe fare forse più sistema! APPROFONDIAMO DI PIù QUESTO ARGOMENTO.


  4. Gloria Belloni says:

    Vi ringrazio molto per gli utili commenti: sul prossimo numero di Preziosa Magazine, approfondiremo senz’altro il tema


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