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Scontrino fiscale, occhio alle distrazioni

Alla quarta violazione scatta la sospensione dell’attività

Talvolta capita che il cliente dimentichi lo scontrino in negozio, oppure che lo butti nel cestino del negozio o nel primo portarifiuti disponibile sulla strada, specie se ha fatto un acquisto di piccolo importo (Non tutti sanno che lo scontrino, ai sensi del Codice del Consumo, vale come garanzia del prodotto e quindi è necessario conservarlo per ottenere la permuta o la riparazione gratuita se  il prodotto è difettoso)

Purtroppo, questo comportamento superficiale da parte del consumatore rischia di provocare seri danni al commerciante, poiché, in caso di controllo, La GdF gli imputerà quasi certamente la mancata emissione dello scontrino, con tutte le conseguenze del caso in termini di sanzioni pecuniarie ed accessorie.

Tra le sanzioni accessorie, quella che incute maggior timore è la sospensione dell’attività da 3 giorni ad 1 mese, prevista dall’art. 12 comma 2 del D. Lgs. 471/97, che scatta se vengono accertate 4 distinte violazioni all’obbligo di emettere lo scontrino commesse in giorni diversi nell’arco di 5 anni.

Al riguardo, una cattiva notizia (ed un invito alla prudenza) arriva da una recente sentenza della Cassazione (n. 22491 del 2 ottobre 2013), la quale ha ribadito che la sanzione accessoria della sospensione dell’attività per reiterata mancata emissione di scontrini, scatta in ogni caso, anche se l’esercente ha pagato per tempo le sanzioni pecuniarie usufruendo della cd. “definizione agevolata”. Quest’ultima consiste, in pratica, in uno sconto sull’importo delle sanzioni per chi paga entro un certo termine).

Secondo alcune interpretazioni della norma, la definizione agevolata delle sanzioni avrebbe impedito l’irrogazione di tutte le sanzioni accessorie, compresa la sospensione dell’attività. Tale interpretazione favorevole al contribuente era stata fatta propria dalla CTP Venezia e poi dalla CTR Veneto, le quali avevano accolto il ricorso del contribuente contro l’Agenzia delle Entrate che aveva comminato la sanzione accessoria della sospensione dell’attività.

Secondo la CTR Veneto, “le sanzioni pecuniarie comminate e pagate apparivano commisurate al danno arrecato all’Erario, mentre sproporzionata appariva la disposta sospensione”.

L’Agenzia delle Entrate ricorreva contro questo giudizio in Cassazione, la quale ribaltava le sentenze di primo e secondo grado.

Secondo la Cassazione, “l’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 12 non può ritenersi mai impedita dalla definizione agevolata di una o più delle violazioni “dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi nel corso di un quinquennio”, costituenti, nel loro insieme, la fattispecie unica punita con la sanzione della “sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio (…) dell’attività”, in quanto, scrive la Suprema Corte, lo stesso art. 12 comma 2 del decreto 471/97 prevede che “ la sospensione deve essere disposta “anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie in applicazione delle disposizioni del decreto legislativo recante i principi generali per le sanzioni amministrative in materia tributaria.”

Il motivo, secondo la Cassazione, risiede nel fatto che la sospensione della licenza prevista dall’art. 12 ha carattere speciale rispetto alla norma generale (contenuta nell’art. 16 del decreto 472/1997) secondo la quale “la definizione agevolata” (c.d. oblazione) delle sanzioni pecuniarie  “impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie”.

Tale ultima disposizione non si può applicare alla sanzione della chiusura temporanea dell’esercizio per le ripetute mancate emissioni dello scontrino o della ricevuta fiscale, come sostenuto una consolidata giurisprudenza di Cassazione di cui la sentenza citata è solo l’ultimo esempio.

Quindi, non è sufficiente pagare in tempo le multe per la mancata emissione dello scontrino : alla quarta violazione nell’arco di 5 anni scatterà inevitabilmente la sospensione dell’attività.

 

 

 


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