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Se una TV filma il tuo rubino “truccato”

Il rubino infiltrato invasivamente con sostanze vetrose,  approfondito da questa rivista già nel 2009 con test eseguiti da Alberto Scarani (che ne mostravano l’estrema fragilità), continua a suscitare polemiche terminologiche. La manipolazione è andata avanti usando riempienti dall’indice di rifrazione più prossimo a quello del rubino naturale ed in quantità via via maggiore. Ne sono scaturiti casi giudiziari, class action e molto lavoro per i gemmologi

 

Nel 2009 una affermata gemmologa,  Antoinette Matlins, insieme ad un giornalista della rete ABC entra in un negozio di New York di Macy’s, una nota catena commerciale. Una troupe si camuffa tra gli avventori e riprende accuratamente. I giornalisti richiedono un pezzo di gioielleria con rubini. Una commessa presenta loro un anello:  “è un bellissimo rubino naturale. Durerà nel tempo perché non contiene alcuna sostanza estranea”. Ne viene fuori un video shock. Quella pietra non è altro che un composto comune ed economico di corindone, vetro e piombo. Ma siamo negli Stati Uniti, in un contesto più vivo e articolato del Bel Paese. E quelle non sono le Iene di Italia 1, feroci ma in fondo inoffensive. Quel servizio che manda in onda Good Morning America è destinato a fare rumore. Oltreoceano infatti ben altri protagonisti sono capaci di entrare in storie come questa. Sono i legali di un dinamico studio di San Francisco, difensori di vittime di malasanità ed abusi su anziani ma soprattutto cacciatori di frodi commerciali. In breve viene montata una poderosa class action: tutti coloro che hanno acquistato rubini con quel trattamento da Macy’s possono farvi parte. Si fanno i conti e sono buoni, la parcella dello Studio è garantita dal sicuro successo dell’azione, la parte citata è solvibile. Quindi parte la fase 2: una nuova troupe della CBS documenta in altri negozi di Macy’s sulla costa del Pacifico la stessa proposta ingannevole. L’effetto a cascata è garantito. Tutti adesso parlano del raggiro dei rubini “truccati”. Un ex gemmologo di Macy’s denuncia di essere stato allontanato per la sua indisposizione verso forme di marketing disinvolte e fraudolente. Per Macy’s il colpo è durissimo. Si tratta di un colosso da 798 location fondato nel 1851, ben strutturato e solido. Un bersaglio eccellente, colpito, e quasi affondato. In sostanza il diritto americano, con gran senso pratico, persegue sempre il comportamento ingannevole del venditore più per la mancata esplicitazione della fragilità o deperibilità del prodotto che per l’incongruità del prezzo o per l’imprecisione terminologica della descrizione del bene. La terminologia infatti insegue sempre con ritardo i fenomeni manipolativi. L’affaire Macy’s produce disorientamento tra i clienti di tutti gli States. La domanda è:  “Ho comprato davvero un rubino?” Craig Lynch, stimato perito, dichiara di recente: “qui verranno fuori citazioni e processi che metteranno al tappeto l’industria orafa”. Lynch e Matlins allora chiedono nel 2012 alla FTC (l’ente federale preposto alla difesa dei diritti del consumatore) di porre fine all’ambiguità e di derubricare quelle pietre che amalgamano due o più pezzi di corindoni in miscela riempiente di vetro a rubino composito, un manufatto e non una gemma trattata. In pratica propugnano l’allineamento alle direttive del LMHC, il comitato per l’armonizzazione della terminologia gemmologica, che ha inserito il composito nella classificazione dei corindoni infiltrati con riempiente  (http://www.lmhc-gemology.org/pdfs/IS3_20121209.pdf).

Elementi identificativi: tipiche formazioni gassose

È l’ultimo affondo. Con questa precisa identificazione del cosiddetto rubino al vetropiombo come manufatto artificiale l’appeal del prodotto decade irrimediabilmente anche quando la cessione è corretta e la deperibilità non taciuta.  Finisce tutto qui?

Elementi identificativi: caratteristico alone bluastro

No.  A non starci adesso sono le TV commerciali che negli Stati Uniti fatturano con i gioielli cifre ragguardevoli. Se passasse anche giuridicamente questo obbligo di adeguarsi alle direttive LMHC (ormai quasi la Bibbia) queste benedettissime pietre non sarebbero più denominabili rubini naturali e tantomeno gemme trattate. Le TV insistono in ogni televendita sul fatto che puntualmente e, a loro avviso, onestamente mettono in guardia i clienti che seppure il prezzo sia basso e le pietre fragili ed attaccabili facilmente da agenti deterioranti  quelli sono rubini a tutti gli effetti.  “Se li vendiamo a poco e vi diciamo che sono poco duraturi – sostengono – lasciateci almeno qualcosa del prestigio della gemma”. La parola ai giudici americani. Ma ben presto – vedi nuova legge in arrivo – ne riparleremo nei tribunali italiani.


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