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Scippo su commissione o legge di mercato?

Giorni fa ero a bordo della linea 140, una sorta di tourist bus low cost visto che termina la corsa a Capo Posillipo senza mai perdere l’incanto del golfo. Insieme a me c’era un nugolo di studentesse, un uomo impegnato in una conversazione telefonica e alcune signore forse di ritorno da chissà quale pomeridiana. Una di loro aveva sul bavero una spilla liberty, un uccello ad ali spiegate che tra le zampe teneva una calla il cui stelo andava a chiudersi dopo aver tracciato un cerchio perfetto intorno al corpo dell’animale, coda esclusa. Oro bianco e smalti tutti giocati sulle tonalità del verde petrolio, non fosse per due piccoli rubini al posto degli occhi. Sulla giacca color prugna creava un contrasto impertinente. La crocchia delle sue amiche sfoggiava creazioni più moderne tra cui un bellissimo bracciale in legno e pietre dure ed un enorme ippopotamo ipergriffato appeso ad una lunga catena. Più che un ciondolo un manifesto pubblicitario.

Ero distratta dalle mie considerazioni quando è successo qualcosa. E tutto in un attimo. A qualcuno è caduto uno shopper carico di arance e tra uno “scusi”, un “grazie” e un “oh, gentilissima” ecc. ecc. le porte si sono spalancate e l’uomo del cellulare (faccia conosciuta come l’ha poi apostrofato il conducente) si è dileguato in un dedalo di vicoletti alle spalle della fermata, ma non prima di aver fatto suo con uno strappo deciso… l’ippopotamo in “similoro”.

Ma dico, a Napoli non si è mai vista una cosa del genere. Che razza di scelta è questa? È un ladro o un imbranato che ha scambiato lucciole per lanterne?

Poi ci rifletti su e (scippatore sui generis a parte) devi ammettere che la griffe ha un potere che va oltre l’immaginabile, le strategie di mercato gli hanno regalato un valore diverso da quello materico, quantificabile in altra moneta, quella della “visibilità”, della “riconoscibilità”, dell’“identità”, dell’“appartenenza”. Si è in balia di altri codici, di un agognato  nuovo status sociale che tende all’emulazione di una elite vincente, ristretta ma vincente. E fin qui fila liscio come olio. Ma poi mi chiedo: tutto questo può mai dettare legge anche tra quelli che leggi non hanno, tra quelli che dell’apparenza non sanno cosa farsene se non è tramutabile in denaro contante?


4 commenti

  1. maddalena says:

    Che fortuna!! Indossare la bellezza vera, e scampare lo scippo in virtù della riconoscibilità FALSA!!


  2. Maria Rosaria Petito says:

    Fortuna sì, ma sa di tristezza e dà da pensare una “bellezza vera” se non è riconoscibile (anche se da un balordo).


  3. F. Di Palma says:

    Qua si confonde tutto. Qua, dico a Napoli. Ladro balordo e ladro poco informato, mariuolo scaltro e arraffatore precipitoso, valore intrinseco e visibile smargiassata. Alla fine resta soltanto la violenza del gesto. Quanto all’ippopotamo, meglio che se n’è andato insieme al ladro.


    • Maria Rosaria Petito says:

      Spero che la “confusione” resti un fenomeno locale (anche se spetta ai gioiellieri fare luce sulla differenza tra gioiello e non gioiello visto che nelle loro vetrine c’è “par condicio”) e che gli scippi abbiano vita breve . Poi, griffe o non griffe, prezioso o non prezioso, c’è solo da augurarsi che siano la qualità e il buon gusto a prevalere.


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