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Segnali di tregua con il fisco?

Le novità contenute nel Decreto sviluppo in materia di verifiche fiscali ed alcune recenti prese di posizione dell’Amministrazione Finanziaria lasciano presagire un atteggiamento meno inquisitorio nei confronti dei contribuenti. Per valutare se le nuove norme effettivamente produrranno un sostanziale alleggerimento della pressione burocratica sui contribuenti sottoposti a controllo, bisognerà attenderne la concreta applicazione. Sembrerebbe però che esse vadano effettivamente nella direzione di rendere meno invasive le verifiche ed evitare inutili sovrapposizioni di controlli da parte di enti diversi. Precisiamo che, alla data di stesura di questo articolo, il Decreto è ancora in fase di conversione e potrebbe subire delle modifiche, anche se la parte qui trattata dovrebbe restare invariata. Vediamo ora i punti principali del provvedimento (art. 7 del Decreto sviluppo): “il controllo amministrativo in forma d’accesso da parte di qualsiasi autorita’ competente deve essere unificato”,vale a dire che sono vietate duplicazioni e sovrapposizioni dell’attività ispettiva; le varie amministrazioni (Agenzia Entrate, Guardia di Finanza, INPS, etc.) dovranno coordinarsi per evitare di operare contemporaneamente accessi sul medesimo contribuente. Il controllo “puo’ essere operato al massimo con cadenza semestrale

Il controllo “non puo‘ durare piu’ di quindici giorni” per le imprese in contabilità semplificata e per i lavoratori autonomi, con possibilità di proroga di quindici giorni per indagini di particolare complessità. Per tutte le altre tipologie di imprese vale il previgente termine di 30 giorni prorogabili di altri trenta. Dunque, la riduzione dei tempi di accesso vale, per le imprese, solo per quelle in contabilità semplificata (per inciso, il limite dei ricavi per poter usufruire della contabilità semplificata viene innalzato a 400.000 euro per le imprese di servizi ed a 700.000 per tutte le altre). Da notare che il computo delle giornate di durata della verifica va compiuto tenendo conto solo dei giorni di effettiva presenza del personale addetto ai controlli, e non sulla base dei giorni lavorativi trascorsi dal primo giorno di accesso. Ne consegue che il periodo complessivo tra l’inizio e la fine degli accessi potrebbe durare più dei 15 o 30 giorni previsti alla norma, ove la presenza effettiva degli addetti alle verifiche sia discontinua.

Codificando la prassi, la Guardia di Finanza, negli accessi di propria competenza presso le imprese, opera, per quanto possibile, “in borghese”. È una norma del tutto nuova che mira a rendere meno “invasivo”, anche nei confronti di terzi (clienti, fornitori, etc.), l’accesso nei locali aziendali. A proposito dell’atteggiamento dei verificatori, che a volte appare eccessivamente inquisitorio e volto a trovare una qualsiasi violazione pur di imporre una sanzione che consenta di avvicinare, con un altro “successo”, gli obiettivi assegnati a ciascun ufficio, è interessante leggere quanto scrive il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera in una nota pubblica dello scorso 5 maggio indirizzata al personale dell’Agenzia.

In questa nota, stigmatizzando il comportamento di quei funzionari che assumerebbero “comportamenti non ammissibili nell’ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti” con la giustificazione di dover “raggiungere l’obiettivo assegnato”, “finendo quasi per apparentarne l’azione (dei verificatori – nda) a quella di “estorsori”, Befera detta alcuni principi di fondo che devono sempre guidare l’attività di accertamento: “Se un accertamento non ha solido fondamento, non va fatto e se da una verifica non emergono fatti o elementi concreti da contestare, non è corretto cercare a ogni costo pseudoinfrazioni formali da sanzionare solo per evitare che la verifica stessa sembri essersi chiusa negativamente. Insomma, se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il Fisco, ripagarlo con la moneta dell’accanimento formalistico significa venire meno a un obbligo morale di reciprocità, ed essere perciò gravemente scorretti nei suoi confronti. Allo stesso modo, non è ammissibile pretendere dal contribuente adempimenti inutili, ripetitivi e defatiganti; e costituisce una grave inadempienza ritardare l’esecuzione di sgravi o rimborsi sulla cui spettanza non vi sono dubbi. Devono invece valere sempre – nell’attività di controllo così come in quella di servizio – le modalità di relazione che i contribuenti stessi elogiano nelle lettere che da qualche tempo pubblichiamo su intranet: disponibilità, cortesia, capacità di ascolto, chiarezza nelle spiegazioni, attenta valutazione senza preconcetti di problematiche complesse, volontà di cogliere la sostanza delle questioni e di trovarne tempestivamente la soluzione. Senza trincerarsi dietro esasperanti formalismi o piccole astuzie burocratiche”.

Egli sottolinea che tali indicazioni sono da considerarsi “obblighi precisi di condotta, la cui inosservanza è rilevante anche sotto il profilo disciplinare”. E conclude: “I comportamenti vessatori sono eticamente scorretti e in quanto tali sono anche controproducenti. La regola da seguire è in fondo molto semplice. È una regola di rispetto: comportiamoci tutti, come funzionari del Fisco, così come vorremmo essere tutti trattati come contribuenti.” Resta poco da aggiungere ad un testo esemplare per chiarezza di intenti ed inequivocabile consapevolezza della prassi e degli obiettivi cui deve obbligatoriamente attenersi l’azione degli accertatori, se non il fatto che delle indicazioni del Direttore Befera possono far tesoro i contribuenti nel difendere le proprie legittime istanze ed i loro diritti sia in fase di accertamento che di contenzioso.


1 commento

  1. marco picciali says:

    MAGARI!


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