di


Serve una corsia preferenziale per approvare la riforma dei Compro Oro

Riceviamo e pubblichiamo

Secondo l’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, in Italia gli esercizi etichettati come Compro Oro sono più di cinquemila. Il giro d’affari che ne viene generato ammonterebbe a due miliardi di euro annui. Si tratta di un valore cresciuto negli ultimi tempi, a causa della recessione, che ha indotto tantissimi privati a fare ricorso a questi negozi per poter ottenere risorse atte a fronteggiare nell’immediato sopraggiunte difficoltà di reddito.
I margini per il business ci sono tutti, anche perché l’attrazione delle famiglie italiane per gli oggetti preziosi ha radici storiche. La Banca d’Italia ha calcolato in ben 125,5 miliardi di euro il patrimonio in gioielli presente nelle case degli abitanti della Penisola.
Il fenomeno dei compro oro in sé non ha nulla di male. Sono tante le realtà che acquistano e vendono oro con professionalità e nel rispetto dei dettami di legge. Proprio le carenze normative, tuttavia, insieme alla presenza di un’area ‘grigia’ dell’economia in Italia di dimensioni sicuramente superiori a quella di altri paesi occidentali, ha dato origine a delle degenerazioni.
Gli episodi più gravi sono quelli che determinano reati come la ricettazione, con acquisto di preziosi frutto di furti o rapine. Più diffuso peraltro è l’illecito di chi compra i gioielli senza curarsi degli adempimenti cui sarebbe tenuto per legge. Come è noto agli operatori del settore, tra le altre prescrizioni da seguire, bisogna annotare su un registro di pubblica sicurezza gli estremi di un documento d’identità del venditore e descrivere le caratteristiche degli oggetti acquistati dal privato. Il problema sta nel fatto che queste operazioni sono molto difficilmente controllabili dall’autorità pubblica. La facilità con la quale si può sfuggire alla prescrizione normativa induce diversi operatori non professionali alla trasgressione.
Al di là del caso indicato in precedenza, ossia del reato di ricettazione, in tante altre circostanze a rimetterci è il privato alle prese con angustie economiche. Molto spesso la valutazione degli oggetti da parte dell’acquirente viene effettuata sulla base di quotazioni fasulle, non rispondenti a quelle effettive dei metalli preziosi. Altro fenomeno distorsivo ricorrente è l’utilizzo di bilance truccate, che segnalano un peso della merce inferiore a quello reale.
A essere danneggiati, ovviamente, non sono soltanto i cittadini più o meno costretti a vendere dalla crisi, ma anche i tantissimi operatori professionali. Costoro subiscono la concorrenza sleale di chi opera ignorando i crismi della legge e devono scontare oltre tutto un danno d’immagine per la categoria, dovuto alla percezione, sempre più diffusa nell’immaginario collettivo, che associa al fenomeno dei compro oro quello dell’economia sommersa, se non del riciclaggio di proventi da attività illecite.


Come porre un freno al malcostume, purtroppo crescente?
Molta stampa generalista e di settore divulga le ‘istruzioni per l’uso’ di professionisti del settore. Viene raccomandato ai cittadini di informarsi per tempo delle quotazioni, di pesare i preziosi prima di recarsi dai compro oro, di evitare di venderli a chi non si cura della registrazione.
E’ giusto diffondere la cultura della prevenzione e della legalità nella società civile, ma non è sufficiente. Bisogna riformare la normativa che regola l’attività di compera e vendita del nobile metallo.
Allo stato c’è un divario notevole tra la regolamentazione (carente) dei compro oro e quella di chi è legittimato a comprare quantitativi all’ingrosso di materiale aureo, i ‘banchi metalli’, tenuti tra l’altro a comunicare l’avvio della loro attività alla Banca d’Italia.
La frammentarietà del quadro politico sortito dalle recenti consultazioni elettorali non deve impedire di dare seguito a un progetto di legge che potrebbe dare una svolta incisiva al settore. E’ intitolato “Misure per la tracciabilità delle compravendite di oro e di oggetti preziosi usati e per l’estensione delle disposizioni antiriciclaggio a tale settore”. Il progetto ha il grande pregio di essere stato elaborato sulla base dell’ascolto effettivo della base, a cominciare naturalmente dalle rappresentanze dell’associazionismo orafo.
Tra le diverse innovazioni ipotizzate c’è n’è una che potrebbe avere un impatto fortemente positivo in termini di bonifica del fenomeno dei compro oro, perché porterebbe allo scoperto realtà attualmente operanti, come accennato, al di fuori di qualsiasi possibilità di controllo effettivo da parte delle forze dell’ordine. Si tratta dell’istituzione di un apposito registro presso tutte le Camere di commercio locali, al quale dovrebbero obbligatoriamente registrarsi tutti gli esercenti. E’ una misura di comparto, un provvedimento apparentemente rivolto a degli addetti ai lavori. In realtà, se si vuole operare per riportare rigore e trasparenza nelle attività private come in quelle pubbliche, la riforma dei compro oro deve trovar posto in una corsia preferenziale, nelle leggi che è chiamato ad approvare il nuovo parlamento.

Giovanni Lepre


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *