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Sequestro di Genova, non è il corallo usato in gioielleria

Bloccate 8 tonnellate di specie protette, ma la categoria chiarisce: “Si tratta di coralli di barriera che non possono essere pescati né commercializzati, mentre le nostre imprese usano coralli di profondità”

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Un’immagine tratta dalla pagina Facebook “Coral Sustainablecoral” che illustra la differenza tra coralli di barriera e coralli di profondità

Otto tonnellate di coralli appartenenti a 7 specie protette sono state sequestrate nel porto di Genova alcuni giorni fa dalla Guardia di Finanza: si tratta di specie in arrivo dalle isole Salomone, il cui commercio è tassativamente proibito. Il rischio di fare confusione con le specie utilizzate in gioielleria – la cui pesca è consentita e regolamentata da norme molto severe – è alto. Ecco perché i rappresentanti del settore – Assocoral in primis – ci tengono a chiarire la differenza.

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Tommaso Mazza

“Vogliamo evitare che si generi confusione nel consumatore – spiega Tommaso Mazza, presidente di Assocoral, l’associazione che dalla fine degli anni Settanta riunisce produttori di Corallo, Cammei e Materie Affini, orafi, commercianti, agenti di commercio e designer di gioielli con coralli e cammei – perché le specie sottoposte a sequestro sono coralli di barriera, che non sono utilizzati né utilizzabili in gioielleria: in questo caso è del tutto vietata sia la pesca sia la commercializzazione. Quello che invece viene utilizzato nel settore orafo può essere pescato nel rispetto di regolamentazioni molto severe, benché non si tratti di specie a rischio di estinzione. Il “nostro” corallo appartiene alla famiglia delle Gorgonie,è pescato su fondi rocciosi a 10-15 metri di profondità e anche oltre”.

Sono solo cinque le specie di corallo utilizzate in gioielleria (a fronte delle 1200 specie esistenti): Corallium Rubrum, Japonicum, Elatius, Secundum e Konjoi e nessuna di esse proviene dalle barriere coralline. Il primo è quello comunemente chiamato “corallo del Mediterraneo“, lo si trova fino a 200 metri di profondità ed è generalmente di colore rosso; quello che viene chiamato “giapponese” include le 4 specie tipiche del Pacifico e si presenta in varie colorazioni.

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Il corallo sequestrato nel porto di Genova, appartenente a una specie protetta in quanto corallo di barriera, non utilizzato in gioielleria

“Tutte e cinque queste specie – prosegue Tommaso Mazza – non sono coralli di barriera, ma di profondità. Nessuna di esse proviene dalle barriere coralline, i cui coralli peraltro presentano caratteristiche non compatibili con la lavorazione: si tratta in questo caso di specie protettissime da norme che ne vietano il prelievo. Per quanto riguarda i coralli di profondità, noi operatori siamo i primi ad esserci impegnati per la tutela, cioè per una pesca sostenibile sotto il controllo di un’agenzia Fai, la GFCM. Per uso sostenibile intendiamo pratiche di raccolta che assicurino nel tempo la possibilità di avere sempre a disposizione la materia prima: è evidente che il settore sia il primo a volerla tutelare: nel Mediterraneo così come nel Pacifico”.

 


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